GrooveBack Magazine 005

Guida all’ascolto del Sampler Da Vinci Classics “Promo”

La seconda traccia è data da una delle arie più famose della storia dell’opera lirica, ossia Di quella pira dal Trovatore di Giuseppe Verdi, capolavoro cupo, che una certa tradizione critica vuole ispirato dalla madre del compositore, Luigia Uttini, alla quale il grande compositore fu molto vicino, al punto di soffrire moltissimo per la sua morte, e forse la controversa figura della zingara Azucena, presente nell’opera in questione, è stata ispirata proprio da lei. Qui, a cantare la conosciutissima aria è il tenore Roberto Aronica, con Sergio Pellegrini sul

di Andrea Bedetti

I lettori che avranno apprezzato sul numero tre della rivista il Sampler dedicato al genere jazz della label Da Vinci, ora hanno a disposizione quello riservato alla musica classica, con ben ventiquattro brani che spaziano dal Rinascimento fino al Novecento storico, passando attraverso la produzione barocca e romantica, tra autori noti e altri che meritano di essere finalmente conosciuti

podio che dirige l’Orchestra dell’Opera di Parma. La traccia che segue è un altro caposaldo della cultura musicale classica, più precisamente di quella cameristica, e vede la straordinaria violinista russa Ksenia Milas affrontare quell’autentica parete di sesto grado rappresentata dai 24 Capricci op. 1 di Nicolò Paganini; qui, l’artista di San Pietroburgo si cimenta con il primo di questi Capricci, l’Andante in mi maggiore, vero e proprio trampolino di lancio verso un virtuosismo a dir poco trascendentale. Poi, da Paganini si passa a un altro eroe dell’epopea romantica europea, Fryderyk Chopin, con un meraviglioso valzer, il n. 2 op. post.70 eseguito esemplarmente dal pianista Marco Sollini e nel quale, al di là della proverbiale capacità espressiva e melodica, si cela una perizia tecnica a dir poco prodigiosa. Per avere un’idea della capacità compositiva di Mario Castelnuovo- Tedesco, uno dei maggiori musicisti italiani del Novecento, applicata alla chitarra, strumento amatissimo dal compositore fiorentino, è sufficiente ascoltare El Canario , tratto da Escarramán , Suite di danze spagnole dal XVI secolo, op. 177, eseguito dal chitarrista Angelo Marchese, in cui le sei corde si trasformano in un festival di eleganza e di raffinatezza timbrica. Quando Andrej Gavrilov, uno dei massimi pianisti attuali, si siede davanti alla tastiera, diventa automaticamente una sentenza, a livello esecutivo ed espressivo, tramutando in oro sonoro tutto ciò che tocca. Basta ascoltarlo come risolve la tensione soffusa ed emotiva che permea l’undicesimo dei dodici Studi sinfonici op. 13 di Robert Schumann; l’assoluta padronanza della materia sonora, la capacità di portare progressivamente al climax il brano in questione, l’eloquio che si dipana tra sfumature e incisi, tutto concorre a rendere la grandezza di questo interprete eccelso della grande scuola russa. Il brano successivo, il settimo, ci trasporta indietro nel tempo per farci immergere nelle tipiche sonorità barocche e lo fa con il suo esponente più sommo e assoluto, Johann Sebastian

Dopo aver presentato l’etichetta discografica Da Vinci, mettendo a disposizione dei nostri lettori sul numero tre di Grooveback Magazine il Sampler dedicato al genere jazz, è ora la volta del “Promo” che la label , con sede a Osaka, ha confezionato per il suo catalogo riservato alla classica e che noi, su questo numero, mettiamo a disposizione per chi volesse scaricarlo gratuitamente. Per avere un’idea della varietà dei titoli, che ormai ha superato i mille titoli (sì, avete letto bene), e della qualità delle sue incisioni, giunge quindi a proposito questo “Promo” che presenta una tracklist di ben ventiquattro brani, che adesso andiamo a presentare e a esaminare. Il primo brano del disco è dedicato al primo tempo, Andante espressivo, dei due che compongono Deux Interludes en trio del compositore francese Jacques Ibert, un autore che, sebbene sia vissuto nell’epoca delle avanguardie e della rivoluzione del linguaggio musicale, fu un tradizionalista, legato alla grande scuola francese del secondo

Ottocento, al punto da scrivere testualmente «La musica contemporanea non dovrebbe limitarsi a vane combinazioni di timbri e suoni, né rinunciare alla sua posizione di forma d’arte espressiva per diventare il mero risultato della ricerca scientifica». Un perfetto esempio di tale proclama è fornito dai suoi Deux Interludes , nei quali il rigore stilistico si unisce a un’indubbia fantasia personale, arricchita da colori armonici impressionisti, echi barocchi (come nel primo interludio qui presentato dall’Arioso Furioso Trio), che rimandano inevitabilmente alla lezione di Ravel.

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