di Marina Formica* In apertura
Impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale. Gli articoli 33 e 34 garantiscono la libertà dell’insegnamento e affermano che la scuola è aperta a tutti. Non si tratta di principi astratti né di enunciazioni programmatiche: sono indicazioni precise che delineano una idea di giustizia fondata non soltanto sulla sanzione, ma sulla possibilità concreta di trasformazione. È dentro questa cornice che si colloca l’esperienza dell’Università di Roma Tor Vergata negli istituti penitenziari. Dal 2006, la presenza dell’università in carcere non è stata episodica né emergenziale, ma continua, strutturata, costruita nel tempo fino a diventare un modello stabile di intervento educativo. Vent’anni non rappresentano una fase sperimentale: indicano una scelta e, insieme, una responsabilità istituzionale. Le origini di questo progetto affondano proprio in quella scelta iniziale, maturata a partire da una idea precisa di università: non chiusa nei propri spazi, ma capace di attraversare i territori e di assumere una funzione culturale e civile attiva. Portare l’università dentro il carcere ha significato fin dall’inizio riconoscere che l’accesso al sapere non può arrestarsi di fronte ai confini più rigidi della società. Fin dall’inizio, il progetto non è stato pensato come iniziativa simbolica, ma come struttura reale e continuativa. Nel tempo si è costruito un sistema capace di rendere possibile lo studio anche in
Vent’anni di Università in carcere: la giustizia che
costruisce futuro Perché portare l’università in carcere? È una domanda che, ancora oggi, rivela un fraintendimento profondo: l’idea che lo studio, per chi è detenuto, sia un privilegio, una concessione ulteriore rispetto alla pena. Ma è proprio questo il punto su cui è necessario soffermarsi. Se la pena viene pensata esclusivamente come privazione, ogni spazio di crescita appare come un’eccezione. Se invece la si interpreta alla luce della Costituzione, lo scenario cambia radicalmente. L’articolo 27 stabilisce che la pena deve tendere alla rieducazione. L’articolo 3
*Delegata del Rettore per la formazione universitaria negli Istituti Penitenziari - marina.formica@uniroma2.it
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