d’ascolto di circa 40 Mq. Anche nell’impatto di apertura del secondo movimento eseguito dai violoncelli e contrabassi rafforzati dai fagotti, il 240i non è stato messo in crisi, infatti, utilizzando il DAC interno, questo drammatico momento è stato riprodotto con maggiore “solidità” rispetto ai miei lettori CD, quasi alla pari del PS Audio: con quest’ultimo percepivo un maggior dettaglio soprattutto nel fraseggio dei fiati. Un CD molto interessante a cui sono particolarmente affezionato è un CD test della Musica Numeris, una società dedicata alla registrazione e postproduzione di musica classica fondata da Nicolas Bartholomée, che ha completato più di 1000 dischi ed è diventata, alla fine degli anni ’80, uno dei produttori esecutivi più prolifici al servizio di un gran numero di etichette come la Alia Vox di Jordi Savall di cui ha registrato tutti i dischi di quel periodo. Tutte le tracce sono state riprese in 24bit/192Khz, un supporto poco usato all’epoca; è dedicata alla musica barocca suonata con strumenti d’epoca. Nella traccia 2, il Preludio dalla Suite n.5 per violoncello solo BWV 1011 di J.S.Bach, il violoncello che probabilmente è lo strumento ad arco più difficile da riprodurre, insieme alla viola da gamba, nel suo registro medio-grave il suono risulta addirittura coerente con i miei ascolti dal vivo. Direttamente dal mio Server Audio, quindi provando ancora il DAC interno in tutte le sue massime possibilità, ho ascoltato alcuni file audio in DSD128, in particolare 4 tracce: Feste romane di Ottorino Respighi con Eugene Ormandy alla conduzione della Philadelphia Orchestra, una registrazione del 1961 dall’album GROFÉ | RESPIGHI – Eugene Ormandy della CBH-MUSIC, un’etichetta che propone registrazioni di musica classica storica sapientemente restaurata e proposta solamente in digitale nei formati CD, Hi-Res AUDIO e DSD. La dinamica di questa registrazione è una cosa veramente notevole, considerando l’anno della registrazione; il Moon si esprime molto bene, tutta la bellezza di queste quattro tracce è riproposta con la stessa naturalezza tipica degli ottimi convertitori, questo a dimostrazione dell’ottima componentistica usata sul fronte della conversione digitale/analogica; infatti il 240I utilizza gli stessi eccellenti chipset ESS Tech dei modelli più costosi della Moon. Ho avuto modo di sentire recentemente vari amplificatori con il DAC integrato, alcuni anche di prezzo superiore, e devo dire che il prodotto in prova della Simaudio esce a testa alta. Sempre musica liquida, ma questa volta in streaming da Qobuz, passo ad un genere un po’ diverso…l’heavy metal, ebbene si sono anche un “metallaro”, ma solo del buon metallo pesante, tipo quello prodotto da gruppi come i Dream Theatre. Un gruppo di progressive metal statunitense, nato nel 1985, e formato da musicisti iper-tecnici, ma che sapevano e sanno ancora scrivere canzoni non votate solo all’eṡibire le loro capacità strumentali. Uno degli album manifesto delle loro straordinarie doti è ‘A Change Of Season’ pubblicato su Atlantic Records il 29 agosto 1995. L’epica title track, una suite moderna della durata di oltre 23 minuti e suddivisa in sette movimenti, presenta un suono di altissimo livello, con arrangiamenti strumentali complessi. Le altre quattro tracce invece sono delle cover rivisitate in chiave metal, il brano finale è “The Big Medley”: in solo dieci minuti il gruppo passa con una facilità disarmante tra i vari stili musicali dei Pink Floyd, Kansas, Queen, Journey, Dixie Dregs e Genesis. Le cover sono state registrate al famoso Jazz Club di Ronnie Scott nel quartiere londinese di Soho, uno
dei jazz club più famosi al mondo, fondato nel 1959. Questo disco, differentemente da molti altri appartenenti a questo genere, è stato registrato molto bene e si sente, lo si capisce subito. È una vera soddisfazione sentire gli arpeggi di apertura della chitarra acustica, precisi e ben presenti al centro dell’immagine e subito dopo una sciabolata dannatamente tagliente dalla chitarra elettrica di John Petrucci, che la senti entrare in pancia; ebbene il Moon 240I fa egregiamente il suo dovere e chi ha avuto il piacere di suonare questo strumento o starci molto vicino, sa bene di cosa sto parlando. Per gli amanti anche del buon rock questo MOON è un prodotto consigliato al massimo, potrete trovare grandi soddisfazioni nel rispolverare i vostri vecchi vinili rocchettari, proprio come ho fatto io perchè come scritto sopra il 240I ha anche un ingresso phono di buona qualità, infatti me ne sono servito per riascoltarmi un po’ di Deep Purple, Led Zeppelin e Black Sabbath. Conclusioni L’amplificatore integrato MOON 240i è di certo un ottimo prodotto per un entry-level. In veste di amplificatore il Moon riesce a riprodurre bassi ben precisi e frenati. La scena e il dettaglio non hanno deluso e anche come DAC non ci sono dubbi sulla solidità del suono riprodotto. In più, il convertitore offre la possibilità di leggere file anche in DSD256, rendendolo un prodotto moderno e questo permette di poter risparmiare parecchi soldi, evitando l’acquisto di un DAC esterno con caratteristiche tecniche e soniche analoghe. Infine, come tutti prodotti Moon, anche l’entry level dell’azienda canadese è stato ingegnerizzato e costruito interamente in Canada, tali da potergli offrire fino a dieci anni di garanzia.
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