BRICOMAGAZINE SETTEMBRE 2026

RICERCHE

per gli acquisti: il 59% degli italiani di- chiara di fare shopping prevalentemente in negozio, mentre solo l’1% si affida so- prattutto all’online. Circa il 40% adotta invece un approccio ibrido, scegliendo di volta in volta il canale più adatto in base

a quanto rilevato in altri Paesi come la Spagna (31%) e la Francia (20%). Le ap- plicazioni più diffuse riguardano il confronto tra i prezzi praticati da diversi retailer (53%), l’individuazione di offerte poco convenienti o poco trasparenti (26%) e il monitoraggio delle variazioni di prezzo nel tempo (20%). Anche l’uso dell’IA riflette un comportamento d’acquisto fortemente orientato alla verifica e alla ricerca del miglior rapporto tra qualità e prezzo. “Il consumatore oggi è molto più preparato e attento: confronta prezzi, verifica le offerte e valuta il valore complessivo di ciò che acquista. Questo cambia profondamente la relazione con brand e retailer, rendendola più dinamica e meno legata alle abitudini. In questo contesto, gli strumenti digitali – inclusa l’intelligenza artificiale – contri- buiscono ad aumentare il livello di consa- pevolezza e rendono sempre più centrale la capacità di dimostrare il valore in modo chiaro, concreto e trasparente”, ha com- mentato Marco Durante, Global VP Sales & Marketing di Shopfully .rasparente”, ha commentato Marco Durante, Global VP Sales & Marketing di Shopfully. n

al prodotto o alla co- modità. La scelta del canale varia però in base alla tipologia di prodotto: il negozio fisico resta prevalente soprattutto per ali- mentari (98%) e pro- dotti per la salute e la cura della persona (84%), mentre cate-

Gli italiani cambiano insegna per risparmiare: il 60% è pronto a farlo davanti a un’offerta migliore. Promozioni e qualità-prezzo pesano più di brand e pubblicità.

gorie come elettronica (24%) e abbiglia- mento (20%) registrano una maggiore in- cidenza degli acquisti online. L'IMPORTANZA DELL'AI CRESCE Gli strumenti di intelligenza artificiale sono già presenti anche nel processo d’ac- quisto: il 18% degli italiani dichiara infatti di averli già impiegati per supportare le proprie decisioni, un dato inferiore rispetto

In Italia quasi un consumatore su due (49%) dichiara di essere disposto a condividere i propri dati con retailer e brand in cambio di promozioni più rilevanti o sconti concreti. Un dato significativamente superiore alla media europea (29%), che conferma una forte apertura allo scambio dati-valore. Tuttavia, accanto a questa disponibilità emerge una marcata polarizzazione: il 29% degli italiani rifiuta del tutto la condivisione dei dati. Inoltre, una quota rilevante subordina il consenso a condizioni precise, come la possibilità di comprendere chiaramente come le informazioni vengono utilizzate (17%) o di gestire e revocare facilmente il proprio consenso (17%), a conferma di una crescente attenzione al controllo e alla privacy. La disponibilità a condividere dati cresce quando il beneficio è concreto e immediato; il consenso diventa quindi sempre più legato alla capacità di brand e retailer di dimostrare in modo chiaro il valore reale dell’utilizzo dei dati. Offerte e pubblicità personalizzate trovano un riscontro diffuso, ma non uniforme: infatti, il 51% degli italiani le valuta positivamente, mentre oltre un terzo (36%) le percepisce come invasive o addirittura le evita attivamente. Il dato mette in evidenza un equilibrio delicato per brand e retailer: la personalizzazione basata sui dati è efficace quando è realmente pertinente e utile nel percorso d’acquisto, ma rischia di generare rifiuto quando i contenuti non rispondono a esigenze concrete. Più che un obiettivo in sé, la personalizzazione diventa quindi uno strumento da attivare con precisione, dimostrando in modo chiaro il valore per il consumatore in ogni fase del percorso di acquisto. La privacy? Ha il suo prezzo

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