In questa intervista esclusiva per la nostra rivista, l’ex grande chitarrista dei Genesis si confida e spiega come riesce ancora ad essere in piena attività, rimettendo mano ai diversi progetti passati e scrivendo nuova musica, sempre sul filo di una inconfondibile “classicità” alla quale non intende mai rinunciare Steve Hackett, il gentleman della chitarra dalla vita pazzesca di Stefano Rossi
ancora il prog era sulla cresta dell’onda, fino ai primi anni Ottanta. Fulcro di questo momento sono Please Don’t Touch (1978), Spectral Mornings (1979) e Defector (1980). Poi si registra un momento di calo: l’onda lunga del prog si sta spegnendo (e il new prog non si è ancora sviluppato) e il Nostro è sempre stato coerente con il proprio stile, pubblicando quasi ogni uno o due anni un album; finché, dopo l’abbandono delle scene dei Genesis (la band è tornata in tour solo un paio di volte negli ultimi vent’anni), Hackett si rese conto di essere rimasto l’ultimo depositario attivo della musiche della band. La scintilla scoccò con l’uscita di Genesis Revisited II e da lì in poi le esibizioni del chitarrista con la sua band videro un crescendo di pubblico, con scalette dedicate in parte alla sua musica, in parte a quella dei Genesis. Steve Hackett è realmente quello che gli inglesi definiscono un gentleman : nelle diverse occasioni in cui ho avuto a che fare direttamente con lui ne ho avuto piena conferma, dalla prima, primissima intervista a Schio (in provincia di Vicenza) in occasione di un concerto acustico, all’incontro a Verona (ospite al Teatro Romano, dopo le prove la band vicentina The Prage, che aveva scelto per il Premio della Critica della rassegna “Vicenz@ NetMusic” de Il Giornale di Vicenza) fino alla disponibilità a settembre, dopo la tranche italiana della sua tournée 2025, per una chiacchierata che mette a fuoco la sua carriera. Una curiosità prima di tutto. Nell’ultimo album in studio con i Genesis, Wind & Wuthering , c’è un brano, All in a mouse’s night c he racconta di un topolino in fuga da un gatto. Alla fine, il felino racconta di un «monster mouse, ten feet tall» . Non è che avevate visto un cartone animato di Tom & Jerry nel quale il gatto scambia un canguro per un enorme topo…? È un brano di Tony, una specie di canzone comica, in realtà. Può darsi. Un tempo, con i Genesis, eravamo influenzati anche dai cartoni animati. Ad esempio, prendi un po’ della musica di Selling England by the pound : alla fine di Dancing with the moonlit knight avevamo una sezione che chiamavamo “Disney”. Non ricordo perché l’avevamo chiamata così, ma era una jam session , ogni volta sempre diversa. Erano due accordi ripetuti, sui quali tutti improvvisavano. Era un bellissimo piccolo pezzo di musica. Penso che per poco non l’abbiamo inserita anche nell’album. A quel tempo, eravamo pronti a sperimentare e permettere a queste cose di accadere. Veniamo al presente, al concerto di Vicenza. La scaletta era la storia a ritroso; da The circus and the nightwhale a ll’indietro nel tempo. Sì, è assolutamente un viaggio indietro nel tempo. I miei concerti di solito iniziano proprio con pezzi più contemporanei. Per poi andare a ritroso nella mia carriera e, nella seconda parte, arrivare - almeno in questo periodo - alla celebrazione del passato di The lamb lies down on Broadway dei Genesis.
La carriera artistica di Steve Hackett, legata molto spesso alla sua vita privata, si può sommariamente dividere in quattro periodi: il primo, dopo gli esordi (con i Quiet World nel 1970), è quello con i Genesis. Quattro album in studio con la formazione che comprendeva anche Peter Gabriel, due con Phil Collins alla voce. Più una manciata di album dal vivo ( Genesis live e Seconds Out i più importanti del periodo). Nel frattempo, aveva iniziato a muoversi anche come solista, con Voyage of the Acolyte (1975). E siamo al secondo periodo, quello solista degli esordi, con buon successo di pubblico, quando
Il pubblico vuole ancora la musica dei Genesis?
Sì, c’è ancora un enorme interesse per tutto questo. In particolare, ovviamente, al momento per The lamb , per celebrarne i cinquant’anni. Proprio in questi giorni andrò
Steve Hackett (©Stefano Rossi)
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