GRAZIA VARISCO ATTRAZIONE/OPPOSIZIONE NELLE OPERE DI
di Giorgia Gastaldon*
Nella sua ricerca volta a un rinnovamento delle tecniche artistiche e a un aggiornamento dei materiali con cui realizzare le proprie opere, Grazia Varisco crea, tra 1959 e 1962, la serie delle "Tavole magnetiche". In questi lavori, come suggerisce il titolo, alcuni oggetti visivi elementari quali punti, linee, segmenti e forme geometriche di base vengono applicati a calamite, che lo spettatore può spostare liberamente, in un esplicito invito al gioco. L’osservatore, chiamato espressamente a prendere parte all’operazione artistica, è così coinvolto in un gioco di opposti – ordine, disordine; verticale, orizzontale; sopra, sotto; prima, dopo; chiuso, aperto; e così via –, proprio come accade con i poli positivi e
negativi del magnetismo. Nata a Milano nel 1937, Grazia Varisco frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera tra il 1956 e il 1960, allieva del pittore Achille Funi. Qui conosce i compagni di avventura con cui dal 1960 forma, come unica donna, il Gruppo T – dove T sta per tempo – e cioè Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Gabriele De Vecchi. Dalla metà degli anni Sessanta, conclusa questa esperienza, l’artista prosegue le Grazia Varisco, Tavola magnetica a elementi componibili, 1961, tavola in ferro, adesivo nero, elementi a biscotto con calamita (8 rossi, 1 bianco), 42 x 37,5 cm. Photo Thomas Libis, Courtesy Archivio Varisco.
*RTT in Storia dell’arte contemporanea - giorgia.gastaldon@uniroma2.it
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