anche se gli splendori dei primi anni 2000 so- no un lontano ricordo. Ma veniamo ai numeri ufficiali. I visitatori sono stati circa 33 mila, in calo del 10% ri- spetto ai 37 mila dell'edizione 2024 (che già registrava un -20% rispetto al pre Covid). E’ confermata una forte internazionalità, con operatori da 125 paesi che rappresentano il 72% del totale. Quanto agli espositori, sono stati poco meno di 2.500 contro i 3.200 della scorsa edizione (-20%), dei quali il 90% non tedeschi. I paesi maggiormente rappresentati sono stati la Cina con 1.186 espositori (1.612 nel 2024), Taiwan (267), solo terza la Germa- nia (215), quindi Italia 152 (erano circa 170 nel 2024), India (103), Turchia (93 in forte crescita). Tanto per capire i rapporti di forza, i primi tre paesi asiatici (Cina, Taiwan e India) portano a Colonia 1.556 espositori, i primi tre europei (Germania, Italia e Spagna) 410: una differenza desolante. Made in Germany, dove sei? L'internazionalità per una fiera è certamente un valore importante, ma il vero problema dell'International Hardware Fair oggi è la con- tinua emorragia di espositori tedeschi, quelli che portavano tutta la distribuzione nazionale del settore e che introducevano nuove tecno- logie e prodotti in abbondanza. Fino a 20 anni fa, le aziende tedesche superavano le 700 uni- tà, quest'anno sono state 215 in ulteriore calo rispetto alle 244 del 2024. Ma più che i nu- meri, sono i nomi a fare la differenza: nel do- po Covid avevano già rinunciato, tra gli altri, brand come Gedore, Stahlwille, Wera, Meta- bo, quest'anno si sono aggiunti nomi come Knipex, Pferd e Hazet, tutti presenti in passato con stand estremamente estesi e vivaci. Non basta il ritorno dopo 20 anni di Bosch, occorre recuperare le aziende, che rappresentano la spina dorsale dell'utensileria made in Germa- ny: questa dovrebbe essere la missione nu- mero uno degli organizzatori per la prossima edizione. Voci dagli espositori italiani Ma vediamo cosa ci hanno riferito gli esposi- tori italiani che abbiamo incontrato durante la fiera. Nonostante tutto non c'è malcontento: il calo dei visitatori è percepibile a colpo d'oc- chio, ma era già stato messo in conto. In com- penso, i buyer importanti sono venuti e gli incontri previsti si sono tenuti regolarmente. Quindi meno visitatori ma miglior qualità di quelli presenti. Non si spiega altrimenti la "te-
C'è unanimità sull'andamento poco brillante del 2025, mentre il 2026 è oggi difficilmente decifrabile. Il "macigno" temuto dai più per l'anno in corso è la ripresa dell'inflazione. Molti player hanno denunciato che già oggi i dazi USA hanno portato aumenti a due cifre.
nuta" del contingente italiano, non solo nei numeri, ma anche nell’importanza della par- tecipazione: con la rinuncia dei "big" tedeschi, Krino e Kapriol avevano due tra gli stand più estesi della fiera. Abbiamo anche indagato la situazione del no- stro mercato. C'è unanimità sull'andamento poco brillante del 2025 che ha chiuso con un saldo negativo nella maggior parte dei com- parti, mentre il 2026 è iniziato in modo diffi- cilmente decifrabile, con mesi positivi e altri negativi. Il "macigno" temuto dai più per l'an- no in corso è la ripresa dell'inflazione. Molti player hanno denunciato che già oggi i dazi USA hanno portato aumenti a due cifre con fornitori che stilano nuovi listini ogni mese, come nei tempi più bui del dopo Covid. Inol- tre, ci sono timori di un nuovo shock energe- tico causato dal conflitto in Medio Oriente che potrebbe far impennare ulteriormente i listini insieme ai costi interni, una morsa che potrebbe stritolare più di una impresa. In- somma, la situazione si prospetta complessa anche per l'anno in corso, sebbene tutto di- penda da una congiuntura globale eccezio- nalmente fluida, che potrebbe svoltare in di- rezione positiva o negativa in modo repentino e imprevedibile. n
di Massimo Casolaro © RIPRODUZIONE RISERVATA
FERRUTENSIL 33
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