SU BRICOMAGAZINE.COM TUTTI GLI AGGIORNAMENTI INTEMPO REALE
NEWS
Pellet, prezzi in aumento del 30% Secondo le rilevazioni di Aiel (Associazione Italiana Energie Agroforestali), il mercato del pellet continua a mostrare segnali di crescita dei prezzi, pur mantenendo un profilo di convenienza rispetto alle fonti energetiche tradi- zionali. Ad aprile 2026 il prezzo medio nazionale del pellet certificato EN- plus A1 in sacchi da 15 kg si è attestato a 7,14 euro, in aumento del 30% rispetto allo stesso mese del 2025. Il dato risulta invece sostanzialmente
stabile rispetto a gennaio 2026, segnalando una fase di assestamento dopo i rialzi registrati nell’ultimo anno. L’aumento dei listini non compromette tuttavia la competitività del pellet sul fronte dei costi energetici. Per produrre 1 MWh di energia termica sono necessari circa 208 kg di pellet, equivalenti a circa 14 sacchi da 15 kg. Considerando i prezzi attuali, il costo dell’energia ottenuta dal pellet si attesta intorno a 99 euro per MWh. Un valore che continua a risultare inferiore rispetto alle principali alternative disponibili sul mercato. Nello stesso periodo, infatti, il costo dell’energia prodotta con gas naturale raggiunge circa 115 euro per MWh, il 13% in più rispetto al pellet, mentre il gasolio da riscaldamento arriva a 194 euro per MWh, con un differen- ziale superiore al 48%. L’analisi territoriale evidenzia inoltre differenze significative tra le diverse aree del Paese. La variabilità dei prezzi tra Nord e Sud Italia non rappresenta un’anomalia congiunturale, ma riflette caratteristiche strutturali della filiera distributiva. A incidere sono soprattutto i costi logistici e di trasporto, la maggiore concentrazione dei flussi di importazione nei principali hub del Nord e le differenti dinamiche di do- manda e offerta che caratterizzano i mercati locali. Nel dettaglio, il prezzo medio rilevato nelle regioni setten- trionali si attesta a 7,20 euro per sacco da 15 kg, mentre nel Mezzogiorno raggiunge i 7,34 euro. Artigiani cercasi: edilizia e impiantistica fra i comparti più in sofferenza Idraulici, elettricisti, falegnami e tecnici di cantiere sono sempre più difficili da trovare. Un problema che continua a pesare sul mercato italiano e che coinvolge direttamente anche il mondo brico-home-garden, dell’edilizia e del- l’impiantistica, come emerge dal 36° report di Confartigianato “Le prospettive del 2026 per le imprese e l’econo- mia”. Nel 2025 le imprese artigiane indicano una difficoltà di reperimento del personale pari al 59,7% delle entrate previste, in aumento rispetto al 59,2% del 2024. Il dato, peraltro, è nettamente superiore rispetto alla media generale delle imprese italiane, che si attesta al 47%. Le maggiori criticità si riscontrano nelle professioni legate al comparto casa e costruzioni. Fra le figure più difficili da reperire emergono infatti: idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e gas (78,8%); tecnici della gestione di cantieri edili (75,7%); falegnami e attrezzisti per la lavorazione del legno (72,8%); elettricisti nelle costruzioni civili (71,8%); installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici (67,9%); carpentieri e falegnami nell’edilizia (64,2%); muratori (60,8%). Sul fronte territoriale,
le maggiori difficoltà di reperimento del personale nelle imprese ar- tigiane si registrano in Umbria (64,7%), Trentino-Alto Adige (64,1%), Friuli-Venezia Giulia (62,7%), Piemonte-Valle d’Aosta e Lombardia (62,7%), Veneto (62,5%) ed Emilia-Romagna (62,2%). Secondo Confartigianato, alla base del fenomeno incidono diversi fattori: crisi demografica, denatalità, invecchiamento della popola- zione ed elevata inattività giovanile, a cui si aggiunge la difficoltà del sistema formativo nel tenere il passo con l’evoluzione tecnologica e con le competenze richieste dal mercato. A ciò si aggiungono la mancanza di candidati, e una preparazione ritenuta inadeguata.
18 | BRICOMAGAZINE
Made with FlippingBook flipbook maker