Dream Theater, il “sogno” della loro musica continua
Il 1985 ha segnato un anno di svolta per il progressive metal , con la nascita di una delle band che hanno reso questo genere musicale interessante, dando nuova linfa e nuove caratteristiche a quel new prog che stava rinascendo proprio in quel periodo grazie a moltissime formazioni. I Dream Theater però hanno messo assieme due tipologie rock assai particolari: quella sinfonica e quella metal, caricando di significati la poetica musicale progressive . Senza dubbio per quanto riguarda i Dream Theater è difficile restare indifferenti: da un lato ci sono coloro che li amano alla follia, dall’altro quelli che… non li sopportano. Questo è dovuto anche al fatto che i componenti della band sono tutti musicisti di grande levatura e ciò li può far apparire un po’ distaccati. Ma, a volte, si tratta puramente di invidia: con le loro capacità tecniche, James LaBrie (voce), John Petrucci (chitarra, cori), Jordan Rudess (tastiere), John Myung (basso) e Mike Portnoy (batteria, percussioni, voce) sarebbero in grado di eseguire praticamente qualsiasi cosa venisse loro in mente per esprimere il proprio feeling . Il nucleo iniziale della band è stato fondato a Boston da Petrucci (figlio di italiani negli Usa), Myung e Portnoy che, dopo alcuni cambi di formazione, furono affiancati da LaBrie nel 1991 e da Rudess nel 1999 a comporre la formazione classica, quella più stabile che ha prodotto una lunga serie di assoluti capolavori. Nel 2010 per gli appassionati della loro musica un tuffo al cuore: Mike Portnoy lascia lo sgabello della batteria dei DT e viene sostituito per tredici anni da Mike Mangini, degno interprete e ottimo musicista; ma forse viene a mancare un pezzettino di quell’anima che aveva costituito l’ecosistema musicale Dream Theater fino a quel momento. Nell’autunno del 2023 l’annuncio che molti aspettavano: Portnoy rientra nei DT. E si sente subito, sin dal primo singolo pubblicato un annetto dopo, Night terror , che anticipa l’uscita nel febbraio scorso dell’album Parasomnia , un singolare concept sui disordini del sonno. Diciamolo subito: il disco ha molti alti e qualche basso (come un po’ tutti i sedici lavori ufficiali della band), ma senza dubbio ripresenta quella poetica musicale tipica dei Dream Theater. Certo, LaBrie non ha più la voce dei vent’anni (ma neanche quella dei quarant’anni…) ma riesce a cavarsela, soprattutto (sorprendentemente) dal vivo. Abbiamo potuto verificarlo nei mesi scorsi anche in Italia, toccata da alcune date del loro “40th Anniversary Tour” che ha ripercorso una carriera di tutto rispetto. Proprio l’arrivo in Italia della formazione è stata l’occasione giusta per fare quattro chiacchiere con l’“italiano” John Petrucci (la madre è siciliana, il padre napoletano), funambolico chitarrista rivelatosi persona assai disponibile a parlare anche fuori dai canoni consueti. Ecco il risultato della nostra “chiacchierata”. John, sa che non possiamo non chiederlo. Com’è stato ritrovarvi di nuovo in sala prove con Mike Portnoy dietro alla batteria per il nuovo album? Avete suonato assieme alcune volte negli anni scorsi, ma stavolta c’era un cartello “Dream Theater” fuori dalla porta… È stato grandioso, fantastico, proprio come riavere tuo fratello nella band; ci siamo incontrati quando avevamo 18 anni, siamo anime gemelle, molto legate; quindi, essere di nuovo nella stessa stanza, scrivere musica e provare è stata una sensazione fantastica.
di Stefano Rossi
Stefano Rossi ha intervistato John Petrucci, il chitarrista della celebre band americana che recentemente si è esibita anche nel nostro Paese. Una chiacchierata, la loro, che evidenzia l’entusiasmo, le speranze e le certezze di un gruppo che ha festeggiato i quarant’anni di attività
Il chitarrista John Petrucci (© Mark Maryanovich).
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