GrooveBack Magazine 005

Anche perché nel frattempo si è messo a dirigere un’Accademia, la Kroma Music Academy, a Camisano Vicentino. Sì, dopo le fatiche di tenere lezioni online durante il lockdown , anche il post Covid mi ha costretto a ridisegnare il modo di gestire la mia scuola. In più, c’è stato anche il discorso che... mi sono sposato con Nadia, la mia compagna. Ma sentivo la necessità di illustrare questo periodo, anche se c’è voluto tempo per ridisegnare le sensazioni. Avevo tutto nel cassetto, finché ho trovato la volontà di aprirlo. Mi sono guardato indietro e mi

sono detto: “Quale miglior termine può definire il mio passato recente dall’ultimo disco, che è stato Shape a oggi?” ed è stata appunto la parola “vita”, “Life”. Volevo esprimere il ritorno alla vita, la mia vita che è tornata, ma al tempo stesso quella di tutti noi, con tutta la disperazione del periodo, l’ansia del rinnovamento, i momenti tragici ma anche meravigliosi che ne sono venuti. È un viaggio personale, ma anche universale, a mio parere. Parla di me, ma parla anche di tutti. Parla della vita semplice di tutti noi, di tutti i giorni, cose che vedi incontrando le persone, parlando, confrontandoti.

Apriamo un altro capitolo: le collaborazioni.

Sono sempre stato molto aperto alle collaborazioni, come artista ho ricevuto e ricevo molte richieste, ma non le accetto tutte, perché sono abbastanza selettivo: il progetto deve convincermi oppure è uno parallelo che nasce da una mia iniziativa, come quello dei Kinéma, un quartetto d’archi e pianoforte, col quale ho pubblicato un album di soundtrack ; abbiamo rielaborato per questa formazione le classiche musiche da film e dei colossal cinematografici. I Kinéma esistono ancora, sono... latenti perché ogni elemento ha preso strade separate, ma siamo ancora in contatto, ci vediamo, ci sentiamo. Ma prima o poi...

Un discorso a parte merita il lavoro con Hevia.

Sì, senza dubbio. Sono entrato in contatto con il famoso suonatore di cornamusa asturiano tramite il suo manager italiano e da lì è nata un’amicizia, prima di tutto, poi una stima lavorativa reciproca e infine una collaborazione che sta andando avanti ancora adesso. A quel tempo, i suoi live erano orientati all’utilizzo della chitarra elettrica. Con il mio avvento, il gruppo è cambiato perché lui non aveva un tastierista, aveva appunto un chitarrista e quindi ho dovuto riprendere in mano i suoi brani e traslarli verso le tastiere e il pianoforte. Della full band dei tour che si tengono in Italia, fanno parte anche altri due artisti vicentini, Giulio Zanuso alla batteria e Andrea Balasso al basso, con i quali abbiamo costruito il live set insieme con Maria José, la sorella di Hevia, alle percussioni. Ho partecipato anche alla realizzazione del suo ultimo album di qualche anno fa, Al son del indianu , nel quale ho registrato al pianoforte Volver al Bolero e anche arrangiato Asturias Chachachá , brano ispirato ad Asturias (Leyenda) di Isaac Albéniz.

Il prossimo passo di Roberto Jonata quale potrebbe essere?

Ci sto sinceramente pensando: il prossimo passo probabilmente vedrà la partecipazione di più musicisti nel mio prossimo disco, cosa rara perché sono un abitudinario e i miei dischi di solito prevedono il solo pianoforte. Ora sto pensando sinceramente di aprirmi a una formazione. E vediamo, appunto, come si concretizzerà. Probabilmente parliamo dell’anno prossimo per l’uscita, sempre assieme a Marco Lincetto e Velut Luna. E tante sono le fonti di ispirazione, bisogna scegliere quella giusta, almeno quella che tu senti giusta per te. In quel momento.

Roberto Jonata con il suonatore di cornamusa asturiano Hevia, con il quale ha dato avvio a una fruttuosa collaborazione musicale.

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