Stati Generali delle Economie dei Territori 2025
‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Stati Generali delle Economie dei Territori 2025
Talenti e Tecnologia Made dei Territori e Globalizzazione Infrastrutture e Logistica
Dicembre 2025
‘D’ GLOCAL ESG89 TERRITORI | PROTAGONISTI
EDITORIALE
GIOVANNI GIORGETTI ESG89 GROUP
in ordine alfabetico PROTAGONISTI
LUCA ADINOLFI LUISS
MICHELE BEZZI CISL TRENTINO
PAOLA BISSI REGIONE EMILIA-ROMAGNA
VALERIA BRAMBILLA DELOITTE & TOUCHE
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‘D’ GLOCAL ESG89 TERRITORI | PROTAGONISTI
VINCENZO CAVALLO CISL BASILICATA
ENRICO COPPOTELLI CISL LAZIO
GIORGIO FELICI CONFARTIGIANATO PIEMONTE
MYRIAM FINOCCHIARO GRANAROLO
MATTEO GATTI COFACE
ERNESTO LANZILLO DELOITTE & TOUCHE
TIZIANA MAGNACCA REGIONE ABRUZZO
GIACOMO MELONI CONFARTIGIANATO SARDEGNA
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‘D’ GLOCAL ESG89 TERRITORI | PROTAGONISTI
FRANCESCO MILZA CONFCOOPERATIVE EMILIA ROMAGNA
DANIELE MONTRONI LEGACOOP EMILIA-ROMAGNA
MASSIMILIANO PAGLINI CISL VENETO
ANTONIO PARENTI CONFAGRICOLTURA LAZIO
VALENTINA PICCA BIANCHI FIPE CONFCOMMERCIO
GIANLUIGI RAPONI OMETEC
GIANFRANCO RECCHIA DELOITTE & TOUCHE
LUIGI TOMASI CNA SARDEGNA
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Giorgetti (ESG89):’Il futuro dell’Italia parte dalla contaminazione sostenibile fra le regioni’
‘La prima edizione del ‘D’ Glocal Economici Forum ESG89 – Stati Generali delle Economie dei Territori è un’occasione unica per raccontare la situazione delle economie locali. Esso infatti rappresenterà un momento cruciale di confronto e di contaminazione. Un evento che mette al centro il dialogo tra tradizione e innovazione, dove i territori diventano protagonisti di una nuova visione economica sostenibile. Il forum si propone come piattaforma di discussione per esplorare le dinamiche che stanno trasformando il
Giovanni Giorgetti Presidente ESG89 Group
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panorama economico italiano, dall’innovazione tecnologica alla valorizzazione delle eccellenze locali. Uno dei temi di discussione sarà il rapporto sinergico tra talenti e tecnologia, applicato alle regioni lungo lo stivale. Sarà determinante per l’innovazione, la formazione, la sostenibilità e il progresso, influenzando profondamente le dinamiche del mondo del lavoro contemporaneo. Il tema dello spopolamento delle aree interne, della fuga dei giovani all’estero e dell’inverno demografico sono, infatti, fenomeni interconnessi che minacciano la sopravvivenza
di molte comunità, caratterizzate da un saldo naturale negativo, da una migrazione dei giovani qualificati verso le città e l’estero per mancanza di opportunità, e da un invecchiamento della popolazione, con conseguente chiusura di servizi essenziali e perdita di capitale umano e culturale. Questo crea un circolo vizioso di declino, dove la mancanza di servizi spinge via i giovani, che a loro volta riducono la capacità di innovazione e crescita
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del territorio, portando alla desertificazione sociale ed economica. E poi ancora il tema legato alle infrastrutture e alla logistica: concetti strettamente interconnessi il cui sviluppo è cruciale per l’economia e la competitività nazionale. Essi influenzano profondamente l’attrattività e la sostenibilità futura del nostro Paese e dei vari territori. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’Italia sta giocando una partita decisiva per costruire il futuro. Questo piano coinvolge attivamente i territori italiani attraverso la gestione di circa il
36% delle risorse da parte di Regioni, Comuni e altre amministrazioni locali. Alla prima edizione del ‘D’ Glocal Economici Forum ESG89 – Stati Generali delle Economie dei Territori abbiamo invitato a partecipare gli ‘attori’ di alcune regioni. Ma il nostro percorso è solo all’inizio! Continuerà per tutto il 2026 con appuntamenti periodici e puntuali per contribuire alla crescita del Paese partendo proprio dai territori’.
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Adinolfi (Luiss):’Nuove generazioni, università e tecnologie digitali: il triangolo virtuoso per lo sviluppo territoriale’
‘L’Italia si trova oggi di fronte a una sfida epocale: trasformare il rapporto naturale delle nuove generazioni con le tecnologie digitali in un motore concreto di sviluppo territoriale. In questo L’Italia si trova oggi di fronte a una sfida epocale: trasformare il rapporto naturale delle nuove generazioni con le tecnologie digitali in un motore concreto di sviluppo territoriale
Luca Adinolfi LUISS
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processo, le università giocano un ruolo fondamentale come cerniera tra formazione, innovazione e territorio, costruendo quel circolo virtuoso capace di invertire tendenze storiche come lo spopolamento delle aree interne e la fuga dei talenti. I Giovani e la Tecnologia: Oltre il Mito dei Nativi Digitali Le nuove generazioni, cresciute immerse nella tecnologia digitale, possiedono una familiarità intrinseca con gli strumenti digitali che li rende protagonisti naturali della trasformazione in atto. Tuttavia, come evidenziato da recenti studi, questa familiarità non si traduce automaticamente in competenze tecnologiche avanzate. Molti giovani utilizzano la tecnologia principalmente per comunicazione, consumo di contenuti e intrattenimento,
ma non sempre sviluppano quelle competenze profonde – programmazione, sicurezza dei dati, pensiero algoritmico – richieste dal mercato del lavoro contemporaneo. In Italia, una percentuale significativa di under-30 non raggiunge ancora le competenze tecnologiche di base fondamentali per il mondo del lavoro, evidenziando un preoccupante “mismatch” tra abilità possedute e quelle richieste dalle imprese. Solo il 46% degli adulti italiani possiede competenze digitali di base, con divari generazionali e territoriali significativi che pesano sulla competitività del Paese. Questo paradosso – essere
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immersi nel digitale senza padroneggiarlo pienamente – rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Per trasformare i giovani da consumatori passivi di tecnologia ad attori attivi capaci di crearla, svilupparla e utilizzarla per l’innovazione territoriale, serve un intervento strutturato che parta dal sistema formativo. Il Ruolo Strategico delle Università: Formare, Innovare, Trasferire Le università italiane si configurano come l’anello di congiunzione essenziale tra le potenzialità delle nuove generazioni e le esigenze dei territori. Attraverso percorsi formativi innovativi, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, gli atenei possono instradare i giovani verso percorsi che coniugano
competenze digitali avanzate e impatto territoriale. Sul fronte della formazione digitale, diverse università hanno già avviato percorsi innovativi dove si cerca sin da subito di formare i professionisti del domani cercando di progettare percorsi formativi fortemente collegati ad ambienti digitali e intelligenza artificiale. Questi percorsi non si limitano a formare tecnici specializzati, ma educano alla cittadinanza digitale, preparando giovani in grado di utilizzare la tecnologia come strumento di trasformazione sociale ed economica. Parallelamente a quanto detto gli atenei stanno sviluppando ecosistemi dell’innovazione
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che collegano ricerca, impresa e territorio, coordinando attività di trasferimento tecnologico verso imprese e investitori locali. Questo potrebbe rappresentare il fattore critico di successo del domani perchè potrebbe scaturire un circolo virtuoso per stimolare lo sviluppo locale attraverso questa collaborazione tra enti pubblici, università e imprese. Le università italiane stanno diventando incubatori naturali di imprenditorialità innovativa. Gli spin-off accademici e le startup universitarie, fondate da professori, ricercatori e giovani laureati, trasformano brevetti e competenze tecnologiche sviluppate in ambito accademico in imprese concrete rivelandosi un enorme bacino di sviluppo anche territoriale.
Il PNRR: Un’Occasione Storica per il Circolo Virtuoso Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta l’opportunità storica per sistematizzare e potenziare questo modello. Con risorse significative dedicate alla Missione 4 “Istruzione e ricerca”, il PNRR pone i giovani al centro dello sviluppo del Paese, con interventi specifici sulla formazione digitale universitaria. Gli investimenti sulla didattica e le competenze universitarie avanzate prevedono nuove borse di dottorato in materie digitali e green, la creazione di Digital Education Hub per migliorare la capacità
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hanno l’opportunità di investire strategicamente in infrastrutture digitali e formazione che possano trattenere i talenti e attrarre nuovi investimenti. Il Circolo Virtuoso: dalla Formazione allo Sviluppo Territoriale Quando università, giovani talenti e tecnologie digitali si integrano efficacemente, si innesca un meccanismo di sviluppo autoalimentante. Giovani formati in competenze digitali avanzate sviluppano progetti innovativi attraverso le startup universitarie. Questi progetti, supportati da incubatori e finanziatori creano occupazione qualificata. L’occupazione qualificata trattiene altri talenti sul territorio e ne attira di nuovi. I nuovi talenti alimentano
degli atenei di offrire formazione digitale a studenti e lavoratori, e iniziative educative transnazionali sulla transizione digitale. Parallelamente, il Servizio Civile Digitale coinvolge migliaia di giovani operatori volontari come “facilitatori digitali” per supportare i cittadini nell’uso dei servizi online e promuovere l’alfabetizzazione digitale su tutto il territorio nazionale. Il PNRR prevede inoltre di stanziare fino a 12 ecosistemi dell’innovazione a copertura regionale, rafforzando la collaborazione tra università, ricerca e imprese. Con circa il 36% delle risorse gestite da Regioni, Comuni e amministrazioni locali, i territori
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ulteriore innovazione e ricerca, collaborando con le università. Questo circolo virtuoso permette ai territori di valorizzare il proprio “Made in” in chiave contemporanea. I giovani, con le loro competenze digitali, possono sviluppare piattaforme e-commerce, strategie di marketing digitale, applicazioni innovative che permettono alle eccellenze territoriali – dall’agroalimentare all’artigianato, dal turismo alla manifattura – di raggiungere mercati globali preservando la propria autenticità.Non possiamo però tralasciare quanto sia fondamentale una adeguata dotazione infrastutturale perchè anche i talenti meglio formati e le start- up più innovative faticherebbero a competere su scala
nazionale e internazionale. Per questo il PNRR dedica risorse significative per il potenziamento delle infrastrutture digitali e materiali. Sfide e Prospettive Per costruire un futuro sostenibile è necessario porre oggi le basi di un nuovo modello di sviluppo territoriale che si traduca in crescita per l’intero Paese. In questa visione, le nuove tecnologie giocano un ruolo chiave e strategico: esse rappresentano quell’anello mancante capace di consentire ai giovani di pensare fuori dagli schemi, sviluppare idee innovative e avviare quel circolo virtuoso in grado di generare un effetto moltiplicatore di opportunità di
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sviluppo e crescita. È fondamentale ridefinire il rapporto tra locale e globale, tra tradizione e innovazione, favorendo il dialogo tra università, giovani talenti, imprese e istituzioni locali. Le nuove generazioni, formate nelle università del territorio e dotate di competenze digitali avanzate, devono diventare i protagonisti della rinascita economica e sociale delle proprie comunità, trasformando le tecnologie da strumento di consumo passivo a leva strategica di progresso sostenibile. Solo attraverso questo cambio di paradigma sarà possibile arginare la continua emorragia di talenti verso altri paesi che credono maggiormente nelle
capacità dei nostri giovani e sono più predisposti a supportare concretamente le loro idee. Enti locali, università e istituzioni hanno la responsabilità di incentivare l’iniziativa giovanile, creando ecosistemi favorevoli che integrino formazione avanzata, competenze digitali e infrastrutture moderne – dalle reti telematiche ai collegamenti logistici – rendendo i territori non più luoghi da cui fuggire, ma spazi competitivi e connessi dove costruire il proprio futuro professionale, far crescere idee innovative e contribuire allo sviluppo collettivo’.
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Bezzi (Cisl Trentino):’Guardando al futuro le sfide principali riguardano le transizioni: digitale, ecologica e demografica’
‘L’economia del Trentino nel 2025 mostra segnali di resilienza, pur in un contesto complesso. La crescita del PIL, purtroppo, negli ultimi anni si attesta su valori dello zero virgola. Crescita che spesso è generata più dalla pressione fiscale su lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati che dalla reale crescita delle imprese. I settori che contribuiscono L’economia del Trentino nel 2025 mostra segnali di resilienza, pur in un contesto complesso
Michele Bezzi Segretario Generale Cisl Trentino
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maggiormente alla crescita sono il terziario/servizi e le costruzioni con una flessione dell’industria. Il mercato del lavoro continua a rappresentare un punto di forza: il tasso di occupazione raggiunge il 71,4%, e la disoccupazione scende al 2,4% (dati I semestre 2025). Tuttavia, la qualità dell’occupazione, con un aumento dei contratti a tempo determinato e part- time (spesso involontari) e la produttività resta una sfida aperta. Questioni che devono essere affrontate se l’obiettivo è quello di rendere maggiormente attrattivo il nostro territorio ed incentivare la partecipazione al lavoro di donne e giovani,
evitando che quest’ultimi, abbandonino il nostro territorio alla ricerca di migliori opportunità. Guardando al futuro, le sfide principali riguardano le transizioni: digitale, ecologica e demografica, oltre la necessità di investire maggiormente in innovazione e formazione continua, e il rilancio dell’internazionalizzazione. Sarà fondamentale sostenere la competitività delle imprese, favorire la diversificazione dei mercati e garantire politiche attive e inclusive per il lavoro. Per affrontare
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queste sfide nel luglio scorso è stato sottoscritto un “Patto per la crescita delle imprese e politiche salariali” firmato dai rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali, delle Associazioni Datoriali e della Provincia Autonoma di Trento. Il Trentino ha le risorse e le competenze per affrontare questi cambiamenti, ma occorre una strategia condivisa che unisca istituzioni, imprese e cittadini, dando piena attuazione a quanto contenuto nel “patto” e predisponendo un piano straordinario per l’industria. Solo così potremo trasformare le difficoltà in opportunità e costruire un’economia più solida e sostenibile’.
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Bissi (Regione Emilia Romagna):’Politiche integrate per lo sviluppo sostenibile dei territori’
‘Le politiche pubbliche per lo sviluppo economico e sociale, tradizionalmente, sono state impostate su logiche settoriali, con interventi distinti per ambiti come commercio, turismo, industria, infrastrutture e logistica, welfare etc. Questo approccio ha generato frammentazione degli interventi, sovrapposizioni e inefficienze,
Le politiche pubbliche per lo sviluppo economico e sociale
Paola Bissi Regione Emilia-Romagna
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ma soprattutto difficoltà nel rispondere efficacemente ai bisogni complessi dei territori. Parallelamente, le politiche territoriali hanno cercato di coordinare gli interventi su base geografica, ma spesso senza una reale integrazione con le politiche di sviluppo settoriali. Le profonde modificazioni degli scenari di riferimento a livello globale negli ultimi decenni, dalla globalizzazione ai più recenti orientamenti protezionistici, nonchè le grandi sfide che abbiamo di fronte, a partire dalla transizione ecologica e digitale, con la conseguente esigenza di “riposizionamento” nel nuovo contesto per conservare e migliorare i livelli di sviluppo acquisti anche da una regione “forte” come l’Emilia-Romagna richiedono, non da ora, un diverso approccio da parte delle
politiche pubbliche che, in ottica sistemica ed integrata, tengano insieme sviluppo economico, coesione sociale e sostenibilità ambientale, l’interdipendenza tra settori economici, la competitività delle imprese e del territorio e la qualità della vita come un unicum integrato. In questa direzione è fortemente impegnata la Regione Emilia-Romagna, che ha sviluppato politiche integrate per lo sviluppo sostenibile dei territori volte a delineare strategie che, attraverso procedure concertative e negoziali, mettano a sistema qualità
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e accessibilità del territorio, esigenze infrastrutturali e logistica, sostenibilità ambientale, innovazione, formazione ed inclusione sociale, individuando programmi di intervento integrati e trasversali, con l’obiettivo di confermare la competitività della aree più forti della regione e, contestualmente, eliminare gli squilibri territoriali, aumentando la competitività delle aree più fragili. Ciò non con una mera redistribuzione geografica delle risorse, ma attraverso strategie place-based: strategie condivise, con il coinvolgimento delle comunità locali, volte a valorizzare le specificità, l’identità e le vocazioni locali. Questo percorso, che ha richiesto un approccio innovativo da parte di tutti i
soggetti coinvolti (Enti locali, Associazioni, imprese, cittadini), ha trovato concretizzazione con le Agende Territoriali Urbane per lo Sviluppo Sostenibile (ATUSS) e con le Strategie Territoriali delle Aree Montane ed Interne (STAMI). Con detti strumenti della programmazione integrata dei Fondi europei 2021-2027 si è promosso il coinvolgimento di tutti i livelli di governo per lo sviluppo di strategie condivise di medio e lungo termine per promuovere lo sviluppo sostenibile, rispettivamente, delle aree urbane (capoluoghi di provincia e Unioni di Comuni cd. “mature”) e delle aree montane ed interne,
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l’attrattività dei territori, la transizione ecologica verso la neutralità climatica, l’innovazione e la transizione digitale, la creazione di nuova socialità e processi partecipativi. Con tali strumenti di programmazione territoriale integrata si è inteso in particolare: - mettere a sistema le relazioni Regione-Territori condividendo a livello istituzionale scelte per lo sviluppo al 2030; - mobilitare i territori per il raggiungimento degli obiettivi del Patto regionale per il Lavoro e per il Clima; - assicurare il protagonismo di enti locali e comunità; - raggiungere le finalità dei singoli territori; - condividere risorse e impegni, rendendo gli attori locali co- responsabili dei risultati attesi;
- massimizzare l’impatto delle risorse comunitarie, statali, regionali e del PNRR in Emilia-Romagna, attraverso la programmazione complementare dei fondi. A tal fine sono sati attivati strumenti di governance multilivello (Regione, Enti locali, Rappresentanze economiche e sociali), per il raggiungimento di obiettivi comuni attraverso la condivisione di risorse e impegni, usando i fondi europei come volano e, conseguentemente, strategie territoriali integrate multi- obiettivo (innovazione, ambiente, energia/clima, rigenerazione, casa, inclusione sociale, turismo/cultura) e
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multi-fondo (FESR, FSE + FSC e altro). Sotto il profilo organizzativo, all’interno dell’Ente regionale si è dato vita ad una governance regionale integrata delle strategie territoriali, con la costituzioni di un gruppo di coordinamento interdirezionale per la programmazione e gestione di tali strumenti. Inoltre la Regione ha avviato due Laboratori (il Lasti per le STAMI e il laboratorio ATUSS) a sostegno delle amministrazioni locali con l’obiettivo di: - incrementare la capacity strategico ed integrato, co- progettare interventi, gestirli e monitorarli efficacemente, di attrarre e programmare le risorse necessarie per l’attuazione e preparare i territori alle sfide della prossima building dei territori di programmare in modo
programmazione; - agevolare il networking e lo scambio tra Regione e coalizioni ATUSS e STAMI con altri soggetti dell’ecosistema regionale (il CLUSTER Urban -Economia Urbana e le comunità territoriali nell’ecosistema della ricerca e innovazione della Regione Emilia-Romagna; le Comunità Digitali- laboratori Aperti; il Forum delle rigenerazione urbana a base culturale – FRANCO). Questo percorso richiede infine anche una diversa metodologia di analisi del valore pubblico prodotto dalle politiche e dalle azioni messe in campo, con indicatori multidimensionali per valutare impatti economici e sociali.
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Parallelamente si è avviato anche un più ampio processo di riforma delle normative regionali. Ne è esempio significativo la LR 12 del 2023 «Sviluppo dell’economia urbana e qualificazione ed innovazione della rete commerciale e dei servizi» con cui si è passati da un approccio settoriale (solo commercio e servizi) ad un approccio integrato. La legge, in ottica più vasta che guarda allo sviluppo dell’economia urbana nel suo complesso come motore dello sviluppo delle aree urbane e delle comunità locali, ha innovato gli strumenti e la governance del sistema, promuovendo ed incentivando progetti integrati che agiscano in modo strategico nei vari ambiti di intervento (rigenerazione e valorizzazione urbana, qualità
e innovazione della rete commerciale e dei servizi, offerta culturale, attrazione turistica, valorizzazione dei prodotti tipici, green economy). Con tale riforma si è inteso promuovere e favorire lo sviluppo dell’economia urbana verso modelli innovativi di riqualificazione, sostenibilità, potenziamento e gestione della rete dei servizi e degli spazi urbani, per una maggiore competitività e resilienza dei territori e del sistema imprenditoriale e rispondere più efficacemente ai cambiamenti negli stili di vita e di consumo, nonchè perseguire nuovi modelli di governance che, partendo
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dall’esperienza positiva dei centri commerciali naturali, sviluppi una strategia comune, attraverso un approccio alle soluzioni dei problemi e nella gestione unitaria e condivisa dei centri che promuova la realizzazione di progetti pubblico-privati basati su un modello partecipativo focalizzato sul territorio e sulle sue potenzialità. Tra gli strumenti più innovativi introdotti ci sono gli Hub urbani (aree poste al centro delle città caratterizzate da una pluralità di funzioni e soggetti rispetto ai quali le attività commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi svolgono un ruolo centrale per l’innovazione, l’attrattività, rigenerare il tessuto urbano e
garantire una integrazione e valorizzazione di tutte le risorse presenti nel territorio) e gli hub dii prossimità (aree più periferiche, in grado di accrescere la propria identità ed economia di prossimità attraverso le attività commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi). Gli hub, costituiti nella forma giuridica più congeniale alla specifica realtà, ma minima di Accordo di parternariato (Comune, associazioni di categoria, imprese e altri soggetti interessati), vengono riconosciuti dalla Regione che valuta la connotazione dell’area candidata, gli obiettivi
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strategici ed un programma integrato di interventi di medio e lungo periodo (sviluppo dell’hub management). Al fine di promuovere la costituzione, l’attivazione e lo sviluppo degli Hub urbani e di prossimità la Regione concede contributi agli interventi promossi dai Comuni: - per studi di fattibilità per l’attivazione degli Hub (per individuazione aree da candidare, analisi caratteristiche ed esigenze, individuazione linee di sviluppo/azioni). - per la realizzazione di programmi integrati condivisi dal parternariato relativi ad interventi di riqualificazione delle aree interessate, di
qualificazione e innovazione delle imprese insediate e l’insediamento di nuove imprese in tali ambiti, con particolare attenzione all’imprenditoria giovanile e femminile, per valorizzare gli Hub attraverso azioni di promozione condivise. Altra linea di azione della nuova normativa riguarda l’incentivazione di progetti pilota fortemente innovativi promossi da Comuni e Unioni di Comuni volti a: - promuovere nuovi modelli per la creazione di nuovi prodotti, servizi e spazi di
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vita rispondenti alle nuove “domande” di abitare, welfare e socialità; - sviluppare modelli integrati per la gestione e fruizione dei servizi urbani e delle infrastrutture sociali di prossimità; - incentivare tecnologie e modelli per la pianificazione, la simulazione e il monitoraggio dinamico degli usi e delle funzioni delle città (gemelli digitali, utilizzo di IoT, Open e Big Data e AI in collaborazione con la rete dei Clust-ER); - promuovere azioni per lo sviluppo delle competenze nel settore dei servizi nonché nei campi delle tecnologie digitali, del green, dell’erogazione di servizi e attività collettive, in relazione alle esigenze espresse da EE.LL, imprese, Associazioni,
università, centri di ricerca e altri soggetti dell’ecosistema regionale della ricerca e dell’innovazione. Il percorso di riforma è avviato, ma richiede ulteriori passi avanti da parti di tutti gli attori territoriali, nella consapevolezza che il superamento delle politiche settoriali e la transizione verso politiche integrate e territoriali è essenziale per affrontare sfide complesse come competitività, inclusione e sostenibilità. Solo un approccio strategico, coordinato e partecipativo potrà garantire anche in futuro uno sviluppo equilibrato e resiliente’.
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Brambilla (Deloitte & Touche):’Il Made dei Territori come elemento distintivo che racconta la storia, le tradizioni, le competenze e le peculiarità d’Italia’
‘L’Italia è un paese straordinariamente ricco di diversità sotto il profilo culturale, storico, paesaggistico e produttivo. Il “Made dei Territori” non è semplicemente un’etichetta commerciale, ma un vero e proprio elemento distintivo del paese che racconta la storia, le tradizioni, le competenze e le peculiarità
Valeria Brambilla Amm. Delegato Deloitte & Touche
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Questa pluralità si manifesta in modo tangibile nelle sue imprese, nel Made in Italy, che si declina in modo diverso e peculiare a seconda del territorio di riferimento. Il “Made dei Territori” non è semplicemente un’etichetta commerciale, ma un vero e proprio elemento distintivo del paese che racconta la storia, le tradizioni, le competenze e le peculiarità di ogni area geografica italiana. Ogni territorio, con le sue caratteristiche climatiche, geografiche, culturali e sociali, genera prodotti e servizi che non possono essere replicati altrove, conferendo così un valore aggiunto inestimabile. Questa autenticità è la chiave per differenziarsi in un mercato
globale sempre più standardizzato e pervaso dall’intelligenza artificiale. La capacità di raccontare una storia autentica, di trasmettere un senso di appartenenza e di qualità radicata nel territorio, diventa un elemento distintivo che attrae consumatori consapevoli e attenti alla sostenibilità, alla tracciabilità e alla genuinità. È inoltre bene evidenziare come questa autenticità dei territori, la qualità delle nostre produzioni, si traduca spesso nel fatto che le nostre Regioni hanno una propria personalità.
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E questa personalità, espressione di radici culturali profonde, è oggi più che mai essenziale alla luce del processo di digitalizzazione in corso. Viviamo infatti in un momento in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando in profondità il nostro modo di lavorare, di comunicare e persino di prendere decisioni. Le macchine imparano, analizzano, generano, ottimizzano. E noi? Qual è oggi il nostro ruolo come esseri umani in un contesto sempre più automatizzato? Partiamo da qualche dato. Secondo l’ultima edizione del nostro Deloitte Global Human Capital Trends (2025), l’AI sta diventando un vero e proprio “collega” per sei lavoratori su dieci, trasformando il rapporto tra persone e tecnologia: ben il
60% di loro già la percepisce come tale. Questa evoluzione ci impone di ripensare profondamente il rapporto tra organizzazioni e persone, e in particolare la proposta di valore che offriamo ai nostri collaboratori, l’Employee Value Proposition, o EVP. Questa trasformazione ha impatti profondi e spesso silenziosi sull’esperienza lavorativa: l’AI tende ad assumersi i compiti più ripetitivi, lasciando agli esseri umani quelli più complessi, ma questo può aumentare preoccupazioni, carico di lavoro e stress delle persone. I dati parlano chiaro: in un
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recente sondaggio condotto su quasi 4.000 lavoratori negli Stati Uniti, il 54% ha espresso preoccupazione per la sfocatura tra ciò che viene fatto dall’uomo e ciò che viene affidato all’IA. Il 50% teme violazioni della privacy e forme di sorveglianza, mentre il 49% lamenta una riduzione della collaborazione umana. Questi sono segnali importanti che non possiamo ignorare. Inoltre, la narrazione comune che vede l’IA come un alleato che riduce il carico di lavoro e aumenta la produttività è messa in discussione da alcuni dati: il 77% degli intervistati dichiara che l’IA ha aumentato il loro carico di lavoro e ridotto la produttività, e il 61% teme un aumento del burnout.
Questo perché, mentre l’IA automatizza le attività più routinarie, lascia agli esseri umani i compiti più complessi e spesso più stressanti. Un altro aspetto critico riguarda l’autonomia: il 14% dei lavoratori europei è gestito da algoritmi che limitano la loro capacità decisionale, e il 33% si sente isolato a causa della riduzione delle interazioni umane. E infine non dimentichiamo la percezione dei giovani, i lavoratori all’inizio carriera: il 28% segnala una diminuzione delle opportunità di apprendimento sul campo, un elemento fondamentale per lo sviluppo professionale. Ma non si tratta solo di sfide. Stiamo entrando in una
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nuova era di convergenza tra uomo e macchina, in cui i confini tra tecnologia e persone si fanno sempre più sfumati. L’IA non deve essere più solo un supporto o un sostituto, ma un vero e proprio collaboratore integrato, capace di agire come estensione delle competenze individuali. Qual è quindi il nostro ruolo come aziende, come espressione del “Made dei territori”, in un contesto sempre più automatizzato? E quale può essere il ruolo di brand territoriali autentici, che raccontano una storia, che ci consentono di identificarci? La risposta, sorprendentemente semplice e allo stesso tempo complessa, è questa: il nostro ruolo, come aziende, è rimanere nell’orizzonte dell’umano. E per farlo, dobbiamo continuare a
coltivare ciò che ci rende tali: cultura, artigianalità, qualità, pensiero critico, sensibilità. Avere una forte identità, un radicamento nel territorio, non è un semplice “marchio” con cui poter esportare o vendere di più. “Made dei territori” significa cultura, e la cultura, in azienda, non è un abbellimento. Non è qualcosa da aggiungere quando avanza tempo o budget. È una bussola etica: in un mondo guidato dagli algoritmi, il rischio non è che le macchine prendano il sopravvento; il rischio è che noi smettiamo di farci le domande giuste. La nostra cultura d’impresa ci ricorda che dietro ogni processo
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automatizzato ci sono scelte, valori, responsabilità. E che il progresso tecnologico ha senso solo se è accompagnato da un progresso umano. La cultura d’impresa in Italia non è solo produzione orientata al profitto, è un modo di pensare e fare business. Mantenerci saldamenti ancorati ai valori guida del ‘Made dei Territori’ ci aiuta a restare connessi, rafforzare un’identità condivisa. In un momento storico in cui le aziende si chiedono come attrarre talenti, come motivarli, come trattenerli, investire in Made in Italy e nei territori è uno dei modi più efficaci per far sentire le persone parte di un progetto, non di un ingranaggio’.
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Cavallo (Cisl Basilicata)’Ripensare lo sviluppo con la partecipazione’
‘La Basilicata vive da anni una sfida di straordinaria complessità. Le ricerche più recenti (Svimez e Banca d’Italia) offrono un quadro contraddittorio nel quale coesistono segnali di tenuta e criticità profonde che invocano Le ricerche più recenti (Svimez e Banca d’Italia) offrono un quadro contraddittorio nel quale coesistono segnali di tenuta e criticità profonde che invocano una risposta collettiva
Vincenzo Cavallo Segretario Generale Cisl Basilicata
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una risposta collettiva capace di innovare il nostro modello di sviluppo dentro la cornice di tre grandi e sfidanti transizioni: digitale con la sempre più pervasiva presenza della AI; ecologica con l’esigenza di un punto di bilanciamento tra sostenibilità ambientale e sociale; demografica che rappresenta una pesante tara sul futuro. I principali osservatori convergono nel sottolineare alcune dinamiche positive, come la vivacità e resilienza del tessuto dei servizi, la crescita dell’occupazione nelle forme più stabili e gli investimenti pubblici, in particolare quelli legati al PNRR.
Si tratta di segnali che vanno nella direzione di una modernizzazione dell’economia regionale. Questi elementi non sono trascurabili e rappresentano basi su cui costruire, soprattutto se sapremo rafforzare percorsi di inclusione attiva e di partecipazione delle comunità locali. Tuttavia, la situazione economica mostra anche criticità strutturali non più rinviabili. L’indicatore trimestrale dell’economia regionale evidenzia che nel primo semestre 2025 il Pil
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lucano è rimasto stagnante (-0,1%), in controtendenza rispetto alla moderata crescita del Mezzogiorno e dell’Italia. Le difficoltà del settore industriale, fortemente condizionato dall’andamento dello stabilimento Stellantis di Melfi, hanno pesato sulla produzione e sulle vendite, mentre il settore estrattivo registra andamenti ancora incerti. Questo quadro di convivenza tra aspetti positivi e negativi non è una semplice notazione statistica. Esso indica, da un lato, che la Basilicata è pienamente inserita in un più generale riassetto delle economie occidentali in cui la base si sposta dalla manifattura al terziario; dall’altro, ci richiama, in modo urgente,
alla consapevolezza che non sarà possibile contrastare la stagnazione e lo spopolamento se non si ripensa radicalmente la governance dello sviluppo e delle imprese. Ecco perché la Cisl si è fatta portatrice di una proposta che oggi è legge dello Stato. Con la Legge 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori si è aperta per il Paese una stagione nuova. La legge offre strumenti concreti per rafforzare il dialogo sociale, consentire un accesso più trasparente alle informazioni aziendali, coinvolgere i lavoratori nei processi
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decisionali e costruire modelli di corresponsabilità capaci di anticipare i conflitti e mitigare gli impatti delle crisi produttive. In un contesto in cui la crescita economica da sola non determina automaticamente inclusione e qualità della vita, è necessario coinvolgere lavoratori, imprese, studenti, sindacati, istituzioni e comunità civiche in processi decisionali condivisi, capaci di generare visioni e di orientare le politiche territoriali verso obiettivi chiari e condivisi di medio e lungo termine. La partecipazione non è un concetto astratto, ma un’innovazione metodologica necessaria se vogliamo affrontare in modo appropriato
la società della complessità. Servono tavoli permanenti di co-progettazione locale che mettano insieme attori pubblici e privati per definire strategie industriali e sociali. Servono processi di ascolto attivo dei giovani e delle comunità per integrare nei percorsi decisionali le aspirazioni di chi sceglie di restare o di rientrare nel proprio territorio. Servono forme partecipative nelle imprese e nelle istituzioni che favoriscano la condivisione delle scelte strategiche aziendali e territoriali, contribuendo ad aumentare
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la fiducia reciproca e la responsabilità collettiva verso l’interesse generale. Questa visione partecipata dell’economia richiede impegno e responsabilità – da parte dei sindacati, delle istituzioni e del mondo produttivo – per fare della Basilicata un laboratorio di democrazia economica capace di superare l’inerzia e valorizzare ogni risorsa umana e territoriale. In conclusione, l’economia lucana è una terra di contrasti: ricca di potenziale ma segnata da fenomeni di stagnazione e fuga dei talenti; capace di segnali positivi ma frenata da ostacoli strutturali. Tuttavia, se sapremo mettere
al centro la partecipazione come principio guida, potremo trasformare questi contrasti in opportunità di coesione e sviluppo sostenibile, restituendo alla Basilicata non solo una prospettiva di crescita economica, ma anche fiducia e speranza per le nuove generazioni che sono il futuro della nostra terra’.
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Coppotelli (Cisl Lazio):’Sviluppo e occupazione: non va lasciato indietro nessuno’
‘Non c’è dubbio che logistica e infrastrutture rappresentino il fulcro di ogni possibile strategia di rilancio dei nostri territori. E’ per questo che come Cisl Lazio abbiamo focalizzato tra le nostre 13 proposte alla Regione il tema delle infrastrutture. Finanziamento Stazione TAV del Basso Lazio e apertura tavolo di Monitoraggio delle opere Logistica e infrastrutture rappresentano il fulcro di ogni possibile strategia di rilancio dei nostri territori
Enrico Coppotelli Segretario Generale Cisl Lazio
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Infrastrutturali della Regione Lazio: Frosinone-Latina, la Orte-Civitavecchia, la Salaria, la Cassia, la Roma-Latina, la Cisterna-Valmontone, la Sora- Cassino-Gaeta con il suo porto strategico insieme alla TAV nel basso Lazio, sono opere che possono ridisegnare la geografia economica e sociale della nostra Regione. Proprio sulla Stazione Tav abbiamo organizzato un convegno per accendere i riflettori sulla necessità di realizzare la Stazione dell’Alta Velocità a Ferentino. La Stazione Tav nell’area tra Ferentino e Supino sarebbe a 800 metri dal casello di Ferentino e praticamente all’imbocco
dell’autostrada Ferentino- Frosinone-Sora. Era già stata individuata in quella zona negli anni passati, per una ragione evidente: si trova sul tracciato e ha una posizione logistica invidiabile. Sia per quel che riguarda il traffico dei passeggeri che per quello delle merci. La Stazione dell’Alta Velocità collegherebbe il Basso Lazio al Nord Italia e all’Europa. Sotto ogni punto di vista. Con effetti benefici immediati. Inoltre, particolare non trascurabile, sorgerebbe nel cuore dell’area industriale di questo territorio.
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Rappresentando un fulcro insostituibile per le aziende, specialmente per le eccellenze del chimico-farmaceutico. Le due fermate istituite a Frosinone e a Cassino sono assolutamente insufficienti per un salto di qualità. Oltre a questo c’è molto altro. E riteniamo che debba essere istituito un tavolo di monitoraggio di opere infrastrutturali della regione. Penso alla Frosinone-Latina, alla Orte-Civitavecchia, alla Salaria, alla Cassia, alla Roma-Latina, alla Cisterna-Valmontone, alla Sora-Cassino-Gaeta. Il Lazio è attraversato dal Corridoio Transeuropeo Scandinavo-Mediterraneo, una delle principali direttrici
multimediali della rete TEN-T. Un corridoio che collega i Paesi baltici, attraversa la Germania e il Nord Italia e raggiunge i porti del Mezzogiorno fino a La Valletta. Una direttrice che coincide con il tracciato dell’autostrada A1 e con la linea ferroviaria Milano-Napoli. Uno sviluppo infrastrutturale e logistico del nostro territorio, con la Stazione Tav e con le altre opere sopra citate ci metterebbe, ipso facto, al centro del sistema dei trasporti. Sia sul versante dei passeggeri che delle merci. Con dei benefici enormi sul versante della competitività
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delle imprese, in modo da determinare una spinta sul piano dei collegamenti, degli investimenti e dell’occupazione. Allo stesso modo abbiamo salutato positivamente la recente firma del decreto che ha istituito la Zona Logistica Semplificata (Zls) del Lazio , perché rappresenta un passo cruciale per il futuro economico della nostra regione. Questo provvedimento, fortemente voluto e sostenuto anche dalla Cisl del Lazio, che ha presentato diversi studi al riguardo, non solo rafforza la competitività della Regione e dei suoi lavoratori, ma offre anche nuove opportunità di crescita ed occupazione. Siamo certi che questo
strumento sarà fondamentale per attrarre investimenti e stimolare l’innovazione, in particolare nei settori logistici e manifatturieri, che sono vitali per l’economia regionale. Anche perché Il Lazio è attraversato dal Corridoio Transeuropeo Scandinavo- Mediterraneo, una delle principali direttrici multimodali della rete TEN-T. Questo corridoio collega i Paesi baltici, attraversa la Germania e il Nord Italia e raggiunge i porti del Mezzogiorno fino a La Valletta. Si tratta dell’asse strategico nord-
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sud dell’Unione Europea, fondamentale per l’integrazione economica, la competitività e la coesione territoriale. In Italia la direttrice coincide con il tracciato dell’autostrada A1 e con la linea ferroviaria Milano– Napoli, costituendo l’ossatura infrastrutturale del Paese. Il corridoio trova ulteriore articolazione nei due livelli della rete TEN-T, Core e Comprehensive, che nel Lazio si sviluppano lungo la direttrice tirrenica Livorno–Civitavecchia– Napoli e in un sistema di trasversali tirrenico-adriatiche. Tra queste rientrano: * Civitavecchia–Orte–Perugia– Ancona, con diramazione Perugia–Ravenna; * Roma–Pescara, con
diramazione L’Aquila– Teramo; * Cassino–Isernia–Termoli; * Cisterna–Valmontone. La configurazione della rete individua, inoltre, i principali nodi logistici e di trasporto: i due aeroporti della Capitale, Roma Fiumicino (Core) e Ciampino (Comprehensive); i tre porti tirrenici di Civitavecchia (Core), Fiumicino e Gaeta (Comprehensive); e i nodi multimodali di Pomezia (Core) e Orte (Comprehensive), che costituiscono punti di raccordo strategici tra ferrovie, rete stradale e sistemi di movimentazione merci. Sempre guardando ai nostri
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territori, come abbiamo detto in premessa, abbiamo presentato tredici proposte per il bilancio regionale. Proposte che, secondo noi, potrebbero aiutare la nostra regione in una crescita importante e inclusiva. Tra queste tredici priorità, tutte qualificanti, ne segnalo solo qualcuna come il finanziamento della legge regionale sulla Partecipazione dei lavoratori e del Fondo Taglia Tasse destinato ai cittadini con redditi più bassi per l’esenzione dal pagamento dell’Irpef Regionale, l’istituzione della Zis, ovvero una Zona di innovazione e sviluppo per la filiera dell’aerospazio e della difesa, per rispondere alla crisi dell’automotive, da localizzarsi nel Basso Lazio.
A questi tre punti, fanno seguito altre dieci indicazioni in materia di istruzione e formazione, sanità, infrastrutture, automotive, salute e sicurezza, politiche sociali. Questo pacchetto di priorità rappresenta il nostro contributo fattivo e concreto ad un percorso di crescita per la nostra regione, all’insegna dello sviluppo inclusivo e partecipativo, per un territorio che non deve lasciare indietro nessuno e deve diventare terra di opportunità non solo per i “Big Player” ma soprattutto per quei tanti, troppi giovani che sono costretti a lasciare la
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nostra regione per dare spazio al proprio futuro e ai propri sogni di vita. Un’ultima considerazione sulla crisi dell’automotive, legata ovviamente alla situazione di Stellanis. Nei primi nove mesi del 2025 da Cassino sono usciti poco più di 14.000 veicoli – il 28,3% in meno rispetto al 2024 – e il rischio è che la produzione non arrivi neppure a 20.000 unità entro fine anno. Numeri che fotografano un declino industriale ormai strutturale, ben oltre l’emergenza. Siamo abbondantemente oltre l’allarme rosso. Per scongiurare ciò, non è peregrina l’ipotesi di guardare a uno dei settori dove si sta investendo di più, come per esempio proprio la difesa e
l’aerospazio, per ipotizzare un piano di riconversione dello stabilimento e dell’area del cassinate. Un progetto quindi di un futuro nuovo per l’industria dell’automotive che non sia soltanto difensivo ma propositivo, da realizzare sia con fondi europei che nazionali. Una tale ipotesi, affiancata dal progetto di istruzione di alto profilo rappresentato dalla realizzazione di un Its academy per l’aerospazio, rappresenterebbe un vero valore aggiunto per tutta la regione’.
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Felici (Confartigianato Imprese Piemonte):’In ogni politica regionale e nazionale va data priorità ai piccoli imprenditori’
‘I numeri delle imprese artigiane e di occupati riportano una costante diminuzione durante gli ultimi anni; una tendenza di lungo periodo dovuta a un insieme di fattori. Continuano le paradossali politiche Continuano le paradossali politiche recessioniste legate ai vincoli comunitari, aumenta la burocrazia e il credito si sfila progressivamente dalle opzioni in mano agli imprenditori
Giorgio Felici Presidente Confartigianato Imprese Piemonte
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recessioniste legate ai vincoli comunitari, aumenta la burocrazia e il credito si sfila progressivamente dalle opzioni in mano agli imprenditori (a giugno di quest’anno i prestiti alle micro e piccole imprese del Piemonte, fino a 20 dipendenti, sono diminuiti del 4,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). La crescita dei costi energetici (il Piemonte si colloca al quarto posto tra le regioni più penalizzate, con 181 milioni di euro di extra- costi per le micro e piccole imprese rispetto alla media europea che gravano proprio sulle aree manifatturiere), il caro materiali e i costi di produzione, la debolezza della domanda
legata al progressivo impoverimento della
popolazione determinano un generale clima di attendismo e sfiducia in un sistema- paese che non è più capitale per cittadini e imprese. Ad essere penalizzate dal costo elevato dei finanziamenti e dall’assenza di un vero impulso espansivo, sono soprattutto le mpi. Questa situazione di turbolenza rischia di tradursi in un colpo proprio per quei settori simbolo del nostro saper fare. Ora è più che mai necessario che la politica
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si concentri sulle misure finalizzate ad aumentare la competitività delle aziende, a cominciare dalle indispensabili misure per il contenimento dei costi energetici. Sul fronte caro energia serve ridurre gli oneri impropri in bollette e diversificare le fonti, il dato sull’extra-costo che pesa sulle imprese del Piemonte è inaccettabile per un sistema produttivo che vive di manifattura diffusa e di piccola dimensione. Se un’azienda piemontese paga 181 milioni di maggiori costi rispetto alla media europea, significa che partiamo svantaggiati rispetto ai nostri concorrenti diretti. Non chiediamo sconti o trattamenti di favore ma un
quadro normativo che metta tutte le imprese sullo stesso piano, indipendentemente dalla dimensione. L’energia deve essere un fattore di crescita, non un ostacolo. Per questo chiediamo con forza regole più eque e investimenti che garantiscano stabilità e sostenibilità ai nostri territori. Anche le imprese artigiane piemontesi della meccanica stanno subendo gli effetti di un mix velenoso per il settore i cui ingredienti sono la mancata ripresa del commercio internazionale, una stretta monetaria che riduce gli investimenti, la recessione della Germania, primo mercato
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