GrooveBack Magazine 005

questo, che sono cresciute ascoltando la nostra musica fin da quando erano bambini e che è stata la colonna sonora delle loro vite; alcune persone hanno avuto momenti davvero difficili e la nostra musica li ha aiutati a superarli. Altre persone hanno avuto momenti gioiosi e celebrativi nella loro vita di cui la nostra musica ha fatto parte. Quindi è davvero meraviglioso farne parte. È incredibile. Come vede il panorama attuale? Il rock, in senso lato, è ancora vivo e sopravviverà a computer e intelligenza artificiale? Well ... penso che il rock sia sicuramente ancora vivo. Quando abbiamo iniziato a suonare non lo chiamavano progressive metal e ora nel mondo ci sono così tante diverse sfaccettature e frammenti di quello stile che si sono espansi così tanto. Ma dirò questo: non possiamo lasciare che l’intelligenza artificiale inizi a creare arte, a creare musica; questa non è sicuramente la strada da seguire. La musica deve essere creata da persone vere, esprimendo emozioni vere e creando connessioni vere con altre persone. Non è cosa per intelligenza artificiale o computer.

In pochi mesi è la seconda volta che i Dream Theater sono in Italia nel 2007 dal vivo. Ve ne siete proprio innamorati? Personalmente io amo l’Italia. Quando venimmo alcuni mesi fa partecipammo al Gods of Metal Festival , ma era ora di tornare con uno show tutto nostro, per presentare l’ultimo album. È diverso, è molto importante per noi portare un concerto del genere anche in Italia. È stato molto bello suonare per intero Images and Words nell’anniversario dell’album, ma ora è il momento di portare anche altre parti della nostra musica. Gli ultimi due album, Octavarium e Systematic Chaos, sono più melodici, meno duri, meno “heavy” di quanto non fosse il precedente Train of thoughts... Sì e no. Sia Octavarium che Systematic Chaos hanno molti elementi piuttosto “heavy”, anche se in effetti Train of thoughts era interamente focalizzato sul “metal”, molto duro nel sound. Sì, penso che Systematic Chaos abbia molte parti piuttosto dure, ma è vero, anche altre più melodiche. A quel tempo erano ormai otto anni che Rudess faceva parte della band. Come erano trascorsi? Come si trovavano in quel 2007, dopo aver passato tanto tempo assieme? Ritengo che abbiamo sviluppato un ottimo rapporto l’uno con l’altro. Si è creato un ambiente che funziona molto bene fra noi. Stiamo molto bene assieme, penso che i Dream Theater non siano mai stati più forti. S.R.

A colloquio con Jordan Rudess, il tastierista dei Dream Theater

Ottobre 2007, sono passati quasi diciotto anni da un’intervista uscita ai primi di quel mese sul periodico Tam Tam (Teatro Arte Musica) de Il Giornale di Vicenza, realizzata con il tastierista Jordan Rudess dei Dream Theater. In quell’anno i DT avevano partecipato a giugno al Gods of Meta l di Milano, per poi tornare in Italia per una serie di concerti in autunno. Fu la prima occasione per noi di ascoltare dal vivo i brani del nuovo album del gruppo, Systematic Chaos , uscito poco prima dell’estate del 2007. E già allora scrivevamo della voce di James LaBrie: «Il cantante è apparso ai più negli ultimi anni migliorato negli acuti, soprattutto dal vivo (e chi era a Stra un paio di anni prima capisce cosa intendiamo, n.d.r.). Secondo i bene informati, ha sviluppato una tecnica per sfruttare il falsetto unendolo alla potenza che gli è caratteristica, riuscendo così a supplire al... passare degli anni». Quel lontano autunno, dopo aver “inseguito” i Dream Theater per alcune settimane, riuscimmo ad agganciare Rudess per un’intervista telefonica. La ripropongo adesso, in quanto continua ad essere valida e attuale, anche alla luce di quella che ho fatto pochi giorni fa a John Petrucci.

Il tastierista dei Dream Theater, Jordan Rudess.

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