e a comprendere che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana. È anche un modo per ricordare che la tecnologia, quando viene rimessa dentro relazioni solidali, può ridurre distanze invece di aumentarle. Il 17 giugno, dunque, è stato l’avvio di un percorso che vorremmo rendere stabile, facendo dell’università un laboratorio di cittadinanza attiva, nel quale problemi complessi possono essere affrontati anche attraverso soluzioni semplici, ben organizzate e condivise. In ogni cassetto può esserci un telefono dimenticato e, dentro quel telefono, può nascondersi una possibilità concreta per qualcun altro. Donare un cellulare significa allora molto più che liberarsi di un oggetto inutilizzato; significa contribuire, con un gesto semplice, a riconnettere una vita.
vita dei dispositivi, riducendo rifiuti elettronici e promuovendo una logica di economia circolare. La collaborazione con l’Oratorio del Caravita e le reti di solidarietà cittadine è essenziale, perché la generosità, per produrre davvero impatto, deve incontrare organizzazione. Non si tratta semplicemente di raccogliere oggetti, ma anche di verificarne il funzionamento, garantire la cancellazione dei dati, prepararli alla donazione e inserirli in relazioni di accompagnamento e fiducia, per farli arrivare a chi ne ha effettivamente bisogno. Un’università non è soltanto un luogo in cui si trasmettono competenze. È anche una comunità capace di educare alla responsabilità, mostrando con i fatti che l’innovazione sociale nasce quando conoscenza, relazioni e cura del bene comune si incontrano . Donare un vecchio telefono significa imparare a guardare diversamente ciò che si possiede, a riconoscere il valore nascosto negli oggetti
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