SPECIALE MECCANIZZAZIONE PER IL VIGNETO 2026
finata in un limbo legislativo, frenata dal recepi- mento della direttiva europea SUD (2009/128/CE) che vietava l’irrorazione aerea, equiparando im- plicitamente un drone da 30 kg a un elicottero o a un aereo agricolo. Tuttavia, il 2026 segna un pun- to di svolta atteso da tempo. In Italia, il quadro è cambiato radicalmente con l’entrata in vigore del Decreto Semplificazioni (Legge 182/2025). L’intro- duzione del nuovo Articolo 13-bis ha finalmente aperto una finestra sperimentale di tre anni per l’impiego dei droni nei trattamenti fitosanitari. Non si tratta di un “liberi tutti”, ma di un percorso regolamentato che riconosce al drone lo status di strumento di agricoltura di precisione. Come evidenziato da Donato Rossi , delegato di Confa- gricoltura per le politiche agromeccaniche: «L’u- tilizzo dei droni in agricoltura non può più essere considerato una sperimentazione, ma una realtà tecnologica matura. Chiediamo che il nuovo PAN superi l’equiparazione tra irrorazione aerea tra- dizionale e quella tramite droni: il drone lavora a pochi metri dal suolo con una deriva quasi nulla». Al momento, l’intero settore è in attesa del de- creto attuativo interministeriale Agricoltura, Am- biente, Salute, Infrastrutture (la cui approvazione, inizialmente annunciata per fine maggio, è data ora per imminente) che dovrà definire le modali- tà operative precise, le distanze di sicurezza e le colture ammesse, così da consentire l’avvio della fase sperimentale prevista dalla norma. Dal punto di vista del pilota, la complessità rima- ne elevata. Non basta infatti il classico “patentino” per droni consumer poiché, data la natura del carico (prodotti chimici) e il peso delle macchi- ne (spesso sopra i 25 kg), le operazioni rientrano quasi sempre nella categoria Specific di EASA, ri- chiedendo analisi del rischio rigorose (SORA) o il rispetto di scenari standard (PDRA). Il vero collo di bottiglia rimane l’autorizzazione dei formulati, che devono riportare esplicitamen- te in etichetta l’autorizzazione per la distribuzio- ne tramite drone (che richiede test specifici su deriva e concentrazione). La direzione è però tracciata: l’Europa, attraver- so la proposta “Food & Feed Safety Omnibus”, sta spingendo per scorporare definitivamente i droni dall’irrorazione aerea tradizionale, riconoscendo che volare a due metri dalle viti è, a tutti gli effetti, un’estensione dell’agricoltura di precisione terre- stre. OLTRE IL FILARE: LA SFIDA DELLA VITICOLTURA ESTREMA L’ultima frontiera dei droni si gioca laddove l’agri- coltura si fa “eroica”. Nel progetto ligure Hero-Vi- ne, che coinvolge realtà come il Cersaa (Centro di Sperimentazione e Assistenza Agricola del- la Camera di Commercio Riviere di Liguria) e il Parco delle Cinque Terre, il drone è diventato lo strumento chiave per preservare i terrazzamenti storici. Come sottolinea Marco Lucch i, presiden- te di Coldiretti La Spezia: «La viticoltura eroica è
un patrimonio prezioso, e l’adozione di strumenti di precisione ci aiuta a mantenerlo produttivo e sostenibile, rispettando i vincoli dei terreni terraz- zati». Gli fa eco Sandro Bordigoni , presidente del Con- sorzio di tutela dei vini dei Colli di Luni, eviden- ziando come queste tecnologie rappresentino l’unica via per evitare l’abbandono di territori ver- ticali, dove la fatica umana e i costi dei trattamen- ti manuali sono diventati insostenibili. L’ALTERNATIVA OLTRE CONFINE: IL DESERTO DEL NEGEV, I TERRAZZAMENTI DELLO YUNNAN (CINA) E I FILARI QUASI VERTICALI DELLA MOSELLA Ma lo sguardo va anche oltre i confini nazionali. Emblematici gli scenari delle zone aride, come nel deserto del Negev, dove i droni vengono utiliz- zati per gestire lo stress idrico estremo, irrorando biostimolanti solo quando i sensori multispettrali rilevano i primi segnali di sofferenza della pianta, risparmiando ogni singola goccia d’acqua in eco- sistemi dove la risorsa idrica è più preziosa dell’o- ro. Altrettanto significativi, sul fronte della geografia estrema, sono gli esempi che arrivano dalle pen- denze vertiginose della valle del fiume Mekong, nello Yunnan (Cina), o tra i filari quasi verticali del- la Mosella in Germania: qui i velivoli ad ala rotante sono diventati l’unico baluardo contro l’abbando- no della viticoltura d’alta quota. In questi contesti internazionali, dove la pendenza supera spesso il 60-70% e i macchinari tradizionali non hanno di- ritto d’accesso, le flotte di droni automatizzati ge- stiscono la protezione delle colture volando a filo della vegetazione, dimostrando come la tecnolo- gia sappia farsi millimetrica per salvare i presidi agricoli più fragili del pianeta.
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