GrooveBack Magazine 005

L’album - nelle parole dello stesso Dawson - è infatti un concept album incentrato sulle «diverse generazioni di una famiglia e su come i modelli di comportamento si ripetono». È la prima volta, tuttavia, che Dawson si avventura apertamente in un concept album , benché i suoi dischi precedenti avessero le medesime velleità. Sotto analisi ci sono le dinamiche familiari. «Penso che la famiglia sia una metafora utile per esaminare come le cose vengono trasmesse generazionalmente con le medesime dinamiche», e ancora «il tutto riguarda questi malsani cicli di violenza o sfiducia, e queste cose che vengono tramandate di generazione in generazione. I personaggi sono molto tristi, ma spero che ognuno, in ogni canzone, abbia un momento in cui in qualche modo interrompe quel ciclo o almeno inizia a scuotere la spirale». I percorsi generazionali, a tratti, toccano momenti personali dello stesso Dawson, come la sua uscita dalla depressione, raccontata nell’album 2020 nel brano Jogging , e la sua nuova passione per la coltivazione di un orto sociale nei pressi della sua città natale Newcastle Upon Tyne. Polytunnel è infatti un brano sereno, che racconta di condivisione e di riscoperta di una pratica green che contribuisce alla ricostruzione del sé. Tracce di esperienze personali, mischiate a un avvincente racconto generazionale, si trovano in Bolt, More than real e The Question . Menzione d’onore a Gondola , una struggente piccola perla.

tutta la tracklist non siamo rimasti affatto delusi. Tutt’altro! Si tratta ancora una volta di un capolavoro, che necessita di più ascolti per coglierne appieno tutta la sua profondità. Il disco, infatti, presenta una scaletta coesa e ben strutturata, priva di cedimenti e passi falsi, dove ogni brano svolge la sua funzione. Non si tratta, certamente, di un ascolto accessibile a tutti, ma di un’opera destinata, ancora una volta, a colpire al cuore (e alla testa) numerose persone, dato che il numero di fan del nostro sembra crescere di pubblicazione in pubblicazione. Le parole per un songwriter sono sempre importanti e lo sono - a maggior ragione - per Dawson, che racconta storie piccole, per così dire “domestiche”, ma importanti. Scrive di sé stesso, di quello che prova e sperimenta, della società che lo circonda e dei sentimenti di una generazione di inglesi, schiacciata fra l’estinzione delle controculture, dell’underground, della multiculturalità e la Brexit , con le ricadute economiche sui ceti meno abbienti. L’aspetto psicologico, nella narrazione del nostro, è rilevante, soprattutto in questo End of the Middle.

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