proprie sperimentazioni e l’attività espositiva in autonomia, dedicandosi anche alla grafica. Nel 1981 inizia a insegnare all’Accademia di Belle Arti di Brera come titolare della cattedra di Teoria della percezione. È dunque proprio all’inizio della sua carriera, creativa ed espositiva, che l’artista si dedica alla realizzazione di strutture variabili, componibili per via magnetica, che prevedono la partecipazione dello spettatore quali le già citate "Tavole magnetiche" e i "Trasparenti". In entrambi questi casi, l’adozione delle calamite ha un’origine autobiografica. È la stessa Varisco a raccontare infatti di aver preso l’idea da un suo gioco d’infanzia: un “paesaggio magnetico” che l’artista-bambina si divertiva a spostare in giro per casa al fine di scoprire quali superfici l’avrebbero attratto provocando un soddisfacente “click” e una forza di avvicinamento quasi
incontrollabile, o un altrettanto forte respingimento. Questa componente ludica originaria è pertanto trapelata anche nei suoi lavori di adulta, che forniscono allo spettatore un’ampia casistica di composizioni delle forme obbligate e divergenti proposte dall’artista, che sono di fatto destinate a modificare il campo visivo-fenomenico dell’opera stessa. Il messaggio che trapela da queste opere è che nel mondo dell’arte – a differenza che nella realtà – è ancora presente un vasto spazio in cui poter esercitare il proprio arbitrio di fruitori e ciò anche in presenza di regole fisiche forti e non facilmente aggirabili come quelle di attrazione e respingimento peculiari al fenomeno del magnetismo. Varisco con le sue "Tavole magnetiche" intende infatti invitare i fruitori delle sue opere ad abdicare allo storico e più tradizionale ruolo di semplici e passivi contemplatori a favore invece di una partecipazione attiva, libera e costruttiva. Le forme deduttive messe (letteralmente) in campo dall’artista vanno infatti a creare strutture fruibili che sono infine messe a disposizione del pubblico affinché possa ottenere configurazioni ipoteticamente infinite, in un gioco combinatorio utile a stimolarne la vista e la tattilità. La sua ricerca in seguito si è
d’altronde concentrata sulla progettazione di immagini cinevisuali ottenute per interferenza e rifrazione della luce, sull’analisi delle proprietà visive del vetro industriale e, più in generale, sul tema della percezione spaziale e luministica dell’ambiente. Grazia Varisco, Tavola magnetica a elementi componibili, 1961, tavola in ferro, adesivo nero, elementi a biscotto con calamita (8 rossi, 1 bianco), 42 x 37,5 cm. Photo Thomas Libis, Courtesy Archivio Varisco.
Fonti
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