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A CIASCUNO IL SUO VALORE

di Pasquale Terracciano*

In principio era l’ axia , verrebbe da dire, cioè il valore in greco. Di axia conserviamo l’impronta nella parola assiologia, la disciplina che riflette sui valori. La storia, però, come ci ha insegnato Marc Bloch, raramente avverte quando le parole, insieme alle usanze, mutano di senso. Specie quando esse hanno plurime sfumature di significato. Axia designa a un tempo il valore morale di una persona e il valore economico di una cosa e possiede, inoltre, il significato di pregio e di merito; questa plasticità è la chiave per comprendere i mutamenti che il termine ha attraversato nei secoli. Pensiamo Aristotele. Nell ’Etica Nicomachea il filosofo chiarisce che la giustizia distributiva è un’eguaglianza proporzionale che stabilisce quanto a ciascuno spetti ad

secondo il proprio valore ( kata ten axian ) piuttosto che imporre a tutti la medesima quota. Ma qui si annida una prima difficoltà. Tutti concordano, osserva Aristotele, sul fatto che le ripartizioni debbano avvenire secondo il valore; nessuno però riconosce il medesimo valore. L’accordo formale sul principio convive così con un disaccordo sostanziale sui contenuti; chi, ad esempio, si richiama alla democrazia guarda alla libertà, gli oligarchici guardano alla ricchezza, mentre per gli aristocratici il criterio ultimo resta la virtù. L’ axia/ valore si rivela, dunque, intrinsecamente contendibile, tale che nessuna prospettiva particolare può fissarla una volta per tutte. Il punto interessante riguarda proprio quella formula, kata ten axian , che nel passaggio dal greco al latino si irrigidisce nella celebre definizione giuridica della

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*Professore associato di Storia della filosofia - pasquale.terracciano@uniroma2.it

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