NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89
Consiglio Europeo di ribadire che la decarbonizzazione del continente non debba essere vincolata a singole soluzioni imposte (come l’esclusività dell’elettrico o dell’idrogeno), ma debba restare aperta a diverse opzioni tecnologiche, ha generato reazioni contrastanti. Da una parte, questa posizione è stata accolta con favore dal mondo industriale e da vari governi nazionali, i quali rivendicano l’autonomia strategica nel selezionare i percorsi più efficienti per l’abbattimento delle emissioni. Dall’altra, tuttavia, alcune coalizioni politiche e organizzazioni ambientaliste esprimono il timore che tale apertura possa tradursi in un rallentamento del processo di uscita dai combustibili fossili, specialmente in assenza di traguardi precisi
e rigorosi parametri di sostenibilità. A fare da cornice a questo confronto resta la preoccupazione diffusa in Europa di sostituire la storica subordinazione alle fonti fossili con una nuova dipendenza strutturale dalle tecnologie straniere e dalle materie prime critiche necessarie alla transizione. In questo scenario, l’instabilità geopolitica in Medio Oriente ha scosso profondamente i mercati dei combustibili, riducendo le forniture e gravando su economie e consumatori, con un potenziale calo del PIL mondiale stimato in oltre 220 miliardi di dollari. In risposta, l’International Energy Agency ha attuato la più imponente immissione di riserve petrolifere di emergenza della
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