dalla frontalità per cercare una forma di eloquenza sommessa, ma non meno incisiva. Il trio, completato da Eddie Gomez al contrabbasso e Marty Morell alla batteria, si muove con naturalezza, frutto di una lunga sedimentazione di ascolti, gesti e intenzioni condivise. Nel primo disco, registrato presso lo Studio 1 della KRO a Hilversum, Evans affronta un repertorio che alterna standard e composizioni originali, mantenendo una coerenza timbrica e una tensione formale che attraversano tutta la sequenza. You’re Gonna Hear from Me si annuncia con una scansione ritmica flessibile, in cui il pianoforte articola il tema con leggerezza ma senza superficialità, mentre Gomez e Morell imbastiscono un tessuto ritmico essenziale e delicato. In composizioni come Emily e Waltz For Debby , Evans adopera un tocco rarefatto e una lucidità affettiva che evitano la nostalgia, lasciando che le armonie si dispieghino lentamente, costruendo il tema quasi in tempo reale. La capacità del trio di attraversare strutture complesse senza perdere trasparenza emerge con forza in Stella By Starlight e Turn Out The Stars . La versione di ’ Round Midnight mostra rispetto per Monk, con una libertà che non altera il tema, ma lo ascolta dall’interno, trasformandolo in un paesaggio armonico personale. Notevole risulta anche la rara registrazione di I Let A Song Go Out Of My Heart , che rivela un fraseggio obliquo e mai scontato. Il secondo disco, registrato al Rai Congrescentrum di Amsterdam, si apre con One For Helen , dove la pulsazione interna del trio predilige la continuità al colpo d’effetto. Quiet Now e Someday My Prince Will Come vengono trattati con una sobrietà che non sacrifica la profondità, con Evans che suggerisce piuttosto che imporre, lasciando che il tempo si dilati naturalmente. In Very Early , il pianoforte costruisce linee melodiche su armonie mobili, mentre il contrabbasso e la batteria mantengono una tensione ritmica sottile. L’intensità cresce con Autumn Leaves e Nardis , dove il trio esplora frammenti tematici e ritmi quasi percussivi, ampliando gli orizzonti sonori. Le due tracce finali, Granadas e Pavane , completano il repertorio con un connubio di rigore formale e libertà interpretativa. Il terzo disco, registrato con la Metropole Orkest sotto la direzione di Dolf Van Der Linden, rappresenta un capitolo a parte. Gli arrangiamenti di Claus Ogerman non sovrastano il trio, ma ne amplificano le risonanze, creando un contesto armonico che non limita, ma espande la dimensione musicale. Evans agisce con discrezione, in un equilibrio tra scrittura e improvvisazione, gesto individuale e forma collettiva. Masterizzato da Bernie Grundman dai nastri originali e curato da Jordi Soley e Zev Feldman, questa edizione restituisce con finezza ogni vibrazione sonora, inflessione ritmica e silenzio significativo. Il suono, libero da artifici, mette in luce la tessitura emotiva che lega i tre interpreti in un dialogo senza gerarchie. Behind The Dikes non documenta solo tre concerti, ma restituisce una vera e propria postura musicale: il pianoforte non dichiara, ma ascolta; il trio non accompagna, ma respira; il jazz non si mostra, ma si lascia attraversare. Bill Evans - Behind The Dikes: The 1969 Netherlands Recordings Bill Evans (pianoforte) - Eddie Gomez (contrabbasso) - Marty Morell (batteria) Metropole Orkest - Dolf Van Der Linden (direzione) 3LP Elemental Records 5990539
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