FERRUTENSIL APRILE 2026

ATTUALITÀ

MATERIE PRIME IN TEMPESTA: LA CRISI DEL GOLFO SCUOTE L'INDUSTRIA ITALIANA Alluminio, acciaio, vernici, plastica e materiali da costruzione sotto pressione. Associazioni di categoria chiedono interventi urgenti al Governo mentre la Banca d'Italia rivede al ribasso le stime di crescita.

I l conflitto nel Golfo Persico sovrapposto alle problematiche legate ai dazi commerciali de- gli USA ha innescato una reazione a catena che oggi investe l'intero sistema produttivo ita- liano. Petrolio oltre i 100 dollari al barile, noli marittimi in impennata, forniture incerte e listini rivisti giorno per giorno: il fronte delle materie prime è diventato il principale campo di battaglia per migliaia di imprese manifatturiere, edili e di-

maria si è ridotta di circa un terzo, mentre la di- sponibilità dei Paesi del Golfo - ora interrotta - copriva tra il 15 e il 20% del commercio interna- zionale. A questo si aggiunge il blocco pressoché totale delle forniture russe, che valgono tra il 12 e il 15% della produzione mondiale. La Cina, pur rappresentando circa il 47% del totale globale, destina quasi interamente il proprio metallo al mercato interno. E l'India, a causa del raziona- mento delle forniture di gas, ha fermato la pro- duzione. La manifattura europea risente così del duplice effetto della carenza di billette e del caro- energia. Sul versante dell'acciaio, le difficoltà han- no una matrice diversa ma ugualmente pesante. L'introduzione piena del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) ha tradotto le ambizioni green dell'Europa in tasse all'importazione e con- tingentamenti severi - con imposte del 50% oltre le soglie previste - misure concepite per proteg- gere i residui produttori europei dai costi degli ETS (Emission Trading System), ma che rischia- no paradossalmente di mettere fuori mercato le aziende metalmeccaniche del continente, costret- te ad approvvigionarsi ad alto costo mentre com- petono con semilavorati importati da acciaio molto più economico. Petrolchimica, vernici e plastiche La filiera petrolchimica è quella dove le tensioni si manifestano con maggiore violenza. Secondo una survey di Anie Confindustria condotta su oltre duecento aziende associate, più della metà delle imprese segnala incrementi rilevanti dei costi di trasporto (57%) e delle materie prime (53%), mentre il 74% indica ritardi nelle conse- gne. Gli aumenti nella filiera possono raggiun- gere fino al 30% dei costi complessivi delle lavo- razioni, con i conglomerati bituminosi, gli asfalti e i prodotti per ripristini tra i materiali più colpiti.

stributive del Paese. Il quadro macroe- conomico elabora- to dalla Banca d'Ita- lia non lascia spazio all'ottimismo: nello scenario di base i prezzi del petrolio si collocano a 103 dollari al barile e quelli del gas natu- rale a 55 euro a me- gawattora nella me- dia del secondo trimestre, mentre l'inflazione al con- sumo è stimata al 2,6 per cento nel 2026, principal-

mente per effetto del brusco rialzo dei prezzi delle materie prime. L'andamento dell'attività econo- mica dipenderà in misura cruciale dalla durata del conflitto e dalle conseguenze sulla produzione e sui flussi di trasporto delle materie prime. Alluminio e acciaio Tra i comparti più esposti figurano quelli dei me- talli di base. Per l'alluminio, la crisi si sovrappone a una fragilità strutturale che affligge l'Europa da anni: negli ultimi anni la capacità produttiva pri-

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