Come stanno evolvendo i modelli distributivi e le strategie di sviluppo nel brico? C'è una tendenza, ormai non recentissima, che ha modificato il mercato. Per molto tempo si è pensato che "grande fosse bello" e che i big box rappresentassero il modello ideale. Oggi non è più così scontato. Entrano in gioco fattori come il tempo necessario per raggiungere il punto vendita e, naturalmente, l'impatto di internet. Detto questo, il grande formato mantiene ancora diversi punti di forza. Nel bricolage la messa in scena del prodotto continua ad avere un ruolo impor- tante in diverse categorie, come per esempio il bagno piuttosto che l'arredo. C'è poi un tema logistico: disporre di magazzini ampi e ben forniti continua a essere un elemento di forte attrattiva sia per il cliente privato sia per quello professionale. Inoltre, per gli ap- passionati, poter trovare tutto sotto lo stesso tetto resta un valore aggiunto. Detto questo, accanto ai grandi punti vendita stanno emer- gendo anche format più compatti. A cosa pensa? Mi riferisco agli showroom, che possono svolgere una funzione interessante all’interno delle strategie di rete. Da un lato consentono di dare maggiore visibilità ai prodotti di fa- scia più alta, che spesso sono presenti nell'assortimento ma non riescono a emer- gere adeguatamente all'interno di un grande negozio. In questo modo contribuiscono anche a valorizzare il marchio dell'insegna. Dall'altro lato hanno un vantaggio legato alle dimensioni: possono essere inseriti più facilmente nei centri urbani, dove i big box trovano maggiori difficoltà. Per funzio- nare, però, devono rispondere ad almeno una di due condizioni. La prima è la pre- senza di personale particolarmente com- petente e qualificato. La seconda è quella di operare come hub collegati a un grande punto vendita: uno showroom che funzioni come punto di contatto e rappresentanza, indirizzando poi il cliente verso il negozio principale, che resta il vero riferimento commerciale e logistico.
Mauro Carchidio, manager e consulente Retail e Sviluppo Sostenibile, attualmente senior executive partner di EuMethis.
Le scelte di sviluppo della rete influenzano inevitabilmente anche gli equilibri compe- titivi. In tal senso, come interpreta il ‘caso Tecnomat’, spesso oggetto di critiche da parte dei competitor perché apre vicino ad altre insegne? Tecnomat si è affermata perché, fino a qualche anno fa, mancava una realtà capace di lavorare in modo così deciso sui volumi e sul prezzo, con una forte focalizzazione sul mondo degli artigiani e una buona ca- pacità di dialogo con i produttori. Succes- sivamente, però, l'insegna ha ampliato il
proprio raggio d'azione andando a presidiare anche aree di mercato tradizionalmente più vicine ad altri opera- tori, anche dello stes- so mondo Adeo, come per esempio Leroy Merlin. In questo sen- so si sono un po' su- perati i confini che, inizialmente, distin- guevano i due modelli.
Per molto tempo si è pensato che i big box
rappresentassero il modello ideale. Oggi non è più così, entrano in gioco fattori come il tempo necessario per raggiungere il punto vendita e l'impatto del web.
Leroy Merlin continua ad avere una voca- zione maggiormente orientata alla decora- zione, con una forte attenzione alla messa in scena e una presenza significativa di clientela femminile. Anche il successo re- gistrato negli ultimi anni da categorie come giardino e arredamento ha rafforzato
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