Le tensioni all’interno della band aumentarono. Mike Love, in particolare, si oppose ferocemente alla direzione artistica di Smile e alla collaborazione con Van Dyke Parks. Love, abituato ai testi più diretti e commerciali, trovava i testi di Parks troppo astratti e lontani dallo stile consolidato dei Beach Boys. Questo strappo portò ad accese discussioni e minò il morale di Wilson. L’etichetta discografica, Capitol Records, premeva per l’uscita di un nuovo album, ma Wilson era incapace di dare una forma definitiva al
ambizioso dei loro sforzi precedenti, vedeva Parks scrivere tutti i testi e la maggior parte delle musiche, con Wilson che forniva le voci. L’album era un omaggio all’America rurale e ai suoi miti, offrendo un suono più acustico e riflessivo, e dimostrando che la loro intesa artistica era ancora forte. Ad ogni modo, per quasi quattro decenni, Smile rimase un’ombra nel passato di Brian Wilson, un promemoria doloroso di un progetto fallito e di un periodo di profonda crisi personale. Ma nel 2004, contro ogni previsione, Wilson decise di riprendere in mano il suo capolavoro. Con l’aiuto di Van Dyke Parks e della sua band dal vivo, Brian Wilson registrò e pubblicò Brian Wilson Presents Smile , una versione finalmente completa e coerente della sua visione originale. Il processo di ricostruzione fu un’impresa emotiva e complessa. Wilson e Parks si basarono sui nastri originali, sui testi e sugli appunti per assemblare l’album nella forma che Brian aveva sempre inteso. Diviso in tre “movimenti” sinfonici, Brian Wilson Presents Smile rivelò finalmente la struttura e la grandezza dell’opera. L’accoglienza fu trionfale, sia da parte della critica che del pubblico. Per Wilson fu un momento di catarsi e di redenzione, una liberazione da anni di tormento. Come lui stesso affermò dopo un’esibizione live dell’album, visibilmente commosso: «Ce l’abbiamo fatta!». Un esempio di genio e follia Smile rimane una delle storie più affascinanti e tragiche della musica popolare. È la testimonianza del genio musicale incommensurabile di Brian Wilson, della sua capacità di spingere i confini della composizione e della produzione, creando paesaggi sonori che erano anni luce avanti rispetto al loro tempo. Ma è anche un monito sui pericoli delle pressioni artistiche e industriali e sul tributo che la creatività può esigere da una mente sensibile. Il fatto che Smile abbia visto la luce solo molti anni dopo il suo concepimento non ne diminuisce l’impatto. Al contrario, ha cristallizzato il suo status di opera leggendaria, un capitolo essenziale nella storia della musica che continua a ispirare e ad affascinare, un ponte tra il sogno incompiuto di un giovane genio e la sua trionfale resurrezione. La genesi travagliata e la lunga gestazione di Smile sono il cuore pulsante di un album che, pur non essendo stato completato nel suo tempo, ha finalmente sorriso al mondo, rivelando la sua bellezza eterna.
progetto. La complessa struttura modulare rendeva difficile anche per gli altri membri della band comprendere la sua visione finale. La pressione esterna, le aspettative esorbitanti e i conflitti interni si sommarono ai demoni personali di Wilson, portandolo a un esaurimento nervoso. Si convinse che il progetto fosse “maledetto” e non fu più in grado di completarlo. Nel maggio del 1967, dopo mesi di lavoro intenso e sfibrante, Brian Wilson abbandonò ufficialmente Smile . Ciò nonostante, lo spettro di questo lavoro incompiuto, iniziò a perseguitarlo per quasi tutta la carriera.
La cover del doppio LP con il risultato delle sessioni di registrazione di Smile.
Le ceneri di Smile: Smiley Smile e l’eredità Il ritiro di Smile fu un colpo devastante per i fan e per l’industria musicale. Per non lasciare un vuoto, i Beach Boys, sotto la guida di Brian ma con un coinvolgimento ridotto, registrarono rapidamente Smiley Smile , un album molto più scarno e minimalista, che includeva versioni semplificate di alcune canzoni di Smile , come Heroes and Villains e Vegetables , insieme a nuovo materiale. Smiley Smile fu accolto con perplessità, incapace di reggere il confronto con le aspettative generate dal capolavoro incompiuto. Nonostante il suo mancato rilascio, Smile divenne subito un album leggendario, un “Santo Graal” per gli appassionati di musica. I bootleg delle session circolarono per decenni, alimentando il mito di ciò che avrebbe potuto essere. Molti brani di Smile furono, comunque, riutilizzati in album successivi dei Beach Boys, tra cui Surf’s Up (in Surf’s Up del 1971) e Cabin Essence (in 20/20 del 1969), mostrando la sua influenza duratura. La rinascita: Brian Wilson presents Smile Nonostante la dolorosa interruzione di Smile , il rispetto e l’affetto tra Wilson e Parks rimasero intatti. Dopo anni di silenzio creativo tra i due, la loro collaborazione rifiorì nel 1995 con l’album Orange Crate Art . Questo lavoro, un progetto più intimo e meno
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