le radici degli eucalipti rilasciano infatti composti aromatici e fenolici che possono interferire con la germinazione o lo sviluppo delle specie concorrenti. Queste molecole si accumulano nel terreno quando le foglie cadono e si decompongono, contribuendo a creare un ambiente chimico poco favorevole ad altri vegetali. Gli oli essenziali, responsabili anche del caratteristico profumo delle foglie, partecipano a questo complesso sistema di interazioni tra piante e suolo. In questo modo gli eucalipti riducono la competizione e assicurano alle proprie giovani piantine uno spazio più libero in cui crescere.
All’Orto Botanico dell'Università di Roma Tor Vergata, nel “Giardino dei Popoli”, è possibile osservare diverse specie di eucalipto che mostrano la straordinaria varietà di forme di questo genere: cortecce lisce o fibrose che si sfaldano in placche colorate, foglie giovanili spesso tonde e glaucescenti, foglie adulte lunghe e falcate e coloratissimi fiori. Accanto al loro valore ornamentale e alla storia della loro diffusione nel Mediterraneo, queste piante offrono anche un esempio affascinante delle sottili dinamiche chimiche che regolano la convivenza tra specie. Gli eucalipti non sono però gli unici “chimici” del regno vegetale. Il noce, Juglans regia , produce dalle radici una sostanza chiamata juglone che può interferire con la crescita di molte piante erbacee e arboree. Anche alcune salvie mediterranee, come Salvia officinalis e Salvia rosmarinus , rilasciano composti volatili e rizotossine che contribuiscono a mantenere attorno ai cespugli zone relativamente prive di vegetazione.
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