politici di spessore, godono senza dubbio di un vantaggio competitivo. Tuttavia, la vera forza di un’università non si misura solo nei suoi nomi illustri. Essa si manifesta anche nella qualità dei propri corsi di studio, nella capacità di formare persone motivate, competenti e responsabili. Un corso ben progettato, un laboratorio didattico innovativo o un’esperienza di tirocinio ben organizzata, se ben comunicati possono costituire un’attrazione non meno potente del prestigio accademico. È qui che l’istituzione universitaria mostra il suo volto più concreto: quello dell’accompagnamento quotidiano nella crescita delle persone. Ma non si tratta soltanto di attirare verso di sé, bensì di generare connessioni. Come ricorda Amartya Sen, la crescita e il benessere non nascono dall’accumulo, ma dalla capacità di mettere in comune libertà e opportunità e l’università è un ponte fra il sapere e la società. In questo quadro si inserisce la cosiddetta Terza Missione, che consente agli atenei di dialogare in modo diretto e costruttivo con il mondo esterno. L’organizzazione di grandi eventi nell’Ateneo — convegni, festival, mostre, manifestazioni aperte alla cittadinanza — non è un’attività accessoria, ma una componente essenziale della propria
funzione pubblica. Attraverso queste iniziative, l’università riafferma il suo ruolo di spazio di incontro, di scambio culturale e di innovazione condivisa, rafforzando il legame fra la comunità accademica e il territorio che la circonda. Non si tratta di promozione superficiale o di pura immagine. Si tratta, piuttosto, di quella che il sociologo Edgar Morin chiamerebbe “intelligenza della complessità”: la capacità di un sistema di tenere insieme le proprie molte parti, valorizzandole senza uniformarle. Attrazione, in questo senso, è un modo per dire “attenzione reciproca”. “Venghino, siori, venghino!” — l’antico richiamo resta quindi valido, seppur trasformato. Oggi non invita più a uno spettacolo da guardare, ma a una comunità da vivere. L’università, con le sue aule, i suoi laboratori, i suoi spazi culturali, è essa stessa una grande attrazione pubblica: un luogo dove si apprende, si sperimenta, si cresce insieme. Attirare, allora, significa anche offrire al territorio e al mondo la possibilità di riconoscersi in un progetto condiviso di conoscenza e progresso. È questo, in definitiva, il cuore pulsante dell’università: non la semplice somma di competenze, ma la capacità di accendere curiosità — quella forza invisibile che continua a muovere le persone, le idee e le comunità. Fonti
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