ricerca di equilibrio è la spinta del mondo: in fondo è la natura stessa che ci dice che l’atomo isolato è un’eccezione, un’anomalia, e che la stabilità, nelle relazioni di qualsiasi tipo, si raggiunge quasi sempre attraverso la condivisione o lo scambio di qualcosa che porti vantaggio ad entrambe le parti o al nuovo sistema generato. Cosa spinge due elementi chimici o di altra natura (ad esempio persone in un contesto sociale) a incontrarsi, relazionarsi e connettersi formando, nel migliore dei casi, un legame molto stabile e difficile da rompere? È l’energia, messa in gioco per trasformare il paradosso della “solitudine atomica” nello stato di ordine della materia complessa, la principale driving force che unisce atomi, molecole e non solo. E i legami chimici, in qualche modo, possono rappresentare la sintassi con cui comprendere le connessioni che tengono assieme (o in alcuni casi dissolvono) le relazioni umane: nel legame covalente, dove gli atomi mettono in condivisione i propri elettroni, si crea una connessione e un’unione così forte e stretta da produrre molecole, come il DNA, con funzioni di fondamentale importanza quali permettere la vita degli esseri viventi. E non è proprio il legame covalente che ci insegna che è possibile confrontarsi alla pari con l’altro grazie alla condivisione, e scoprire che insieme si può essere migliori se entrambe le parti cedono qualcosa di proprio per un bene comune più grande? E se è vero che “gli opposti si attraggono” in fondo stiamo parlando di legame ionico, che è il responsabile della formazione di cristalli di sale ad esempio, strutture solide, ordinate
e perfettamente geometriche. Questa attrazione tra cariche di segno opposto (un atomo cede un elettrone, l’altro lo accoglie) ci mostra come anche donando qualcosa di proprio all’altro, si può creare una connessione forte e longeva. Ma le connessioni chimiche non sono solo "forti" o permanenti, poiché la forza di un sistema non deriva solo dalla rigidità dei suoi legami, ma anche dalla capacità di creare connessioni leggere, dinamiche e capaci di adattarsi al cambiamento. E i legami deboli come il legame idrogeno, o ancor meno le cosiddette interazioni deboli ovvero connessioni fragili, effimere, facili da spezzare, quasi assimilabili ad una veloce stretta di mano, possono essere responsabili invece della formazione di sostanze di importanza vitale come l’acqua o il già citato DNA stesso. In fondo, se non immaginassimo tutte queste connessioni alla base di tutto ciò che ci circonda, la vita per come la conosciamo oggi, diventerebbe solo un coacervo di atomi incapaci di comunicare tra loro.
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