di una sovrapposizione insidiosa proprio perché appare naturale e spinge a dilatare il merito, che appartiene per sua natura a sfere circoscritte, fino a farne il fattore che determina il giudizio complessivo su una persona . La dignità di una persona, il suo valore in senso pieno, resta però irriducibile alla sua utilità economica o alla sua resa quantificabile; confonderli significa impoverire tanto l’idea di giustizia quanto quella di merito, riducendo entrambe a un calcolo. Nella tradizione dell’illuminismo italiano, in autori non sempre frequentati come Giacinto Dragonetti, le ricompense legate al merito vengono pensate proprio come punto di connessione fra l’interesse del singolo e quello della collettività a beneficio della coesione sociale. la genealogia filosofica di axia /valore non è, dunque, un esercizio erudito fine a se stesso. Serve piuttosto a ricordare che tanto il valore quanto il merito, prima di essere ridotti a dispositivi di mercato o a un criterio di selezione, restano concetti filosofici complessi, nati all’interno di una riflessione sulla giustizia che ne ha sempre riconosciuto, insieme alla necessità, anche la fragilità e la contendibilità . Recuperare, seppur brevemente,
giustizia come suum cuique tribuere , il dare a ciascuno il suo, e che nel successivo passaggio dal latino al volgare, ad esempio tra gli umanisti italiani, sempre più spesso viene inteso come «dare a ciascuno secondo il suo merito». È l’originario valore che si confonde e viene talvolta sostituito, con il merito. Dalla sua genesi emerge anche la difficoltà. Così ogni volta che una comunità o un’istituzione si interroga su come distribuire risorse o riconoscimenti, riemerge la tensione individuata da Aristotele; il consenso apparente sul principio del merito, che sembra in prima battuta “naturalmente” giusto (ed è invece più scivoloso di quanto si manifesti) nasconde quasi sempre un disaccordo profondo sui criteri con cui tale merito va misurato, disaccordo che nessuna procedura cancella del tutto e che meriterebbe di essere riconosciuto apertamente, non occultato dietro un consenso soltanto apparente. Vi è, però, soprattutto un’ulteriore cautela, che riguarda più da vicino la sensibilità contemporanea. La lunga storia semantica che unisce axia a merito rischia di far scivolare silenziosamente il piano valoriale – quello della giustizia e del riconoscimento reciproco – dentro il piano del mercato, dove il valore si riduce a prezzo e a produttività misurabile. Si tratta
Fonti
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