e contrappuntistica. In tal senso, fornire agli studenti gli elementi essenziali da sempre ignorati nel mondo arpistico è stata la ratio di quest’avventura didattica, unita alla ricerca incessante di repertori anche più semplici e via via progressivi che li accompagnassero in questo cammino. Non nascondo il turbamento iniziale che può cogliere già dalla prima lezione, poiché nessun studente arpista arriva minimamente preparato in tal senso; le situazioni più estreme si presentano con studenti avanzati di biennio che arrivano senza le minime cognizioni tecniche, armoniche, contrappuntiste e stilistiche necessarie, condizioni in cui necessita mettere in campo un po’ di tempo in più dedicato alla comprensione e all’interiorizzazione delle novità. Il lavoro di ricerca, in primis su se stessi
tantissimo come François Couperin. Ora, lo sguardo è rivolto a ulteriori approfondimenti di studio e di ricerca. Un’ultima domanda, Maestro Passerini. Lei si dedica anche al mondo dell’arpa contemporanea, tanto è vero che nel 2018 per un’altra etichetta discografica italiana, la Tactus, ha registrato insieme con altri tre interpreti, Cristina Centa, Angelica Ferrari e Nicola Vendramin, un CD dedicato a brani di autori viventi del nostro Paese, quali Massimiliano Messieri, Carlo Tenan, Mario Pagotto, Francesco Pavan, Nicola Baroni e Claudio Scannavini. Ciò potrebbe sorprendere coloro che associano l’arpa a una concezione musicale legata unicamente alla sfera barocca e romantica… C’è un arco sottile e invisibile che unisce questi due periodi storici, l’antico e il contemporaneo, inteso come concetto generalista dal dopoguerra a oggi, che potrei definire con un’unica parola: rigore. Chi ama la ricerca del dettaglio, lo ritroverà nella pratica di entrambi questi repertori. Avendo studiato negli anni Settanta e Ottanta, sono figlia della generazione dei grandi nomi della contemporanea e ho inevitabilmente respirato quell’ humus durante gli anni formativi dello studio. Oggi quei tempi sono molto lontani ma resta secondo me un preciso dovere etico di noi insegnanti, quello di farli conoscere ed esperire alle nuove generazioni, stimolandoli sempre verso un’imprescindibile ricerca anche in quel campo, purché i presupposti di trasmissione siano sempre unicamente di natura culturale e cum-pathos . L’arpa odierna si presenta come uno strumento polifonico completo, solido e con un enorme potenziale espressivo e tecnico; per secoli, purtroppo, anche a causa di debolezze strutturali e organologiche, ha vissuto un vero e proprio confino diventando sostanzialmente uno strumento femminile da salotto o da accompagnamento. Troppa letteratura minore otto-novecentesca ha predominato negli interessi di questo strumento tenendolo segregato in un mondo di trine e merletti a mio avviso non più accettabile. Sta a noi arpisti contemporanei, pur da punti di partenza diversi, esplicitarne le grandi potenzialità, ampliarne i repertori e renderlo più visibile anche come entità solistica.
L’arpista francese Marie Claire Jamet, la prima ad aver intuito la possibilità di trascrivere capolavori bachiani per il suo strumento.
e sulla produzione specifica dei suoni, si tramuta in una comprensione sempre più godibile e via via nella capacità di riprodurre poi questi repertori in maniera pressoché autonoma. Viene da dire che solo aspirando alla bellezza si può approcciare l’antico con sguardo rinnovato e infinita umiltà, dove i giovani vivono di esempi, più che di lezioni e l’arpa è un universo. Dunque, ciò che ha fatto dapprima con Bach, ora lo sta facendo a livello didattico anche con Händel, ossia di valorizzare l’“universalità” del loro comporre in una “traduzione” esecutiva con l’arpa. Ma, sempre a livello di insegnamento, applica lo stesso procedimento anche con altri compositori coevi o meno? Ed è sua intenzione ricondurre, in un prossimo futuro, questa esperienza didattica anche a livello discografico, ossia proseguendo questo sentiero iniziato con Bach e Händel? Dopo aver studiato i repertori händeliani e bachiani, alcuni studenti comprendono la lezione sottintesa secondo cui l’analisi della stragrande maggioranza degli autori otto- novecenteschi può solo che beneficiare della conoscenza della scrittura dei maestri del passato. Faccio un esempio. Uno studente che ha deciso di ampliare la ricerca su autori come Debussy e Ravel si è accorto che per meglio affrontarli avrebbe avuto necessità di studiare i predecessori francesi del Settecento come Couperin e Rameau, e così è stato. Questo studente ha ricevuto la menzione all’esame finale di triennio anche e soprattutto per la profondità del messaggio musicale che ha veicolato. Quindi sì, amo paritariamente e immensamente tutti i repertori clavicembalistici e ne faccio uso spesso. L’avventura discografica ha seguito un’idea di continuità sia per la passione che ho ritrovato nello studiare e registrare queste musiche, sia per la mole dei lavori possibili che si presentava davanti a me: in sostanza non basterebbe una vita. Credo altresì che gli input che volevo trasmettere siano già contenuti in questi tre lavori discografici e il proseguire possa assumere il valore, seppur importante, di un mero esercizio di divertimento personale su cui non ho ancora deciso nulla, pur occhieggiando da tempo un autore che amo
64 | GRooVEback005
65 | GRooVEback005
Made with FlippingBook flipbook maker