Uninews TorVergata #in-giustizia

responsabilità. Considerare oggi queste domande significa affermare che il problema dell’oggettività della scienza è ancora attuale. Il genere entra in questa storia come una delle questioni a lungo rimaste invisibili nella scienza. Invisibile come oggetto e come soggetto. L’ingiustizia nella scienza entra non solo nelle pratiche discriminatorie ma anche nella scelta di cosa osservare, misurare e modellizzare. La fecondazione è stata a lungo descritta come un processo in cui l’ovulo è passivo e lo spermatozoo che arriva primo riesce a fecondare. Recenti ricerche hanno mostrato, al contrario, che l’ovulo è un agente attivo che, attraverso segnali biochimici e meccanismi che testano la compatibilità genetica, seleziona lo spermatozoo da cui farsi fecondare. Un altro esempio emblematico riguarda la salute. Molti modelli biofisici e biomedici sono stati elaborati utilizzando dati che riguardano solo una parte della popolazione, la parte maschile. Il valor medio con cui si confrontano i dati diventa il valore di riferimento e chi si discosta da questa media, per esempio il genere femminile, rischia di non essere visto dal modello. L’ingiustizia nasce quindi dalle assunzioni che sono state prese nella costruzione del modello, non è un errore del modello. Il ruolo dello scienziato e della scienziata è quindi, ancora oggi, interrogarsi sui limiti dei propri strumenti, sulle voci che restano fuori dai modelli e in generale sulle condizioni di produzione della scienza. Restituire visibilità alle “ingiustizie” che attraversano la produzione scientifica non è un esercizio ideologico ma il modo in cui

rendere la scienza più robusta e autorevole.

Fonti

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