GrooveBack Magazine 006

“papà” e di “co-autore”, in questo caso io stesso che sto scrivendo queste brevi note. La difficoltà sta nello scegliere brani che abbiano un senso uno dopo l’altro, ma anche nel dover escludere, per fisica mancanza di spazio, tantissimi altri non meno belli, non meno interessanti. Anche nella consapevolezza di dove tralasciare con lo strazio nel cuore tanti musicisti meravigliosi a cui mi sento sempre legato da un laccio indissolubile per la comune passione che ci ha unito nell’amare la musica che proponiamo. È dunque per questo che ogni raccolta che io realizzo ha implicitamente, a fianco del titolo, quella definizione fondamentale che non può che essere “Volume 1”, nella convinzione che presto o tardi altri volumi seguiranno, perché veramente mi è impossibile stilare una classifica di merito fra i tantissimi brani, tutti quanti, che ho prodotto in 30 anni di carriera. E qui viene dunque la nota fondamentale di cui mi sono reso conto soprattutto negli ultimissimi anni, ovvero che TUTTE le mie produzioni, per me, sono assolutamente equipollenti: stanno tutte sullo stesso piano. Perché io ho sempre fatto una incredibile selezione PRIMA di andare in produzione e, una volta iniziato il viaggio con i musicisti prescelti, è sempre stato chiaro che il lavoro non sarebbe che potuto diventare una perla di una lunghissima collana che oggi ne conta complessivamente trecentottant’otto. Il Jazz secondo me, ovvero secondo Velut Luna, ha sempre significato ricerca e tradizione, calore e umanità, immediatezza e simbolo dell’inafferrabile “Hic et Nunc” del momento delle registrazioni, che sono tutte state realizzate in presa diretta, senza tagli di editing , spesso mixate direttamente su master stereofonico».

capaci di trasformarla in un momento sonoro irripetibile. Ed è proprio quanto avviene con una canzone di Nicola Piovani, Le mamme ci asciugavano i capelli, composta per la colonna sonora del film Palombella rossa di Nanni Moretti, che l’ensemble SaxFourSan e il flicorno di Paolo Fresu hanno registrato nel maggio 2002, sviscerando un sound accattivante e graffiante. Lo stesso discorso vale per il musical , qui rappresentato da un classico del genere, ossia The Lady Is A Tramp , tratta dal musical Babes in Arms di Richard Rodgers e Lorenz Hart del 1937, una canzone che ha rappresentato un “cavallo di battaglia” per divi come Frank Sinatra, Ella Fitzgerald e Shirley Bassey e che nel side jazzistico in questo disco viene magistralmente resa da un trio, con Paolo Birro al pianoforte, Sandro Gibellini alla chitarra e Mauro Negri al sax tenore, che Lincetto ha registrato nel marzo del 1997. A concludere il lato A, un brano che vuole essere un tributo per il grande Leon Bix Beiderbecke, tratto dall’album Bix che la Tiger Dixie Band ha registrato nel marzo 2003, esattamente Minor Bounce , arrangiato dal pianista Stefano Caniato, e che vede la presenza alla tromba di Markus Stockhausen, figlio di uno dei maggiori compositori della seconda metà del Novecento, Karl-Heinz Stockhausen. Il lato B si apre nel nome di Giorgio Gaslini e del suo pianoforte, fissati in live nel marzo 2003 nel brano Alabama Blues , che rappresenta un’ennesima esternazione creativa del grande musicista milanese sul tema immaginifico, geografico, emotivo, sensoriale trasmesso dal concetto di Alabama. Un ritorno a un jazz in un certo senso più “classico” viene poi offerto dal brano Tanghesi, confezionato da Gianni Coscia, con il medesimo artista alla fisarmonica e accompagnato da Gianluigi Trovesi al clarinetto basso, Stefano Bertoli alle percussioni e dalla sempre affascinante voce di Lucia Minetti. Il pezzo successivo sta molto a cuore di Marco Lincetto, non solo per il particolare accostamento strumentale, ossia chitarra, clarinetto e quartetto per archi, ma anche per il risultato tecnico della presa del suono, effettuata nell’aprile del 2012 nello studio Velut Luna di Preganziol con pochi e mirati microfoni. Si tratta di Vos , scritto da Pietro Ballestrero, che si dipana con la sua chitarra, con il magico clarinetto di Gabriele Mirabassi e con il PB

Dunque, dobbiamo considerare con grande attenzione, e anche partecipazione emotiva, la scelta che Lincetto ha fatto in Jazz , selezionando nove brani, distribuiti nel vinile con cinque nel lato A e i restanti quattro nel lato B, offrendo all’ascolto degli appassionati interpreti e brani a dir poco “di razza”. A cominciare dal primo pezzo, quell’ All Of Me , scritto nel 1931 da Gerald Marks e Seymour Simons, portato al successo da artisti quali Billie Holiday, Louis Armstrong, Frank Sinatra, Sarah Vaughan, Django Reinhardt ed Ella Fitzgerald, e che in questa registrazione, effettuata nel giugno del 2003, vede la partecipazione

Strings Ensemble. Infine, ancora Giorgio Gaslini al pianoforte preparato, ossia posizionando dei fogli di carta fra i martelletti e le corde dello strumento, in un iconico finale dato dal brano Millacamilla , che vede la presenza anche della voce di Tiziana Ghiglioni, fissato nell’aprile del 2000. L’ultimo tributo dedicato al trentesimo anniversario della Velut Luna Marco Lincetto ha voluto consacrarlo al Blues , un disco che prende le mosse anche da un’esperienza diretta fatta dal patron dell’etichetta discografica in America nell’estate del 2009, quando in compagnia di altri amici decise di recarsi a Clarcksdale, sul delta del Mississippi, considerata la capitale morale del

La torinese Lucia Minetti, una delle voci femminili più inconfondibili e importanti del genere jazz, ha registrato alcuni dischi fondamentali per qualità artistica e tecnica per la Velut Luna.

della Royal Big Band, con Fabrizio Bosso alla tromba e Gianni Basso al sax tenore. Il secondo brano scelto rappresenta un perfetto mix di ciò che una grande voce riesce a fare con l’accompagnamento di due strumenti; in questo caso si tratta di una canzone, The Nearness Of You , composta da Hoagy Carmichael e con il testo di Ned Washington, portata al successo dall’orchestra di Glenn Miller e dalla voce di Ray Eberle. Qui, la voce, inconfondibile e da brividi, è quella di Lucia Minetti, accarezzata dalla chitarra di Pietro Ballestrero e dal contrabbasso di Stefano Profeta, in una registrazione fissata nel settembre 2017. Anche le musiche per i film possono essere codificate attraverso il linguaggio del jazz, basta avere a disposizione una canzone con tutti i crismi e degli interpreti all’altezza,

Uno scorcio del Delta Blues Museum, a Clarcksdale, la cittadina dello Stato del Mississippi dov’è nato il blues, visitato da Marco Lincetto nell’estate del 2009.

Blues. La loro meta era precisa: visitare, arrivando nella John Lee Hooker Lane, al Delta Blues Museum , il tempio del Blues. Ecco come Lincetto, nelle note di accompagnamento al disco, ricorda quell’esperienza: «Una palazzina di mattoni rossi, bassa, discretamente

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