I l morbo di Alzheimer non è una semplice fatalità. Qual è il suo rimedio? La prevenzione del declino cognitivo non dipende da una ricetta miracolosa, né da un singolo fattore, ma da un’interazione tra ecologia cerebrale globale, stimoli intellettuali, attività fisica, legami sociali e sonno. Per «allenare» il cervello, conviene privilegiare le novità? Non tutte le attività si equivalgono. I cruciverba preservano dei circuiti esistenti, ma li sollecitano in maniera ripetitiva. Al contrario, imparare una lingua, a suonare uno strumento o a utilizzare un software sono attività che attivano simultaneamente memoria, attenzione, coordinamento e riflessione. Questa complessità, soprattutto quando è legata a una novità, favorisce la creazione di connessioni neuronali e mantiene in buono stato la nostra materia grigia. Il cervello non ama le routine e progredisce quando si confronta con cose nuove. Un’attività lo protegge solo dal momento in cui richiede un autentico coinvolgimento. L’indicatore chiave non è la difficoltà assoluta, ma la sensazione di essere «leggermente sotto tensione». Un lieve affaticamento mentale, degli errori, una necessità di adattamento sono sintomi che indicano che il cervello sta lavorando in maniera utile. Quando le cose sono troppo facili si annoia, mentre se sono troppo difficili si scoraggia. È ancora possibile imparare in età avanzata? La plasticità cerebrale, ovvero la capacità di mantenere e rinnovare la rete neuronale, non sparisce con l’età. Di certo rallenta, ma
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