Cristiana Passerini, quando aspirare alla bellezza significa esplorare l’antico
di Andrea Bedetti
L’arpista e didatta bolognese, docente al Conservatorio di Milano, ha registrato tre dischi, tutti per l’etichetta La Bottega Discantica, dedicati a capolavori di Bach e di Händel trascritti per il suo strumento, con il preciso intento di far comprendere come lo studio dei grandi del passato rappresenti un passaggio ineludibile per approdare alle successive evoluzioni del linguaggio musicale. Con lei abbiamo parlato proprio di ciò in questa intervista
Maestro Passerini, lei è un’arpista docente titolare di arpa presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e recentemente ha registrato per l’etichetta discografica La Bottega Discantica un CD monografico dedicato a trascrizioni per il suo strumento di alcuni brani tastieristici di Georg Friedrich Händel. «Personalmente ritengo più interessanti i programmi monografici perché consentono maggiore concentrazione e spessore nell’indagine e nella proposta, in quanto la difficoltà nel progettare questo tipo di prodotto per lo strumento arpa è più che mai presente e permeante. Il come sono arrivata a realizzare questo desiderio richiede alcune specifiche sul percorso che ho intrapreso a distanza di un paio di decenni dal diploma e dopo anni di pratica dei capisaldi del repertorio solistico per l’arpa. L’assenza di stimoli nuovi e una generale sensazione di incuneamento culturale, in quegli anni, mi avevano così pervasa da ipotizzare persino l’abbandono della pratica dello strumento per dedicarmi ad altro. In buona sostanza, avvertivo che la carriera solistica di un arpista era frenata da cliché che non accettavo e anche se il mio sguardo si rivolgeva perlopiù alle meraviglie del passato, trovavo ovunque ostacoli alla realizzazione di queste opere. È innegabile che dinamicità d’intenti e curiosità intellettuali necessitano di orizzonti ampi e possono indurre inevitabilmente a uscire da zone di confort, da schemi prefissati al fine di non soccombere a scelte che, se pur comunemente accettate, vengono avvertite come limitanti e non soddisfacenti. «A distanza di tanto tempo, di conoscenze ed esperienze acquisite nel campo della musica dei Sei-Settecento, posso affermare con assoluta certezza che lo sviluppo del
Cristiana Passerini accanto al suo strumento.
musicista può avvenire in maniera completa solamente praticando anche i repertori e gli insegnamenti dei grandi maestri del passato, a partire dalla comprensione della scrittura contrappuntistica e dalla sua applicazione allo strumento così come il saper gestire l’imprescindibile pulizia armonica (ricordiamo che l’arpa, se non opportunamente smorzata, ha la peculiarità di mantenere in essere qualunque vibrazione…). Tocca constatare, purtroppo, che questi fondamenti e presupposti sono completamente ignorati nel cammino formativo delle scuole d’arpa odierne, le uniche, tra gli strumenti polifonici, a non prevedere ancora oggi lo studio delle opere didattiche di Bach (sic!). Nello specifico riguardo a Händel, da cui le scuole d’arpa hanno tramandato l’uso di eseguire qualche breve brano, seppur praticato in maniera randomica e senza alcun approfondimento di natura stilistica e filologica, ho avuto la percezione che questo autore costituisse una sorta di ponte agli studi bachiani, consentendo l’introduzione di alcune tecniche con maggiore agio e semplicità: spesso, oggi, prima di presentare Bach e il suo rigore polifonico, mi avvalgo delle opere händeliane per aprire il cammino di comprensione verso tutte quelle modalità esecutive così differenti da ciò che la tradizione arpistica tramanda. È stata poi mia precisa intenzione restituire qui un volto il più possibile autentico a queste pagine, così da informare gli arpisti che non è più possibile ignorare
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