DELLA INVISIBILI INGIUSTIZIE LE SCIENZA
di Alessandra Filabozzi e Velia Minicozzi*
La storia di Rosalind Franklin è spesso raccontata come la storia di un’ingiustizia individuale: una scienziata brillante il cui contributo è stato misconosciuto o riconosciuto tardivamente. Il suo caso è più interessante se si guarda a come nella scienza viene costruita l’autorevolezza.
I suoi esperimenti di diffrazione dei raggi X sono stati cruciali per comprendere la struttura del DNA: non solo l’immagine 51 ma anche le sue analisi dei dati, sebbene non avessero ancora prodotto un modello definitivo. Franklin desiderava essere sicura dei suoi dati, al di là di ogni ragionevole dubbio, prima di proporre un modello strutturale. Watson e Crick furono più arditi e grazie ai dati di Franklin elaborarono e pubblicarono un modello, verificandolo solo successivamente. Non riconobbero subito ed esplicitamente il ruolo dei dati di Rosalind Franklin per l’elaborazione del loro modello.
rimanda a una visione più ampia della scienza e del suo funzionamento. La visione comune della scienza è quella di una materia completamente oggettiva nella quale i dati parlano da soli e la soggettività non interviene. Al contrario, ogni scelta scientifica è una decisione di individui, scienziati e scienziate, che operano in un contesto culturale, sociale e istituzionale specifico in cui l’oggettività è in costante equilibrio con la soggettività. Queste riflessioni non sono nuove. Nel 1976, il libro L’Ape e l’Architetto mette in discussione l’idea di una scienza neutrale descrivendo l’attività scientifica come una pratica umana, storicamente situata, attraversata da valori, rapporti di potere e
Questa vicenda, oltre ad essere un esempio di cattive pratiche scientifiche,
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*Ricercatrice in Fisica sperimentale della materia e applicazioni - alessandra.filabozzi@roma2.infn.it, Professoressa associata di Fisica per le scienze della vita, l’ambiente e i beni culturali - velia.minicozzi@roma2.infn.it
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