RivistAmica_N10

Primo piano

Ideale per ogni celebrazione, perfetto per accompagna- re l’aperitivo e ottimo anche con i dolci: con la sua carica di gusto e bollicine che solleticano il palato, lo spuman- te conquista le tavole degli italiani. E se stappare una bottiglia è sinonimo di festa, cresce il consumo anche durante i pasti: non proprio una sorpresa, se si pensa che questa bevanda si gustava già nei banchetti degli antichi. Bollicine nell’antichità Di vino frizzante, infatti, si trova traccia spesso e volen- tieri in epoche remote. Nella Bibbia e in Omero si citano coppe ricolme di bollicine, mentre al tempo dei Roma- ni il consumo di spumante diventa una certezza storica. Certo la produzione non poteva avvenire con le tecniche attuali, ma era realizzata grazie alla rifermentazione di vini dolci in anfore di terracotta immerse in acqua fredda, op- pure con l’aggiunta di mosto d’uva appassita a vini già fermentati. I riferimenti nella letteratura latina non manca- no, dalla bevanda che “spumat plenis labris” (frizza nel mezzo delle labbra) delle “Georgiche” di Virgilio, al vino di Falerno reso più vivace dalle uve africane di Meroe, che fa la sua comparsa nella “Pharsalia” di Lucano. Pare infatti che con questa combinazione di alcol e bollicine l’affascinante Cleopatra fosse solita lusingare prima Giu- lio Cesare e poi Marco Antonio. Per i comuni mortali, invece, o almeno per i ceti della società romana che po- tevano permetteseli, c’erano due tipi di vini effervescenti: l’aigleucos e il proptropum. Anche lo spumante moder- no, il primo “metodo classico” della storia, è comunque antico quanto il nostro Paese. La casa viti-vinicola pie- montese Gancia lo brevettò infatti nel 1865, qualche anno dopo l’Unità d’Italia: merito di Carlo Gancia, che in una sorta di Erasmus ante-litteram era andato a Reims per carpire i segreti dello champagne e applicare il meto- do di produzione alle uve moscato dell’astigiano. Spumante o Champagne? Molto spesso i termini spumante e champagne vengo- no usati come sinonimi, varianti italiana e francese del- la stessa bevanda. In realtà, lo champagne non è altro che uno spumante ottenuto con il metodo tradizionale, che consiste in una doppia fermentazione, del mosto nel tino e poi del vino nella bottiglia. La leggenda attribui- sce la sua nascita a un abate benedettino, Dom Pierre Pérignon, vissuto tra il XVII e il XVIII secolo nella regione francese di Champagne. Pérignon, del quale non si han- no notizie storiche totalmente affidabili, avrebbe lavorato nelle vigne dell’abbazia di Hautvillers, specializzandosi nella vinificazione delle uve di Pinot nero.

Come è nato lo champagne Come si sia passati dal vino fermo allo spumante, resta un mistero: una versione della storia vuole che all’abate siano scoppiate delle bottiglie in cantina, un’altra ipotizza l’aggiunta di un mosto di fiori di pesco per addolcire il prodotto, cosa che avrebbe comportato una rifermenta- zione con conseguente produzione di anidride carbonica. Quale che sia la genesi reale dello champagne, una cosa è certa: difficilmente avrebbe avuto successo senza le bottiglie di vetro resistenti all’alta pressione (inventate in Inghilterra qualche decennio prima) e i tappi di sughero che sostituirono i turaccioli di legno avvolti in stracci utiliz- zati fino a quel momento. Spumante: qual è la differenza? Qual è, allora, la differenza fra champagne e spumante? Tecnicamente nessuna: metodo “champenoise” e meto- do classico sono sostanzialmente la stessa cosa, ma il primo nome può essere impiegato solo per designare i vini provenienti da quella specifica regione della Francia nord-orientale. [ segue ]

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