GrooveBack Magazine 005

tradotta sul pianoforte inserendo anche un mio solo personale che richiamasse un po’ quello di Blackmore. Rientrava già nelle sue corde quello stile, era già qualcosa di cui si era artisticamente nutrito. Senza dubbio. Ma negli anni ho ascoltato molto anche la musica elettronica, il progressive rock e altro. Ecco, il mio interesse spaziava. Si potrebbe dire che tutte queste esperienze ad ampio ventaglio le abbiano dato una marcia in più? Certo queste esperienze, questa tendenza all’apertura verso altri generi musicali, nella vita accademica mi hanno portato a comprendere ancora meglio cosa volevo fare. Oltre alla musica colta è proprio l’apertura mentale che ti consente di spaziare. Su questo tema ho un bell’aneddoto. Il corso di armonia in conservatorio si fa prettamente in forma classica. Si studiano le regole armoniche e molto altro, è una materia anche abbastanza tosta, diciamo ricca di regole da ricordare e soprattutto di esercizi da svolgere. Io quell’anno ho avuto la fortuna di essere stato da solo a frequentare il corso. Normalmente viene svolto a livello collettivo, io invece mi sono trovato da solo con l’insegnante, il sassofonista Marco Lasagna, del quale ho un ricordo bellissimo. Questo fatto ci ha consentito di avanzare col programma in modo molto spedito; quindi, avanzava tempo e ci siamo messi ad analizzare brani diversissimi tra loro, oltre a tutto il programma didattico classico da svolgere. Ovviamente, siamo arrivati a brani di musica pop e rock. È stata un’esperienza fenomenale. Potrei dire che da lì, forse, si è accesa la miccia, la volontà di creare musica mia, è partito questo mio percorso e ho deciso che non volevo limitarmi a eseguire brani di classica nel senso stretto del termine; non mi bastava più, volevo comporre, avevo l’esigenza di sentire qualcosa di mio esplodere e di comunicare le mie emozioni. Per quanto io abbia un rispetto totale della musica classica, che tuttora studio e insegno. È un legame per la vita, ma è diventata primaria l’esigenza di comporre, di comunicare perché solo in questo modo io riesco a sentirmi libero.

Ha avuto mille influenze, insomma.

Sì, influenze. Il quadro è composto da tutte le mie esperienze musicali e sull’approfondimento di svariati generi musicali che ho praticato anche con collaborazioni esterne. Sono comunque collaborazioni che afferiscono a musica seria, dal mondo classico al mondo pop, dal mondo rock al mondo delle musiche da film. Tengo sempre a precisare un aspetto importante: è un’influenza che io reputo positiva, perché è un’influenza che parte da me stesso. Oggi siamo abituati a sentir parlare di influencer e confondiamo l’essere influenzati da qualcuno con fare tesoro delle proprie esperienze. Reputo spesso l’esistenza di questi influencer , che ci abbindolano con il loro linguaggio, con le loro scelte, un’esperienza alquanto negativa per l’essere umano per la propria mente; c’è il rischio di imparare a essere incapaci di scegliere. Come l’avvento dell’intelligenza artificiale: tutte queste cose

Il particolare gioco di luci che il musicista vicentino adotta nei suoi concerti.

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