Il significato della musica
ordina l’espressione), semantica (che ordina il contenuto) e pragmatica (che organizza il rapporto che i primi due intrattengono con l’utente); la non isoformità di espressione e contenuto (pena la riducibilità dell’una all’altro o viceversa); l’ articolazione compositiva e combinatoria (vale a dire le sue unità di senso sono il risultato dell’aggregazione e della combinazione di unità elementari ciascuna delle quali non ha un senso proprio). Quanto affermato sopra definisce le condizioni strutturali che la musica dovrebbe soddisfare per potersi dire “linguaggio”. Risulta abbastanza chiaro come la terza sia pienamente soddisfatta: le unità musicali elementari (le note), la cui aggregazione/ combinazione dà luogo ad unità sempre più complesse dotate di un senso musicale, non possiedono alcun valore proprio né in senso descrittivo né in quello denotativo. Come accade nel linguaggio verbale, nel quale ai singoli suoni vocalici e consonantici è chiesto di attendere la loro composizione nei morfemi, ossia come vengono definite le unità elementari nel sistema delle forme grammaticali, nelle parole, nelle frasi, per produrre senso.
di Sandro Vero
Quando ascoltiamo un brano musicale o un disco che cosa succede? Quali meccanismi intervengono e, soprattutto, il mondo dei suoni, nella sua fuggevolezza acustica, possiede un reale contenuto capace di generare qualcosa di concreto nel nostro cervello, al di là delle emozioni che provoca? Questo articolo ci permette di avere le idee più chiare su tali meccanismi
C’è stato un tempo - gli anni Settanta dello scorso secolo - in cui la questione del “significato” musicale si è caricata di un tale peso ideologico, per molti aspetti politico , da consigliare all’allora direttore di Musica Jazz Arrigo Polillo, normalmente piuttosto refrattario alle facili suggestioni della moda, di frequentare il tema sia con interventi diretti a sua firma, sia ospitando commenti inerenti nella sua celebre rubrica delle “Lettere al Direttore”. Furono senza dubbio anni particolari e chiunque abbia superato il traguardo dei sessant’anni ricorderà agevolmente il pathos con cui si ponevano, riguardo alla musica, tante domande, tutte in qualche modo riconducibili al quesito fondamentale: il mondo dei suoni è un linguaggio capace di veicolare significati? E in particolare: è capace di veicolare significati sociali, politici, per l’appunto? Il furore ideologico dell’epoca non permise di affrontare le cose con la dovuta analiticità, con la necessaria attenzione per gli aspetti semiotici, strutturali del rapporto che ogni linguaggio artistico intrattiene con il mondo, dunque anche quello sociale e politico. Sembrò a molti sufficiente rintracciare in un particolare genere musicale una ristretta rosa di connotazioni storiche e genetiche (nel senso della sua genesi) per poterne concludere un’esatta collocazione politica. Andando spesso incontro a risultati risibili, quando non addirittura paradossali: il jazz e il rock (!) erano di sinistra, la classica era di destra, Franco Ambrosetti - per il semplice fatto che fosse figlio di un industriale ticinese - era senz’altro fascista. E così via delirando. Da allora molte cose sono cambiate, non particolarmente in meglio, e quella questione non morde più con la stessa urgenza di allora, aprendo invece a uno spazio di riflessione proficuamente interessato a come l’arte si interfacci al contesto di realtà in cui nasce e agisce. Per certi versi potremmo dire che oggi porsi la domanda se la musica, al cui linguaggio in generale si riconosce ampiamente una peculiarità rispetto alle altre forme artistiche, possieda una dimensione semantica , prelude alla possibilità di comprendere meglio i meccanismi mediante i quali si produce l’esperienza universale, ineludibile, del senso musicale. Il fatto cioè che l’ascolto della musica generi nell’ascoltatore l’esperienza di un senso , non facilmente razionalizzabile né tanto meno descrivibile, ma indubitabile. Ogni sistema di segni che aspiri al rango di “linguaggio” deve possedere alcune caratteristiche fondamentali, fra queste: la sua analizzabilità in tre piani, sintassi (che
I componenti dell’Art Ensemble of Chicago, famoso anche per la carica impattante data dalla loro ricerca coreografica richiamante il continente africano.
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