Matteo Ider con tutta la famiglia titolare della F.lli Mattuzzi di Rovereto. L’azienda promuove un modello di business soste- nibile, riducendo l’impatto ambientale e valorizzando le risorse, con l’obiettivo di contribuire a un futuro più pulito.
teste e visioni diverse; tuttavia, l'aver definito ruoli chiari e il fatto di essere cresciuti insieme ci permette di trasformare il confronto in cre- scita, sia personale che aziendale. Qual è il tuo ruolo nell’azienda in cui operi e quali le ambizioni professionali? Attualmente dirigo la F.lli Mattuzzi, coordi- nando l'integrazione con il Gruppo FIR. Le mie ambizioni sono legate alla crescita di que- sta acquisizione: voglio che diventi un punto di riferimento territoriale non solo per il re- cupero, ma anche per la fornitura tecnica spe- cializzata. Punto a un'innovazione che non di- mentichi le radici, ma che viaggi veloce verso la digitalizzazione. Quali ambiti dell’azienda ti appassionano? In cosa potresti dare un contributo rilevante nello sviluppo aziendale? Mi appassiona profondamente il reimpiego creativo e industriale. C’è qualcosa di quasi poetico nel trovare nuove soluzioni per recu- perare ciò che per altri è semplicemente irre- cuperabile. Vedo il rifiuto come una materia prima che aspetta solo di essere compresa: la mia sfida è scovare il valore dove gli altri ve- dono un costo. In questo, credo che il mio contributo maggiore sia la capacità di unire la visione commerciale a un'operatività figlia della mia esperienza "sul campo" nella gestio- ne dei rifiuti. Cosa vorresti cambiare nella gestione e nelle strategie attuali? Più che cambiare, vorrei accelerare l'integra- zione tecnologica. In un settore tradizionale come il nostro, l’uso dei dati e l’ottimizzazione logistica possono fare la differenza tra un’azien-
da che sopravvive e una che eccelle. Vorrei tra- smettere una mentalità dove il servizio al clien- te non si limita al ritiro del rifiuto ma diventa consulenza ambientale a 360 gradi. Quali sfide hai dovuto superare e quali pros- sime sfide ti attendono? Sicuramente la perdita di mio papà nel 2018 è stata la sfida più dura che la vita mi ha posto davanti. Vivere un dolore del genere, sposta inevitabilmente l’asticella di ciò che consideri "difficile" e questo inevitabilmente è riflesso
anche nel mondo la- vorativo. Aver supe- rato quegli anni ha creato una soglia tal- mente alta che ad og- gi qualsiasi problema aziendale, per quanto spinoso, mi appare ridimensionato. Se guardata dall'angola- zione corretta, ogni criticità professionale diventa superabile; ho imparato che non
Più che cambiare, vorrei accelerare l'integrazione tecnologica. In un settore tradizionale come il nostro, l’uso dei dati e l’ottimizzazione logistica possono fare la differenza tra un’azienda che sopravvive e una che eccelle.
serve avere paura, perché il peggio lo abbiamo già affrontato e ne siamo usciti in piedi. L’ul- timo insegnamento che mio padre ha lasciato a me e a mio fratello Francesco è proprio que- sto: affrontare le sfide che la vita ti sottopone senza timore, guardandole in faccia e, nono- stante tutto, mantenendo il sorriso. La mia prossima sfida è onorare questa forza, por- tando la Mattuzzi a essere una realtà d'eccel- lenza. n
di Alessandra Fraschini © RIPRODUZIONE RISERVATA
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