correttori Oudimmo ed Astri affiancati (o per meglio dire, “coordinati”) dal risuonatore variabile Halifax di Acustica Applicata: parrebbe che quest’ultimo inserimento abbia influenzato in modo così importante il risultato di ascolto da rendere impensabile (e inutile…) l’inserimento di un eventuale subwoofer da affiancare alla già ottima prestazione delle Eidolon in gamma bassa... Due parole anche sulla testina di riferimento, ovvero una stellare Miyajima Saboten dal costo “un pochino” superiore, ma che è servita per mettere in evidenza le eventuali limitazioni di questa Zhige. Test di ascolto La colonna sonora di Casino Royale di Feldman (ed. Colgems), realizzata da Bacharach e suonata da Herb Alpert & the Tijuana Brass ha rappresentato per lunghi anni uno dei dischi di riferimento di colui che è stato un poco il “maestro” di tutti i recensori
Ascoltando Casino Royale abbiamo la possibilità di ascoltare gli sforzi che il trattamento acustico della stanza, recentemente “rivitalizzato” grazie al già citato inserimento dell’Halifax, pone in essere per cercare di “schiodare” alcuni strumenti che un balzano tecnico del suono ha voluto relegare all’interno di un solo canale; ma ad impossibilia nemo tenetur , sebbene alcuni musicisti, con un minimo di “presenza” anche sull’altro canale, siano posti sul palcoscenico, ben indietro rispetto alla linea congiungente i diffusori; il tutto a riprova delle ottime prestazioni di questa testina che il suo dovere lo esegue con dedizione e passione. La scena sonora è ampia e profonda (grazie anche alle citate migliorie della disposizione del trattamento acustico); i piani longitudinali sui quali si dispongono gli esecutori sono ben scanditi e attorno a ogni strumentista è palpabile un poco di aria che si riempie di armoniche emesse dal proprio strumento; come già avuto modo di affermare, questo è probabilmente il maggior pregio di una registrazione analogica rispetto a quella digitale, nella quale spesso si perdono nel vuoto (o meglio, nei bit mancanti…) le armoniche che circondano il volume d’aria attorno agli strumenti. A completare la descrizione dell’equilibrio sonoro, riferiamo di una gamma bassa solida e ben articolata, senza alcuna coda che possa creare la inopinata melma acustica nella sala di ascolto. In Blue Train di John Coltrane, nella versione a 45 giri della Crystal Records, ecco il ciclonico fluire di una cascata di note che travolgono l’ascoltatore; diciamo che la Zhige è qui messa nelle migliori condizioni per operare (a cominciare dal braccio di lettura…), ma la qual cosa potrebbe costituire un severo banco prova per evidenziarne i limiti. Il colore (anche in questo caso) degli ottoni di John Coltrane, Lee Morgan e Curtis Fuller è chiaro, squillante, ma mai fastidioso: si tende ad alzare sempre di più la manopola del volume sino a livelli parossistici e da intervento della benemerita… Ascoltando gli Art of Noise , ci stupiamo che i poveri woofer da 11” non ci siano arrivati in collo: sicuramente ci hanno provato, almeno ad osservare la voglia che avevano i coni di staccarsi dal cestello per spiccare il volo… No, tutte le prove cui ho sottoposto questa Zhige sono state superate a pieni voti; la K101H è in grado di ben figurare anche in impianti di eccellente livello senza tradire le sue “umili origini”. Le caratteristiche di interfaccia meccanica ed elettrica non porranno alcun problema di installazione in qualsiasi sistema di riproduzione. L’unica condizione sine qua non è che ci vuole un paziente rodaggio di almeno trenta ore prima di apprezzarne le piene potenzialità. Conclusioni Un marchio a me sconosciuto fino a pochi giorni fa; colpevolmente, ma questa K101H (e presumibilmente le sue colleghe di catalogo) è una testina che merita la massima considerazione; suggerirei una sua importazione ufficiale; oppure, se volete “tentare la sorte”, rivolgetevi ai vari siti di distribuzione che la annoverano nei loro cataloghi: non ve ne pentirete: a queste cifre non risulta possibile fare di meglio.
di hardware, ovvero Harry Pearson, di cui mi raccontò diffusamente il carissimo Pierre Bolduc, cui va un commosso ricordo: chissà, ora staranno chiacchierando assieme di dischi e di modalità di riproduzione ascoltando, probabilmente, questa incisione, ma senza aiuto di alcuno strumento…. Pearson affermava che non si trattava di una registrazione tra le migliori sotto il punto di vista di alcune caratteristiche della riproduzione, ma che rappresentava un banco di prova indispensabile per comprendere l’equilibrio
La confezione in cartoncino che contiene la scatola in legno nella quale è alloggiata la testina cinese.
timbrico di un sistema di riproduzione grazie al “colore” che gli ottoni assumevano a seconda del set-up utilizzato. Insomma, una specie di cartina al tornasole per vinili! Confesso di non essere così bravo e acuto nella comprensione di questo benedetto colore, ma quanto meno ci tento e mi sforzo di comprendere… Ebbene, con la Zhige la tonalità degli ottoni (una volta raggiunto il minimo del rodaggio) assume sfumature argentee e non dorate, privilegiando quindi l’aspetto apollineo della tavolozza sonora: la qual cosa non vuol dire “grande capacità di risoluzione del dettaglio”, come scrivono i recensori bravi, ma vuol dire che la nostra testina è più chiara (ma non è detto più trasparente….) rispetto al nostro riferimento. A questo proposito, inutile ricorrere al solito termine “ammazza giganti” o altre amenità del genere: la Miyajima, naturalmente, si fa un baffo della collega cinese e impone il suo magistero proponendo una naturalità di emissione che ha pochi uguali: la qual cosa trova conferma nella commutazione rapida di ascolto tra i due fonorivelatori che porta l’ascoltatore a esprimere un “ah, ecco!” una volta che a suonare torni a essere la testina giapponese. Bella forza, direte voi giustamente: la Zhige, tuttavia, è bene anticiparlo, non ha al momento concorrenti nella sua fascia di prezzo e la varie Denon 103, Sumiko, Ortofon ecc. di listino analogo vengono spazzate via di imperio; come detto, l’utilizzo di un riferimento così “elevato” è servito per metterne in evidenza i limiti, magnificandone però lo straordinario rapporto qualità/prezzo.
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