GrooveBack Magazine 005

di Lugo di Vicenza, grazie alla grande ospitalità di Christian Malinverni, custode di questa grande opera.

con la propria testa. È come se una penna iniziasse da sola a scrivere di testa sua... Bisogna sempre distinguere questo concetto di influenza. Io sono padrone di me stesso. Sono io che decido cosa mi piace e cosa non mi piace.

Ma poi è arrivato il Covid...

Torniamo al Conservatorio...

E anche il mondo artistico si è fermato, io in primis come quasi tutti gli artisti. Questo mi ha segnato, mi ha portato a uno stop, uno stop molto lungo. Dico la verità, questo periodo mi ha messo un pochino in crisi. Mi ha trasmesso incertezza per il futuro, paura, ansia e sicuramente questi sentimenti non sono adatti per me a portare un artista a comporre. Anche quando il Covid è passato, ci ho messo un po’ a riprendermi.

Mi sono diplomato con il Maestro Antonio Tessoni, tra l’altro ex allievo di Bruno Canino, grandissimo concertista a livello mondiale, col quale poi mi sono perfezionato. Ho dapprima conosciuto Tessoni come un fantastico insegnante, una persona d’oro col quale sono ancora in contatto. C’è un rapporto di stima e di amicizia meraviglioso, anche perché proprio lui mi ha portato a maturare come studente; oltre che con Bruno Canino, ho avuto l’occasione di perfezionarmi con il Trio di Trieste per la musica da camera. Il conservatorio ti prepara la via, ma dopo c’è la vita lavorativa, tu devi creartela e quindi c’è bisogno di entrare in contatto con un mondo che fa musica. Il vero musicista che era in me è uscito dopo gli studi del conservatorio; finire il percorso è solo l’inizio di un qualcosa che tanti finiscono, ma poi magari intraprendono un’altra carriera.

Life, un viaggio verso un’acquisita maturità

L’ultimo album Life del pianista Roberto Jonata, compositore new classic , denota rispetto ai precedenti un nuovo passo verso una maturità compositiva ed esecutiva, sin dall’apertura con Comeback . Ma non è uno stravolgimento: nel disco si può apprezzare appieno il pianismo di Jonata. Così, Eclipse to dawn e, soprattutto, Destiny , mostrano un’intensità emotiva indirizzata al futuro, che prende al passato per costruire qualcosa di nuovo. Si torna quasi subito al consueto stile con The darkness , per scivolare a occhi chiusi nella

L’incontro con Marco Lincetto è stata una svolta.

Sì, l’ho conosciuto proprio in occasione della registrazione del mio primo CD classico di musiche di autori del Novecento, da Skrjabin a Bartók e Prokof’ev, perché mi sono rivolto a lui per la registrazione. Nulla di più, Lincetto ha registrato e il disco è uscito per un’altra etichetta discografica. Dopo alcuni anni, quando ho cominciato a pensare di produrmi, l’ho contattato per chiedergli se potesse registrarmi Colors , che io considero il mio primo vero e proprio CD, e Marco ha colto l’occasione per proporsi come produttore e uscire per Velut Luna, che era già un’etichetta affermata. È, nel suo circuito di mercato, l’etichetta con la “E” maiuscola, a mio parere. Aver avuto questa proposta da Marco Lincetto per me è stato un inizio col botto perché comunque non me l’aspettavo; io pensavo semplicemente ad autoprodurmi, mentre invece lui ci ha visto lungo e da lì è nato questo sodalizio che tanto mi ha dato, è stato il mio esordio che è sfociato e si è rafforzato ancora di più col passare del tempo. Prima con Infinity , il gradino successivo che ha segnato, lo posso dire, un’affermazione notevole. In questo disco è contenuto un brano che è arrivato ormai a oltre dieci milioni di streaming da quando è stato pubblicato, ossia Blu profondo . È stata un po’ una sorpresa, però è stato ovviamente piacevole.

successiva Life’s joy . Ma è solo un attimo ed eccoci con Existence a nutrirci di epicità e maestosità. Tra passato e futuro War , mentre Silent streets ci porta sulle strade deserte del periodo Covid. You and me non poteva che essere una delicata dichiarazione per la persona amata, mentre Glass reflections riflette una malinconia autunnale che ci conduce all’invernale Shadows . Il finale, come in ogni album di Roberto Jonata, ci presenta una personale rilettura di un brano di altri autori. Questa volta si tratta di Carry on… Jon di Ritchie Blackmore, dedicata dal chitarrista all’amico ed ex collega Jon Lord, con il quale ha trascorso un lungo periodo nei Deep Purple. Dal punto di vista musicale ed esecutivo, si apprezza la sensibilità di Jonata nei suoi fraseggi, ben supportata dalla registrazione del produttore Marco Lincetto di Velut Luna, che costringe l’ascoltatore a sedersi accanto al pianoforte a coda (uno Steinway & Sons D274) che si materializza per magia nella sala d’ascolto. S.R.

E poi è arrivato Shape, il concept...

Sì, un omaggio a quello che è il fautore dell’intera città di Vicenza: Andrea Palladio. Da vicentino, mi sono sentito spinto a omaggiare il grande architetto, mi sono raffigurato ogni luogo che lo riguardava, sono andato a visitare diversi posti, mi sono lasciato ispirare. Non è la storia di Palladio, non è quella delle sue opere, ma sono le mie sensazioni visitando i luoghi di Palladio. Non per niente il video del singolo Red shape è stato girato nella sua prima opera, a Villa Godi Malinverni

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