ponte di collegamento con Mitchell, ecco John Stubblefield da una parte e Geri Allen dall’altra, che porta alla fusione di due brani da loro creati, vale a dire rispettivamente Free Spirits e Drummer’s Song . Grazie ad essi, Vijay Iyer offre all’ascoltatore uno dei pezzi forti del suo repertorio, quella “liquidità ritmica” in cui la tensione interiore dell’eloquio espressivo viene diluita strenuamente con una sintassi melodica che prende la forma di una patina che scorre liberamente senza incontrare ostacoli di sorta. Proprio quest’ultimo pezzo, unione dei due in questione, fa da introduzione ideale, anche se è quello che chiude la tracklist , alla produzione personale del compositore di Albany, costituita da una raffinatezza stilistica che ha pochi eguali sulla scena jazz contemporanea.
Il leggendario sassofonista sperimentale Roscoe Mitchell (© Barbara Barefield).
Ad un ascolto attento, questi nove brani possono essere racchiusi in tre distinti gruppi compositivi: quello che potremmo squisitamente definire “polistrumentale” (con i pezzi Tempest e Ghostrumental , l’ascolto di quest’ultimo mi ha rimandato alle istrioniche atmosfere create da Frank Zappa in Hot Rats !), quello che presenta una maggiore articolazione armonica che porta il livello jazz ad accomunarsi al genere dello Scherzo cameristico con la presenza di un Trio centrale (ne fanno parte Arch , Maelstrom , Panegyric e Where I Am ) e il terzo, sicuramente il più introspettivo e immanente, il cui ascolto diviene atto di scavo (formato da Compassion , Prelude: Orison e It goes ). Il primo gruppo vede dunque una presenza paritaria dei tre musicisti, che portano equamente la baracca, il secondo vede primeggiare, oltre al pianoforte, uno tra il contrabbasso e la batteria, mentre il terzo è territorio di caccia quasi esclusivo del pianoforte. Il tutto, messo assieme, fa affiorare un discorso musicale che alterna sapientemente una dilatazione musicale ad una conseguente contrazione sonora; arditamente si potrebbe affermare che la linea melodica fa da specchietto per le allodole e che il cervello di tutto l’organismo creativo dei suoni è dato dalla costruzione armonica, ma riascoltando questi nove brani, si può comprendere e apprezzare meglio come la sapienza compositiva di Vijay Iyer riesca sempre a mediare e ad equilibrare queste due istanze, facendo in modo che si incontrino o che si scontrino. Così, assistiamo a un fenomeno sonoro che può essere riassunto con un ossimoro, ossia di “tensione distensiva”, un processo musicale che risolve instancabilmente rigurgiti contrastanti, pianificando e risolvendo dove si annidano ambiti “schizofrenici” e, allo stesso modo, andando a solleticare l’immagine di un gatto accarezzato contropelo quando la linea
98 | GRooVEback002
Made with FlippingBook flipbook maker