GrooveBack Magazine 005

per far parte della Miles Band. A quel tempo ero già nel giro da un paio d’anni con varie formazioni, ma incoraggiato da Gil Evans decisi di rimanere a New York. Con tutte le band che c’erano all’epoca, grandi e piccole, il momento risultava fortemente stimolante dal punto di vista musicale e tutti sembravano gravitare nell’ open space di Gil. Tutti influenzavano tutti, mentre Charlie Parker era l’ influencer numero uno per tutti noi». In quegli anni, Charlie Parker e Dizzy Gillespie rimodulavano il sistema relazionale fra i musicisti mettendo al bando le vecchie regole sintattiche del jazz e operando una revisione del vernacolo tradizionale, attraverso differenti stili armonici e inedite regole d’ingaggio. Qualche tempo dopo, Mulligan cedette alle lusinghe dell’eroina, ma una giovane art director , Gail Madden, cercò il baritonista per aiutarlo a superare la dipendenza. Gail sognava di allestire un gruppo di «ricerca creativa», sperando di utilizzare Max Roach, George Wallington e Mulligan, il quale raccontò di lei come di una donna straordinaria, avanti anni luce rispetto al suo tempo, la quale utilizzava il «condizionamento del sonno» e che, alla fine, lo guarì perfino dalla depressione. Così, a partire degli anni Ottanta, Mulligan riprese a risalire la china attraverso una serie interminabile di collaborazioni a vari livelli, anche in Italia: ricordiamo, ad esempio, quella con Enrico Intra. Come già accennato, quando il baritonista in quartetto fissò su nastro i takes di Nocturne era una vera autorità in campo jazzistico e tutte le sue uscite costituivano un evento. Per questo ed altri motivi, il doppio vinile pubblicato ora dalla Red Records assume una notevole valenza, sia sul piano musicale ed esecutivo sia da quello storico. Per l’occasione, Mulligan al sax baritono fu accompagnato da Harold Danko al pianoforte, Dean Johnson al basso e Ron Vincent alla batteria, ribaltando una sua più tradizionale visione del jazz che lo aveva visto sempre protagonista in piccoli combo pianoless . L’album si apre con The Flying Scottsman , che smentisce chiunque abbia mai pensato che Mulligan fosse un musicista «freddo», sei minuti giocati su una perifrasi bebop a grande velocità e con ornamenti di riff perforanti e cambi di passo, in cui Gerry insiste spesso sul registro alto dello strumento, mentre la retroguardia lo incoraggia non facendo prigionieri. Lonesome Boulevard , contenuta nell’omonimo album del 1990, in cui Mulligan ripropone una decadente ma intrigante atmosfera da jazz orchestrale anni Trenta, coadiuvata da un piano che a tratti si muove su un terreno quasi stridente. In Curtains , sempre dall’album del 1990, risorge l’anima del Mulligan balladeer , che fa del sax un’arma di seduzione di massa, mentre il costrutto sonoro mostra delle impennate ricche di moderato swing , a cui basso e pianoforte aggiungono cromatismi e ornamenti accordali. La B-side si apre con uno dei marchi di casa Mulligan, Line For Lyons , riportata in auge con stile ed eleganza, ma sempre fedele alla partitura originale - per la serie squadra vincente non si cambia - sebbene nella fase improvvisativa il baritonista, seguito a ruota dei sodali, si conceda qualche digressione. My Funny Valentine , nel suo afflato notturno, diventa un coacervo di emozioni che si sciolgono sotto la campana del baritono, senza che nessuno abbia a rimpiangere la tromba di Chet Baker, suo compagno di merende in qualche lontana stagione della vita. A Gift For Dizzy è un rotolante bop scandito con moderazione, che si trasforma davvero in un regalo per le orecchie degli astanti, con il suo surplus melodico a facile combustione e un’ottima retroguardia che innesca il racconto del band-leader , vergato quasi attraverso in un

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