EurTorrinoNews_gennaio_2019

ANTEPRIMA CINEMA 2019: WORLDWAR Z 2 SEMAFORO VERDE PER IL SEQUEL, PRIMO FILM DI UNA POSSIBILE TRILOGIA A METÀ TRA SATIRA GEOPOLITICA E DOCUDRAMMA. C’è una storia nella storia, riguardo al primoWorldWar Z, quella della sua gestazione, piena di difficoltà, fino all’ultimo minuto, al punto che venne persino parzialmente girato un primo finale poi archiviato e completamente riscritto. Ma, per quanto travagliata, è una storia a lieto, lietissimo fine, perché il film ha presto convinto, dapprima la stampa, dove le stesse testate che avevano cominciato da mesi a metterne in discussione la qualità hanno fatto celermente marcia indietro dopo la visione in anteprima, e poi il pubblico, che gli ha fruttato qualcosa come 540 milioni di dollari in totale, accoglienza che ha immediatamente acceso la luce verde per questo secondo capitolo. La rivisitazione dello zombie, da lento a rapido, e dunque più pericoloso

I film, com’è noto, affondano le radici narrative in “World War Z: la guerra mondiale degli zombie”, la raccolta di finte interviste firmata Max Brooks, che narra di una pandemia globale e di un ex agente delle Nazioni Uniti - che al cine- ma prende il nome Jerry Lane e le sembianze di Brad Pitt- alla disperata ricerca di un vaccino. La trasposizione per il grande schermo dell’opera di Brooks era tutt’altro che scontata, trattandosi di un’operazione complessa nel tono - a metà tra satira geopolitica e docudramma - e nella struttura, impostata su quaranta narratori di più di una dozzina di luoghi al mondo. Pitt, però, in veste di produttore, sembra avere una particolare passione per i libri “infilmabili” e anche un particolare intuito in questo senso (basta pensare a Moneyball) e ha fatto centro un’altra volta. Tra le novità proposte da World War Z c’è anche e soprattutto una vera e propria rivisitazione della figura ormai archetipica dello zombie romeriano, al quale il film di Forster nega la leggendaria lentezza di movimenti e di riflessi dei non-morti, trasformandoli in esseri che corrono anzi rapidamente e che tendono a riunirsi tra loro e a muoversi in sciami. Una caratteristica che li rende più pericolosi, più fotogenici per le virtuose inquadrature dall’alto e, non ultimo, più vicini ad altre creature di sicuro successo cinematografico quali i vampiri. Che Brad Pitt, interprete e produttore del film con la sua Plan B, ci credesse molto, è stato chiaro dal modo in cui ha ac- compagnato in giro per mezzo mondo la presentazione del primo capitolo e nell’attenzione che la star ha continuato a riporre verso il seguito del progetto, per il quale ha chiamato alla scrittura due nomi di indubbia levatura creativa, quali Steven Knight (Piccoli Affari Sporchi, La Promessa dell’Assassino, Locke) e Dennis Kelly (Utopia). Ma il nome più importante di questo team potrebbe essere situarsi a capo dello stesso, ovvero al posto di regia. Dopo l’abbandono di Marc Forster e quello di Bayona, Pitt è infatt andato a bussare alla porta niente meno che di David Fincher. Tra i due i rapporti sono ottimi e World War Z 2 potrebbe segnare per loro la quarta collaborazione, dopo Seven, Fight Club e Benjamin Button.

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