INTERVISTA
questa impostazione. È inevitabile però che, in una situazione del genere, alcune sovrapposizioni abbiano generato qualche mal di pancia. Al di là dei grandi gruppi nazionali, in Italia operano numerose insegne di dimen- sioni medie e regionali. Quali sono oggi i loro principali punti di forza? La conoscenza del territorio e il rapporto di fiducia con il cliente sono due asset molto importanti. Si tratta di elementi che queste realtà riescono spesso a svi- luppare particolarmente bene e che rap- presentano ancora oggi un vantaggio com- petitivo. Di contro, queste catene si trovano ad affrontare alcune sfide importanti, a partire da quella del passaggio generazio- nale. Non sempre è facile garantire conti-
retail alimentare appare oggi più avanti, anche perché esiste inevitabilmente una maggiore attenzione del consumatore verso gli alimenti che consuma. In generale, però, la sostenibilità sta maturando. Se inizialmente era soprattutto uno strumento per comunicare le buone pratiche aziendali, oggi esistono regole e strumenti che con- sentono di misurare e rendicontare con- cretamente il lavoro svolto. Resta comunque un ambito che dipende molto dalla sensi- bilità dei singoli imprenditori. Inoltre ri- chiede una progettualità di medio-lungo periodo: sono attività che incidono anche sulla cultura aziendale e che difficilmente possono essere sviluppate con una logica di breve termine. Ma quando le imprese devono fare i conti con forti pressioni sui costi e sui margini, investire in iniziative ambientali importanti diventa inevitabil- mente più complesso. Un altro nodo chiave, nel retail, riguarda lo sviluppo delle competenze degli addetti... La formazione è fondamentale, per più ragioni. Il primo aspetto riguarda la cono- scenza del prodotto. La passione, cioè, nasce anche dalla comprensione: se non conosco il prodotto che vendo, difficilmente riuscirò ad appassionarmene e a trasmettere competenza al cliente. Un secondo ele- mento riguarda la relazione tra addetto e cliente. Occorre lavorare contemporanea- mente sulle competenze tecniche e sulle capacità relazionali. L'addetto deve saper fornire risposte autorevoli, ma deve anche essere in grado di costruire un rapporto di fiducia. Un terzo tema è quello delle com- petenze tecnologiche. Oggi strumenti come l'intelligenza artificiale non possono essere ignorati, perché amplificano le possibilità di interazione con il cliente e possono sti- molare il processo di acquisto. In sintesi, la formazione deve svilupparsi su tre di- rettrici fondamentali: la competenza tecnica sul prodotto, la capacità di costruire una relazione di fiducia con il cliente, la co- noscenza degli strumenti tecnologici. n
nuità alle imprese fa- miliari, anche perché si tratta di un lavoro impegnativo, che ri- chiede disponibilità nei fine settimana e una presenza costan- te, aspetti verso cui le nuove generazioni mostrano una sensi- bilità diversa. L'altra grande sfida
La conoscenza del territorio e il rapporto di fiducia con il cliente sono due asset molto importanti. Si tratta di elementi che le insegne di dimensioni medie e regionali riescono spesso a svilup- pare particolarmente bene.
riguarda l'evoluzione del mercato. In pas- sato il campo di gioco era il negozio fisico; oggi è diventato multimediale. Per questo motivo anche le realtà territoriali devono sviluppare competenze digitali e adattarsi a un contesto sempre più omnicanale. Passiamo ora ad affrontare un altro argo- mento a lei caro: la sostenibilità. Come sta evolvendo questo tema nel retail? Negli ultimi tempi si è registrato un certo rallentamento. Alcune revisioni normative introdotte a livello europeo - come il pac- chetto Omnibus che punta a semplificare e alleggerire gli obblighi di rendicontazione della sostenibilità per le imprese - hanno contribuito a raffreddare il dibattito. Tuttavia ritengo che il tema tornerà a crescere. Il
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