Dossier tutela identita minore

Orbene, occorre mettere in evidenza come la straordinaria diffusione di internet ha in- fluenzato, se non addirittura condizionato, le modalità di azione e relazione tra gli indivi- dui portando alla luce la riprovevole pratica della “vendetta sessuale”. Invero, i fatti di dif- fusione non consensuale di immagini private di tipo sessuale hanno raggiunto, negli ultimi anni, proporzioni allarmanti tant’è che i casi di cronaca e le varie ricerche evidenziano il rischio di una esposizione generalizzata dove nessuno è escluso! Nemmeno i minori. Parlando di revenge porn non possiamo non parlare di sexting il cui termine deriva dalla crasi fra due termini: “text-messaging” e “sex”, a indicare la connotazione erotica di ciò che è oggetto di scambio nei messaggi. È pacifico che vi rientri l’atto di chi trasmetta proprie fotografie o video pornografici auto- prodotti ad uno o più soggetti determinati (ad esempio, il partner o l’amico). Negli ultimi anni questo fenomeno ha visto una notevole diffusione (come la diffusione di immagini sessuali), di pari passo all’evoluzione delle tecnologie dell’informazione, con i minori coinvolti in prima battuta quali primi tester Quello che distingue il sexting in ambito minorile è la particolare condizione del soggetto minore di età quale utente meno consapevole dinanzi alle conseguenze dannose derivanti dal non corretto utilizzo delle tecnologie dell’informazione. Il minore è soggetto pioniere, primo utilizzatore, delle sempre nuove applicazioni di mes- saggistica e condivisione di immagini e video che popolano gli store virtuali (si pensi a quelle che hanno avuto una diffusione particolarmente rapida, come Snapchat, TikTok, e adesso Threads; app che spesso sono connotate da funzioni di condivisione molto più im- mediate e soprattutto deresponsabilizzanti. Il minore è considerato dall’ordinamento “soggetto vulnerabile” e, in quanto tale, desti- natario di tutele rafforzate, perché, forse presumibilmente, o sicuramente!! non ha rag- giunto la consapevolezza necessaria che permetta di comprendere appieno le conseguen- ze, di un c.d. “sext” inviato all’amico “fidato”. Proprio questo rappresenta il punto nodale della situazione stante che stiamo assistendo ad una “consensuale” condivisione sempre più disinibita di materiale pedopornografico autoprodotto. Invero, questa tendenza non è sempre percepita dai minorenni come possibilmente dannosa ma, al contrario, è intesa come una forma di affermazione della propria sessualità nella rete accompagnata dalla in- genua ignoranza e presunzione che non ne derivino conseguenti diffusioni incontrollate.

Quello del Sexting tra minori è un fenomeno sempre più comune, assunto quasi come “normale” dalla community dei coetanei, che non ne stigmatizza gli effetti ma se ne disinteressa continuando ad alimentare il fenomeno.

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