NELLA VISIONE EUROPEA IL NUOVO DIRITTO DEI DATI
di Valentina Bellomia*
Il diritto, per essere tale, deve aspirare ad essere giusto. La legge ingiusta si pone contro l’ordinamento costituito, in cui le leggi formali si inseriscono nel sistema dei principi generali espressi dalla Costituzione, in costante evoluzione. La giustizia del diritto, che il/la giurista è chiamato/a a perseguire, va valutata alla stregua dell’ordinamento vigente e della realtà circostante: il diritto, per essere giusto ed effettivo, deve essere al passo coi tempi. Nell’ottica del/la civilista, anche il contratto deve essere giusto, frutto della libera e consapevole negoziazione delle parti, in condizioni di parità di fronte alla legge, e strumento di costruzione di un mercato giusto, concorrenziale e inclusivo, in cui le parti possano realizzare i propri interessi. L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione hanno avuto un forte impatto
sul diritto civile, che si è dovuto confrontare con realtà inedite creando nuove regole o reinterpretando le regole vecchie per adattarle ai nuovi fenomeni. Ciò ha riguardato, tra gli altri, il settore dei dati personali che, tradizionalmente intesi quali qualità intrinseche della persona, che il diritto è chiamato a proteggere, sono ora concepiti anche come beni in senso giuridico, aventi un notevole valore economico e sociale, che come tali devono circolare. Fino a tempi non lontani, ragionare di contratti di scambio dei dati poteva sembrare un assurdo: i dati non erano beni negoziabili, sull’assunto che i diritti fondamentali della persona sono assoluti e
*Professoressa Associata di Diritto Privato - valentina.bellomia@uniroma2.it
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