GrooveBack Magazine 005

elettroniche per la riproduzione dei dischi di dotare i propri apparecchi di un circuito di equalizzazione complementare (detto di “de-enfasi”), che attenuasse quindi le alte frequenze e accentuasse le basse durante la riproduzione del disco. Questo processo di equalizzazione viene tuttora applicato sui vinili prodotti al giorno d’oggi e permette di attenuare il rumore ad alta frequenza, come il fruscio generato dal nastro magnetico, e di limitare le escursioni della testa di incisione del tornio, riducendo così la larghezza dei solchi del futuro disco in modo da inserire più solchi sul vinile per avere una durata temporale maggiore del disco. Inoltre, tale attenuazione delle basse frequenze permette anche di limitare le sollecitazioni meccaniche a cui è sottoposta la testina del giradischi durante la riproduzione del disco. Questo è stato un aspetto molto importante quando, nella cosiddetta età dell’oro del vinile a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, con l’introduzione delle registrazioni stereo e l’aumento della dinamica dei dischi posti in commercio, case discografiche come la RCA Victor e la Mercury furono costrette a introdurre delle compressioni della dinamica nelle ristampe dei propri dischi perché spesso questi venivano riportati ai negozianti come difettosi. In realtà, la causa di questo inconveniente fu dovuta alle testine dell’epoca, le quali non riuscivano a tracciare correttamente i solchi di quei dischi. Dunque, il fatto che le prime stampe di quei dischi siano prive di queste compressioni della dinamica spiega perché siano così ricercate e costose. Ma c’è da considerare anche un altro aspetto, quello legato all’aumento delle basse frequenze in riproduzione che può causare un’amplificazione del rumore introdotto dal giradischi (il cosiddetto rumble ), con effetti negativi sulla catena elettronica della catena audio e sui diffusori; da ciò si spiega per quale motivo il rapporto segnale/rumore di un giradischi rappresenti un dato da valutare attentamente. Negli anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta ogni casa discografica disponeva di una propria curva di equalizzazione, al punto che si arrivò a contarne oltre cento, tra le quali le più famose furono quelle della Columbia N78, Columbia LP M33, NAB, NARTB, AES, London, CCIR, IEC, RCA e Teldec. Ovviamente, ciò creò confusione negli utenti e obbligò le case costruttrici a complicare i propri apparecchi per dotarli della possibilità di selezionare il maggior numero di curve possibile, pena una non corretta riproduzione del suono del disco nel caso non si fosse utilizzata la curva di “de-enfasi” prevista. Presto ci si rese conto che era necessaria una standardizzazione e così nel 1954 fu introdotta la curva di equalizzazione stabilita dalla Recording Industry Association of America, ancora oggi nota con l’acronimo di RIAA, che avrebbe dovuto diventare lo standard industriale globale, anche se poi, come vedremo in una prossima puntata, in effetti le cose non andarono proprio in questo modo. Per il momento mi fermo qui e vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale parlerò più in dettaglio dell’equalizzazione fonografica e degli apparecchi che ne permettono la selezione, che ancora oggi sono prodotti e proposti da diversi costruttori e ricercati dagli appassionati.

(Fine prima parte)

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