manca un po’ il fiato ma si riesce comunque a parlare. In parole povere, raggiungere circa il 60/70% della propria frequenza cardiaca massima basta per ottenere dei benefici. Qui è la regolarità ad essere indispensabile. Spesso tra quindici e venti minuti al giorno sono più efficaci di due sessioni intensive settimanali, perché il cervello beneficia di una stimolazione frequente. Esistono tipi di movimento che sono più efficaci di altri? Camminare nel bosco, ballare o giocare a tennis sono attività che combinano movimento, orientamento e anticipazione e mobilitano le reti cerebrali più di esercizi monotoni come la cyclette. E chi è davvero allergico allo sport può sforzarsi a compiere qualche esercizio sfruttando le azioni della vita quotidiana. Ogni movimento conta. Ad esempio, vale sempre la pena di alzarsi in piedi regolarmente, camminare mentre si parla al telefono o prendere le scale invece dell’ascensore. L’importante è spezzare i lunghi periodi di inattività che fanno male al corpo e soprattutto al cervello. Le relazioni sociali agiscono come un baluardo emotivo. Qual è l’impatto degli altri sulla nostra salute? Il cervello è un organo sociale. Relazioni profonde e regolari hanno un impatto superiore ai contatti superficiali. Anche incontrare sconosciuti è stimolante, perché obbliga ad adattarsi, decodificare, imparare. Vale la pena di impegnarsi in un’attività associativa o intergenerazionale a qualsiasi età. In effetti, la sensazione di utilità che ne deriva svolge un ruolo biologico concreto, modulando gli ormoni dello stress e riducendo così l’ansia e i meccanismi infiammatori nei tessuti nervosi. Lo scambio di opinioni, nei limiti del rispetto reciproco, stimola più della semplice conversazione, perché attiva l’argomentazione, la flessibilità cognitiva e la regolazione emotiva. Inoltre è utile anche moltiplicare le interazioni microscopiche (dialogo tra vicini, attività regolari, telefonate), che permettono di mantenere una densità sociale senza stancarsi. Anche in questo caso, la regolarità conta più dell’intensità. Lei attira l’attenzione sulla manutenzione dei sensi. Cosa intende? Per negligenza o civetteria si dimentica spesso di controllare gli organi sensoriali, in particolare quelli dell’udito. Eppure una perdita uditiva non corretta favorisce il ritiro dalla sfera sociale. Il disimpegno che ne consegue riduce la stimolazione cognitiva e accelera il declino. Un apparecchio acustico non previene quindi solo il declino cognitivo legato all’età, ma anche l’Alzheimer.
Si dice spesso che il sonno è in grado di «fare piazza pulita» nel cervello. Ci spieghi il concetto. Di notte, il cervello attiva il sistema glinfatico, una rete di drenaggio che elimina i rifiuti metabolici, in particolare la proteina beta-amiloide all’origine del morbo di Alzheimer. Durante il sonno profondo, lo spazio tra i neuroni si allarga, facilitando questa «circolazione» pulente. Qualche notte cattiva ha un effetto transitorio sull’attenzione e la memoria, ma l’accumulo di disturbi del sonno nel corso degli anni favorisce il declino cognitivo e le malattie neurodegenerative. Qual è la sua opinione sui sonniferi? Spesso le benzodiazepine, ovvero i sonniferi principali, sono accusati di favorire il morbo di Alzheimer, ma il dibattito è ancora aperto. Le benzodiazepine inducono il sonno, ma spesso ne alterano la qualità riducendo la fase profonda. Ed è proprio questa fase che fa «piazza pulita» nel cervello. Il loro utilizzo prolungato deve quindi essere prudente e controllato. In definitiva, prevenire il declino cognitivo consiste nel mantenere il cervello attivo, ovvero imparare, muoversi, scambiare e conservare una buona capacità di recupero grazie al sonno. È in questa dinamica globale che si può costruire giorno dopo giorno la migliore resistenza all’invecchiamento cerebrale.
rimane. Cominciare una nuova attività a 70 anni resta qualcosa di benefico. Il fattore determinante non è l’età, bensì la regolarità e l’impegno. Per riattivare la voglia di imparare, si deve rafforzare il percorso ponendosi obiettivi modesti, con una progressione visibile e dando valore ai successi, perché la motivazione nasce dal sentimento di essere competenti. Anche la vita sociale svolge un ruolo fondamentale: imparare insieme ad altre persone riduce la paura e rinforza il coinvolgimento. Quali sono gli stimoli migliori, quelli digitali o la carta stampata? La questione è quantomai attuale. I contenuti digitali brevi stimolano un’attenzione di tipo frammentario, quindi allenano la reattività, ma solo limitatamente la profondità. Al contrario, leggere a lungo attiva la memoria, la comprensione e una concentrazione prolungata. La sfida non è eliminare gli schermi, ma farne un uso attivo invece che passivo. L’attività fisica è il carburante dei neuroni. Qual è la dose ideale? Il mantenimento della massa muscolare è essenziale per il buon funzionamento del cervello. I muscoli sono organi endocrini, che secernono miochine con un effetto antiinfiammatorio e neuroprotettivo. Il rafforzamento della muscolatura partecipa indirettamente alla salute cerebrale a qualsiasi età. Il movimento stimola la produzione di molecole neuroprotettive come le BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor, una proteina naturale che «concima» il cervello), che favoriscono la sopravvivenza e la plasticità dei neuroni. È sufficiente uno sforzo moderato come una camminata rapida, quando alla fine
Il cervello non ama le routine e progredisce quando si confronta con cose nuove. – Dott. O. de Ladoucette Medico psichiatra e geriatra, presidente e fondatore della Fondazione per la Ricerca sull'Alzheimer in Francia
ELITENESS 2026 | Vitalità
45
Made with FlippingBook Digital Publishing Software