GrooveBack Magazine 006

L’inossidabile Steve Hackett in un momento del concerto di Vicenza (©Francesco Dalla Pozza).

Il tastierista Roger King che, dopo venticinque anni trascorsi a suonare con Steve Hackett, ha deciso di concludere la sua collaborazione (©Francesco Dalla Pozza).

Un altro momento del concerto vicentino, con tutta la band in azione (©Francesco Dalla Pozza).

Il concerto di Steve Hackett a Vicenza: quando avere 75 anni e non sentirli

In quest’occasione, assieme a lui ci sono stati componenti storici della band come Rob Townsend al sax, flauto, tastiere e percussioni, Nad Sylvan alla voce e il citato Roger King alla tastiere e piano, tutti e tre impeccabili. A completare la line-up Craig Blundell alla batteria, percussioni e voce, e Jonas Reingold al basso e chitarra.  S.R. di successi progressive , includerei The Wreck of the Hesperu s, perché è una canzone bellissima di A Salty Dog , così come la title track. Queste sono le canzoni, credo, che hanno influenzato i Genesis. Tony, in particolare. Arriviamo a parlare di Roger King. Venticinque anni assieme… E non era solo un esecutore. Un amico? Assolutamente. E anche arrangiatore, compositore, insegnante. Tante, tante cose. E adesso, non so cosa voglia fare. Bisognerebbe chiederlo a lui, si dovrebbe parlargli per scoprirlo. Cosa intende fare non lo so ancora con esattezza. Ma per me è l’opportunità di lavorare con altre persone e riaffermare il mio impegno per la musica. Abbiamo avuto tante belle avventure musicali insieme. Penso che ora voglia passare più tempo con la famiglia. E non avere il grande impegno per tutto quel lavoro dal vivo e discografico. Perché io sono instancabile. Ho lavorato senza sosta. Faccio album senza sosta. E non voglio sentirmi come se gli stessi succhiando la linfa vitale. I giorni che passiamo a casa sono pochi, molto spesso sono pieni di impegni. Mia moglie Jo ed io ne stavamo parlando qualche giorno fa. Quando pubblichiamo le foto del blog e tutto il resto, sui social, sembrano… le avventure di James Bond, a visitare ogni parte del mondo. Ma nella maggior parte di quei posti stiamo lavorando e cerchiamo stimoli che possiamo usare. Ho trasformato in musica luoghi, sensazioni, libri e si continua. La nostra produzione sembra aumentare. Di continuo. Conosco così tante persone che sono in pensione. Per me, finché tutto funziona bene ancora, le orecchie funzionano, le mani funzionano, il cervello funziona, il mio cuore funziona… Il mio amore per la musica non diminuisce mai.

La serata del concerto di Steve Hackett a Vicenza del 3 settembre scorso è stata emblematica del percorso attuale del musicista. La scaletta ha ripercorso al contrario la sua carriera, con il primo tempo che è iniziato dall’ultimo album The Circus and the Nightwhale del 2024 per arrivare a Voyage of the Acolyte del 1975, mentre la seconda parte è stata dedicata ai Genesis e a The lamb lies down on Broadway, album d’addio di Peter Gabriel, del quale ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario. La scelta dei pezzi non è stata casuale: l’artista non poteva non suonare The lamb lies down on Broadway e The carpet crawlers; ma poi le sue vere scelte sono state per Fly on a windshield, Hairless heart, The chamber of 32 doors, Lilywhite Lilith, The Lamia e It. Chiusura di lusso, prima dei bis, con «a short song», come Hackett ha testualmente definito la leggendaria suite Supper’s ready. E prima del vero sipario non poteva non presentare il suo cavallo di battaglia, Firth of Fifth e, dopo un drum solo, Los Endos. Steve Hackett ormai lo abbiamo visto molte volte, sia dal vivo che in live registrati e riproposti in audio e video; in quest’occasione abbiamo visto un musicista rilassato e tranquillo, forse a tratti un po’ distaccato. Forse finalmente si è riavvicinato con passione alla propria carriera solista: la prima parte del concerto, dedicata appunto ai suoi brani, è stata probabilmente la migliore, chiusa da una versione potentissima di Shadow of the Hierophant. Anche il secondo set non ha tradito le aspettative, con la vetta raggiunta con The Lamia. Per il futuro prossimo restano due recriminazioni: l’addio del tastierista Roger King, compagno di mille avventure negli ultimi venticinque anni, che forse non ce la fa più a reggere i ritmi di un (75enne…!) Steve Hackett, che suona in tutto il mondo con ritmi impressionanti; e il fatto che solo nella sezione statunitense del suo tour ci sarà alla batteria un certo Nick D’Virgilio, che ha suonato con Spock’s Beard, con i Genesis stessi e che ora fa parte dei Big Big Train; peccato saremmo stati curiosi di sentirlo con Hackett.

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