Fervente sostenitore, dunque, del nuovo corso stilistico intrapreso da Monteverdi attraverso le sillogi madrigalistiche del Quarto e del Quinto libro , Coppini fu per tutta la vita instancabile patrocinatore e diffusore della musica del maestro cremonese che riuscì a introdurre negli ambienti ecclesiastici lombardi tramite i suoi sapidi travestimenti spirituali. Non a caso il suo primo libro della Musica tolta da i madrigali di Claudio Monteverde , e d’altri autori , porta la dedica «all’Illustriss. & Reverendiss. Sig. il S. Cardinale [Federico] Borromeo, Arcivescovo di Milano», il quale, secondo quanto riferito da Adriano Banchieri in una lettera di ringraziamento indirizzata allo
tipico del moto cattolico della Controriforma, stava ora per confluire in una tendenza culturalmente impregnata di umori secolari e di spinte laiciste che tuttavia, sul modello romano dell’oratorio filippino, rappresentava un efficace veicolo di propaganda fidei e un formidabile mezzo di riavvicinamento dei suoi fedeli più scettici alla Chiesa di Roma. Oltre a ciò, l’interesse di Federico Borromeo per tutte le arti fu profondo e vivo, così come efficace e incisiva fu la sua politica culturale nell’arco della sua esistenza; politica culturale che lo portò a fondare, nel 1607 e ad aprire al pubblico nel 1609, ovvero negli stessi anni nei quali Coppini «riduceva a spirituale armonia» un considerevole numero di madrigali
di Monteverdi, la Biblioteca Ambrosiana, ancor oggi uno dei maggiori centri mondiali di cultura umanistica; a inaugurare, nel 1618, la Pinacoteca Ambrosiana e, nel 1620, a istituire l’Accademia di pittura, di scultura e di architettura, intorno alla quale radunare i migliori artisti milanesi sotto la presidenza di Giovanni Battista Crespi (detto il Cerano). L’accademia era concepita non soltanto in funzione della Pinacoteca ma anche come scuola per giovani artisti, per agevolarli nella loro opera di divulgazione e di umanizzazione dell’arte religiosa, attraverso la quale rendere i dogmi divini più facilmente comprensibili alle masse e favorire l’estasi spirituale dei fedeli. In questo contesto, anche la musica doveva svolgere un ruolo determinante, così come san Filippo Neri, amico e guida spirituale del giovane Federico durante i suoi anni di studio trascorsi a Roma (1586-1595), aveva dimostrato con il canto delle laudi alternato alle preghiere e alle conversazioni religiose degli «esercizi» dell’Oratorio.
Il frontespizio del Quarto libro de Madrigali a cinque voci (1603) di Claudio Monteverdi.
stesso Coppini e conservata nelle sue Lettere armoniche , sarebbe stato il committente della pubblicazione. Val la pena di ricordare che il monaco olivetano e compositore bolognese manteneva regolare corrispondenza con il cardinal Borromeo e, pertanto, non vi è motivo di dubitare della sua autorevole testimonianza. «Rebus sic stantibus», la dedica dei contrafacta coppiniani al presule milanese è, a dir poco sorprendente, se si pensa al ruolo determinante svolto da Carlo Borromeo (1538-1584), zio di Federico (1564-1631), nell’ambito della Controriforma e agli sforzi da lui compiuti per la fattiva applicazione delle disposizioni conciliari in materia di musica sacra. Se l’autorevole zio non aveva lesinato energie per realizzare un repertorio di polifonia liturgica conforme ai decreti del tridentino Concilio, un repertorio nel quale il testo devozionale
risultasse sempre chiaro e comprensibile ( ut verba intelligerentur ), come le Messe polifoniche di Vincenzo Ruffo, maestro di cappella nel Duomo di Milano dal 1565 al 1572, erano riuscite a dimostrare in maniera esemplare; il suo devoto nipote, memore degli esaltanti risultati ottenuti a Roma da san Filippo Neri, nell’Oratorio di santa Maria della Vallicella, con la musica «pescatrice d’anime» ed edificatrice spirituale dei credenti intorpiditi, era intenzionato a muoversi in tutt’altra maniera, non foss’altro perché - nonostante la volontà d’imitazione e d’emulazione del suo santo predecessore - tutto era cambiato nella realtà storica e culturale del suo tempo. La spinta propulsiva di un rinnovamento religioso inteso come creazione di una nuova società cristiana che era stato
Il dipinto di Guido Reni dal titolo San Filippo Neri in estasi.
Che anche i motetti di Coppini possedessero queste qualità è stato riconosciuto dal loro stesso autore, quando, nel luglio del 1609, inviando a un collega e amico residente nelle Fiandre, i tre volumi dei suoi contrafacta , esaltava il carattere intenso ed espressivo delle composizioni monteverdiane in essi racchiuse e raccomandava che la loro esecuzione fosse sempre rispettosa dei valori affettivi insiti nel testo. Inoltre, facendo riferimento, nella dedica del suo Secondo libro del 1608, andato perduto, alla prima raccolta del 1607, Coppini affermava di aver «stampato l’anno precedente la maggior parte di quella musica vestita di parole spirituali, in modo che fosse altrettanto encomiabile a Dio e ai suoi santi nelle chiese e nelle case private», mentre nella dedica alla stessa raccolta del 1607, il retore milanese incoraggiava Federico Borromeo a utilizzare i suoi travestimenti spirituali anche in ambito liturgico: «Ho espresso in queste parole ciò che forse possono essere sentiti in un momento o l’altro con piacere per la gloria di Dio nella tua chiesa».
Il ritratto di Carlo Borromeo, opera di Ambrogio Figino, conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.
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