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Mercati emergenti: una nuova s fi da strategica per l’industria Tra conflitti, nuovi equilibri commerciali e alleanze in evoluzione, l’economia globale sta vivendo una trasformazione profonda. Come evidenziato da Vasco Molini (World Bank), il baricentro si sta spostando dall’Atlantico al Pacifico: Cina, India e Sud-Est asiatico stanno assumendo un ruolo sempre più centrale in termini di crescita, innovazione e domanda. Questi mercati non sono più solo aree a basso costo, ma poli industriali e tecnologici, oltre che snodi chiave delle filiere globali, mentre il peso relativo degli Stati Uniti si ridimensiona. Oggi circa due terzi della crescita mondiale proviene da queste econo- mie, sostenute anche dall’espansione della classe media e da una forte base manifatturiera. Le differenze restano marcate: la Ci- na è ormai un competitor avanzato, l’India è in forte ascesa, il Sud-Est asiatico cresce rapidamente; segnali positivi arrivano an- che da America Latina (Messico, Brasile) e Africa, rilevante soprattutto sul piano geopolitico e delle risorse. Per le imprese, questo scenario rappresenta al tempo stesso una minaccia competitiva e un’opportunità. L’Italia mantiene una posizione di ri- lievo nell’export di chimica (vernici, pigmenti, inchiostri), ma resta troppo esposta ai mercati maturi europei, a crescita limitata. La sfida è quindi diversificare verso i mercati emergenti con strategie più consapevoli. Inoltre, la competizione non si gioca più solo sul prezzo: cresce la domanda di qualità, performance e sostenibilità, che diventa un vero asset competitivo. Restano però criticità rilevanti - instabilità geopolitica, volatilità valutaria, concorrenza e asimmetrie regolatorie - che richiedono una rispo- sta coordinata a livello europeo, oltre a politiche industriali strutturate e investimenti in competenze e capacità produttiva. Città in trasformazione: meno negozi, più ristoranti e a ffi tti brevi Negli ultimi tredici anni, le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, se- condo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio. Il fenomeno colpisce soprattutto il Nord, con co- muni come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria che perdono ol- tre il 33% dei punti vendita, mentre al Sud città come Crotone e Olbia mostrano una maggiore tenuta. Un ruolo decisivo lo gioca l’ecommerce. Nel 2025 le vendite online rappresentano oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, mentre tra il 2015 e il 2025 l’ecommerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 mi- liardi di euro. Nel frattempo, le piccole superfici commerciali restano ferme, accentuando il calo di negozi fisici e l’at- trattività delle città. Le imprese straniere compensano in parte il declino: crescono di 134mila unità tra il 2012 e il 2025 e garantiscono 194mila posti di lavoro, restando più piccole delle aziende italiane, che invece aumentano di di- mensione e si strutturano in società di capitale, segno di maggiore professionalizzazione. Il tessuto urbano cambia anche nella composizione delle attività. I negozi tradizionali calano drasticamente: edicole -52%, abbigliamento e calzature -37%, mobili e ferramenta -36%. Crescono invece le attività legate al turismo e alla ristorazione: ristoranti +35%, gelaterie e pasticcerie +14%, affitti brevi +184%. Nei centri storici del Sud, i B&B sono quasi quadruplicati dal 2012. Il risultato è una nuova geografia urbana: meno negozi di prossimità, più attività turistiche e ristoranti, e una trasformazione degli spazi cittadini che rischia di creare quartieri-dormitorio e città meno vive, soprattutto per gli anziani e chi ha bisogno dei servizi di vicinato. Caro prezzi, parla Ance “Dopo poche ore dall’inizio del conflitto nel Golfo, abbiamo ricevuto le prime segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione, non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio. E comunque tutto quello che deve essere trasportato”, spiega la presidente Ance, Federica Brancaccio. Le segnalazioni con il passare dei giorni sono diventate centinaia. “Bene quindi l’attenzione del Governo che sta studiando misure ad hoc e la richiesta del Ministro Giorgetti di un piano europeo. Purtroppo gli effetti sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera dell’edilizia impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti”. Per questo l’Ance propone di “adottare uno strumento simile a quello che fu introdotto già per la guerra in Ucraina, che sterilizzava l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prez- zi, e di estenderlo a tutte le materie prime che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto”. Si tratta peraltro di una misura che avrebbe un impatto limitato e misurabile sui conti pubblici senza pericolo di dispersione e di perdita del controllo della spesa.
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