GrooveBack Magazine 003

quindi, che in questa forma non ha precedenti nella storia del Rock. Le due formazioni dialogano, suonano insieme e si fronteggiano su piani differenti. La musica è ancora più densa di quella del quartetto di Discipline , ma allo stesso tempo ancora più spaziale e intricata. Belew è splendente nella sua vocalità più matura e non si può restare insensibili quando canta: « I’m a dinosaur, somebody is diggin’ my bones ». I pezzi sono molto più articolati (possibile?) e a tratti imprendibili e imprevedibili. Sempre incredibile come Fripp riesca a creare la più estrema evanescenza partendo dalla massima concretezza possibile. Semplicità quale distillato del complicato. Poesia del metallo fuso. Molti appassionati dei King Crimson della prima ora, letteralmente odiano l’intera «fase-Belew», ma in fondo si tratta sempre del solito problema legato alle aspettative, alle abitudini e alle tribù. Per tutti coloro che «vedono tradito il messaggio originale» risulta perfetto ciò che Miles Davis rispose a quel musicista che una sera, alla fine degli anni ’60, gli disse di amare la sua musica, ma che quella svolta elettrica proprio non la capiva: «E io cosa dovrei fare? Aspettarti?». Eccezionale anche il DVD Deja Vrooom , trasposizione del concerto registrato a Tokyo nell’ottobre del 1995 e che contiene alcune avveniristiche, per l’epoca, opzioni audio multi-canale. Scheda sei:

oltre quindici anni mantiene invariato il suo fascino. La sonorità generale è di una colorazione piuttosto scura e di notevole intensità emotiva, forse specchio del dolore di Fripp per la recente perdita della madre; il parametro ritmico sembra essere quasi completamente sublimato. Tutto il costrutto musicale, intriso di un misticismo che però non si autoproclama mai, si muove lento e cangiante come il sovrapporsi di differenti strati di nubi. Armonicamente non vi sono molti azzardi, anche se giochi di sovrapposizioni politonali non sono del tutto assenti. Le asperità sono smussate per il fatto che nessun suono ha spigoli vivi con l’attacco delle note sempre ammorbidito anche nei passaggi melodico-armonico più tesi. In Returning I la registrazione è addirittura pubblicata in totale reverse , ovvero al contrario, ma il significato di fatto non si inverte… Una sorta di paradosso temporale in cui ognuno può leggervi i significati filosofici che desidera, in ogni caso Ambient senza compromessi…

Le senti, bellezza? Sono le nuove tecnologie, non ci possiamo fare niente… “La musica è il calice che contiene il vino del silenzio; il suono è quel calice, ma vuoto; il rumore è quel calice, ma rotto.” Robert Fripp Nella poetica di Robert Fripp i Soundscapes rappresentano l’evoluzione diretta dei Frippertronics degli anni ’70. L’avvento delle macchine digitali ha in sostanza mandato irrevocabilmente in pensione i vecchi registratori a bobine; i phrase sampler e i delay digitali permettono al musicista di sovrapporre infinite linee le une sulle altre e attraverso strumenti

“A Blessing of Tears - 1995 Suodscapes - Volume two”

di controllo (pedaliere, computer ecc.) di poter smistare il segnale su varie tracce o linee di campionamento, così da poter fare apparire o sparire determinati elementi, a piacimento e all’istante, quindi senza premeditazione. In queste performances in solo, Fripp sfrutta al massimo le potenzialità dei suddetti mezzi aggiungendo anche un pickup esafonico alla chitarra, con il quale pilota una serie di sintetizzatori che a loro volta espandono infinitamente le varietà timbriche dello strumento. Rispetto alla musica prodotta con i Frippertronics risulta più difficile riuscire a capire come l’artista proceda nella sovrapposizione dei vari strati, rendendo ancora più interessanti gli oggetti sonori creati. A Blessing of Tears è il secondo dei volumi della serie Soundscapes , anche se il primo in cui mi sono imbattuto come ascoltatore, e anche a distanza di

Robert Fripp

Schede tratte dal volume 1000 dischi per un secolo, 1900-2000 di Enrico Merlin (ed. Il Saggiatore).

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